Festa di Santa Sperandia:
430 gradini di speranza verso l’eremo
CINGOLI - La grotta meta di fedeli che si appellano alla benedettina. Ieri è andato a ringraziare anche Enrico Melchiorri dopo il terribile incidente senza conseguenze occorso al figlio Federico, il calciatore del Perugia
Festa per la patrona di Cingoli ieri in località Roccaccia, zona di confine con San Severino e Treia. Tanta partecipazione per la tradizionale ricorrenza religiosa in onore di Santa Sperandia nella grotta che è raggiungibile solo a piedi dopo aver percorso 430 scalini. Sperandia nacque a Gubbio intorno al 1216 e morì a Cingoli nel 1276 nel monastero delle Benedettine dove si ritirò dopo lunghi anni di permanneza in questa grotta. La sua vocazione fortemente avversata dalla famiglia, si manifestò a 9 anni, peregrinò per l’Appennino umbro-marchigiano alla ricerca di una vita ascetica densa di mortificazioni. Molto abile come pacificatrice, è però particolarmente venerata per le sue capacità taumaturgiche. Come ricordato in un lapide donata dai benefattori Giovanni Carnevali di Pollenza, Gino Apollinari di Serralta ed Enzo Bedini di Treia nel 1979 la grotta é stata sistemata con la pavimentazione in pietra, i muri parapetto e la scalinata di accesso 40 anni fa. La costruzione della cappella può esser fatta risalire al 1800. Tra i tanti che si affidano alla santa anche Enrico Melchiorri, il papà del calciatore del Perugia Federico. Ieri ha percorso i 430 scalini in segno di ringraziamento per l’esito dell’ incidente automobilistico occorso al figlio rimasto miracolosamente illeso. A raccontare la storia dell’eremo Sandro Carnevali figlio di Giovanni, già capo dei vigili urbani di Pollenza che ha fatto i lavori di sistemazione delle Grotte.
(Foto di Luciano Carletti)







