“La Terra tremano”
in scena a San Ginesio
FESTIVAL - Ultima tappa, il 22 settembre, per la rassegna teatrale curata da Giorgio Felicetti

“La Terra tremano”, rassegna teatrale curata dal regista Giorgio Felicetti, arriva alla sua ultima tappa: domenica 22 settembre alle 18, all’ostello di San Ginesio, una storia unica, potente chiuderà il cerchio della memoria. Mentre altrove si percepisce un’indifferenza pressoché totale su quel che è stato il 2016 e quel che oggi è la dura realtà per tante persone colpite dal sisma, La terra tremano trasmette l’urlo dei terremotati, per scuotere le coscienze degli altri.

Il regista Giorgio Felicetti
Da San Ginesio a Visso, fino a Pieve Torina, dove la scorsa domenica il festival ha fatto tappa. Anche lì, tra quelle sae che sono il presente di tanti terremotati, sì è ripetuta la catarsi, quell’antico rito collettivo di una comunità che, nell’ascolto e nella rappresentazione di se stessa, riesce a ritrovarsi. Paola, maestra di scuola, commenta così lo spettacolo: «Impossibile descrivere i sentimenti provati, il nodo allo stomaco e il groppo alla gola. Le lacrime trattenute a fatica nel ripercorrere tutto, il dolore rinchiuso dentro, lo spaesamento, il non riconoscere e il non riconoscersi più. Non è stato solo uno spettacolo, ma il più bel dono di condivisione che Giorgio Felicetti potesse farci». Una settimana intensissima, per La terra tremano, tra cinema e teatro: dopo l’allestimento teatrale nella zona sae di Pieve Torina, ci sono state giornate intere di riprese cinematografiche per il docu-film omonimo, a cura della troupe della Noura Cinema. Ed ora l’ultima tappa di questa doppia produzione artistica: San Ginesio, in quel paese dove, entrando dalla porta Picena, sei accolto da un monito di antica memoria. L’ospedale dei Pellegrini, la “domus hospitalis“ medievale, luogo di accoglienza per tutti gli antichi viandanti e gli spaesati d’un tempo.
Poco più in là, c’è l’attuale ostello: lì, nel luogo di rifugio e di prima accoglienza per gli sfollati dopo i tremendi giorni del 2016, andrà in scena lo spettacolo diretto e interpretato da Felicetti. «Sarà un riverbero, un’amplificazione della memoria – spiega il regista – raccontare questa grande storia nelle stesse stanze dove, durante i primi drammatici giorni post-sisma, tanti anziani, bambini e madri si ritrovavano a convivere. Tornare qui, dopo tre anni, sarà per tanti di loro il metter finalmente un punto. Per poter andare oltre. Per andare avanti». «Dall’ostello di San Ginesio – conclude Felicetti – si alzerà un fortissimo grido di speranza. Invitiamo tutti quelli che non sono riusciti a seguirci nelle date precedenti, per capire cosa significa assistere a questo spettacolo in mezzo alle persone che vivono nel cratere. Questo festival dei dieci Comuni del cratere è stato accolto in maniera meravigliosa. Oltre ogni nostra previsione. Vogliamo chiuderlo domenica, come una vera grande festa della memoria e del territorio».




