“La terra tremano” a Pieve Torina
prima del gran finale

FESTIVAL - La rassegna teatrale, curata dal regista Giorgio Felicetti, si avvicina al termine del suo viaggio. Ultima tappa a San Ginesio, domenica 22 settembre

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La Terra Tremano approda a Pieve Torina, domenica 15 settembre, per una tra le date più attese. Il festival sta segnando l’immaginario del cratere: ogni appuntamento rimane impresso nella memoria della popolazione, che partecipa numerosa alle rappresentazioni. Anche a Camporotondo, sabato scorso, si è vissuta un’altra giornata indimenticabile.

la-terra-tremano-2-325x183«Dopo Visso cosa potevo aspettarmi ancora – si chiede il regista Giorgio Felicetti -. Forse un calo di tensione da parte mia e di attenzione da parte del pubblico, invece, c’è stato il container-chiesa di Monte Cavallo, c’è stata tutta Ussita. Poi Camporotondo, in una palestra in cemento, unica struttura solida, e figlia di un altro terremoto, quello del ’97. Ho provato a immaginare la vita post-sisma dentro quella struttura: i lettini, le brandine, i giochi di società per gli anziani, le tombole di Natale, la ginnastica per i bambini. L’abbraccio di tutti è stato, come sempre, totale. Ogni volta è una scoperta profonda, un’esperienza che cambia anche me, nell’intimo». Tra il pubblico numeroso, c’è stato un gruppo di ragazzi europei, polacchi, inglesi, portoghesi, francesi, a Camporotondo per un campus, che porteranno con sé questa storia degli Appennini, per diffonderla nei loro paesi d’origine. Come tutti i presenti, visibilmente emozionate le rappresentanti dell’amministrazione Comunale, Daniela Tarullo e Katiuscia Nardi, che hanno vissuto sulla loro pelle il terremoto.

la-terra-tremano-3-325x183Toccante la testimonianza di uno spettatore, Michele, che ha ringraziato il regista Felicetti: «Caro Giorgio, noi ti diciamo grazie! Noi che l’abbiamo vissuta tutta, dal momento in cui per noi il mondo come lo conoscevamo è finito, dopo le “botte”: l’evacuazione, gli alberghi, il ritorno, le roulotte, l’attesa delle Sae, il volersi ostinare a credere a una parvenza di normalità. E poi il lavoro che non c’è più. Il non sapere se la tua casa è a-b-c-d-e, non sapere dove mettere quel poco da salvare dopo la sentenza: “demolizione”. Ecco tutto questo è sotto gli occhi da ormai tre anni, quotidianamente, eppure ci si abitua, e non ci fai quasi più caso». «Finché non arriva qualcuno da un palcoscenico a ricordartelo – conclude Michele – e lo fa con semplicità e allo stesso tempo con veemenza, con dolcezza, ma forza, e ti rimette davanti tutto. Facendoti sanguinare la ferita e risentire un dolore che non sentivi da tempo, troppo tempo, perché quella ferita si cerca di evitarla. Io ti ringrazio. Mi sbilancio a dire: a nome di tutti, che se oggi quella ferita è tornata a sanguinare e fa ancora male, è perché siamo ancora vivi! Grazie ancora». Ma il viaggio del festival prosegue, in un luogo profondamente simbolico di Pieve Torina: la nuova zona Sae, in località Le Piane. Saranno le stesse soluzioni abitative d’emergenza le protagoniste dello spettacolo. Presente anche la troupe della Noura Cinema, per girare parte del docu-film su su “La terra tremano” e filmare luoghi e persone dell’Appennino. Poi, il gran finale del festival , domenica 22 settembre, a San Ginesio.

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