Lo Verso trionfa ad Urbisaglia,
grande abbraccio con il pubblico

TAU - Oltre 800 spettatori per le "Metamorofosi", in cui passato e presente si intrecciano. L'"Ovidio" si concede al termine dello spettacolo ad un mare di selfie: «Voglio tornare qui con una stupenda scenografia»

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Enrico Lo Verso ad Urbisaglia

 

di Maurizio Verdenelli (foto di Marco Ribechi)

Una città in amore. Urbisaglia, il teatro romano strapieno (800 presenze, record dell’antico impianto) si scioglie nell’abbraccio con il seduttivo Enrico Lo Verso. Più che Publio Ovidio Nasone, il cantore delle celebri Metamorfosi, è lui il gladiatore vincente della 30esima edizione del teatro classico antico.

Enrico-Lo-Verso-Urbisaglia-3-325x217 Disceso nell’arena, pardon dal palco, lo Spartacus eroe di tante storie di mafia e del sequel del giovane Montalbano, e da tre anni interprete pirandelliano dallo straripante successo, si concede a centinaia di selfie. Circondato dalle spettatrici in estasi e madri di famiglia, che gli dicono di averlo ammirato al Lauro Rossi di Macerata in “Uno, nessuno e centomila”. «Ricordi, Enrico?» Lui fa sì con il capo. Il suo conterraneo Luigi (come già l’altro grandissimo siciliano Andrea Camilleri) gli sta dando giusta fama nei teatri di tutt’Italia. Dal 2016, 400 recite, 280mila spettatori, computa l’attore giustamente soddisfatto mentre lentamente si esaurisce il rito della “foto con” nell’arena dei gladiatori by Publio Silva Nonio Basso, eversore degli Zeloti, dove non era mai assolutamente consentito al gentil sesso d’avvicinare i vincitori.

Enrico-Lo-Verso-Urbisaglia-12-325x217Narciso è stato il protagonista dell’ultima storia interpretata con la scaletta musicale del virtuoso Mirko Signorile, e la danza della talentuosa Marilena Martina (in rosso desiderio interpretando la scatenata Pizzica) e per il Edmund Kean palermitano, dopo l’abbraccio collettivo con il pubblico, la battuta è d’obbligo: «Una storia proprio datata quella del bellissimo che non amava Eco e le ninfe ma solo la sua immagine». E lui: «Davvero! Io invece le abbraccerei tutte!». E fa l’atto con le braccia strette a sé! Ma poi, recuperando il pur accogliente aplomb: «Urbisaglia è stata per me una grande sorpresa. Quante persone! Tutte attente e partecipi! Spero di tornare l’anno prossimo» e fa il gesto della preghiera verso l’assessore Cristina Area, presente insieme al sindaco Francesco Paolo Giubileo. Cristina gli ricorda allora il passato glorioso di Urbs Salvia/ Pollentia, città imperiale e pure padre Georg Ganswein, il segretario dei due papi, arcivescovo della citta, «seppure non sia troppo presente», aggiunge con un sorriso naturale, l’assessore strafelice per questo gran finale.

Enrico-Lo-Verso-Urbisaglia-11-325x217Mentre Lo Verso si rende conto della grande occasione scenografica mancata, guardando il posto come se fosse la prima volta, rivolto verso l’alberata ex scalinata (nuda di marmi dal tempo remoto, in cui i monaci li rimossero per costruire la vicina abbadia di Fiastra). L’attore, lanciato da Amelio, Placido e Scola, pensa già alla prossima estate di teatro classico: «Quelle piante sono tutte da illuminare, uno scenario unico. Quest’arena deve vivere insieme con gli spettatori come un mercato virtuale, con i venditori di zucchero filante ed altri». Un’idea siciliana, una Ballarò della sua Palermo, nel cuore dell’ex capitale della Quinta Regio romana: non male. Sul palco è rimasto soltanto Signorile, nonostante le sollecitazioni ad unirsi anch’egli alla festa collettiva nell’ideale abbraccio con gli spettatori. Lo Verso ci scherza sopra: «Il pianista dell’oceano che non ha varcato». Marilena Martina invece è tra il pubblico, sorridente, rispettosa, a qualche passo dal Maestro. Ma “Quale Cesare o nessuno?”, la magia, innescata da quella inaspettata e senza precedenti, discesa dal palco dopo lo standing ovation con il pubblico, resta ininterrotta anche durante l’intervista.

Enrico-Lo-Verso-Urbisaglia-7-325x217Chiedo provocatoriamente, Ovidio va bene, con i suoi tormenti dopo il “carmen sive error” che lo condussero in esilio a Tomi, dove poi non se la sarebbe passata troppo male, ma con il presente cosa c’azzecca, considerati i riferimenti presenti nel promo dello spettacolo? C’entra eccome! Aracne è la giornalista russa Anna Stepanovna Politkovskaja, uccisa dal potere di cui rivelava gli inganni come la mitica traditrice. Callisto, sedotta da Giove e brutalizzata da Giunone, è la classica vittima della violenza di genere ante litteram. Narciso, la solitudine umana attuale, la mancanza di dialogo e di reale accoglimento. E l’Olimpo infine rappresenta le eterne lobbies mondiali, un’unica classe dominante incurante dei bisogni degli uomini come gli stessi dei, tesa solo al soddisfacimento dei propri interessi e desideri. Può bastare? Sì.

Enrico-Lo-Verso-Urbisaglia-14-325x217«Con la regista (Alessandra Pizzi, traduzioni di Nicola Pice, ndr) di volta in volta decidiamo quali delle 300 Metamorfosi interpretare. Solo dopo si va in scena. Un leggio, un pianoforte, Marilena… e un po’ la Luna come qui ad Urbisaglia. Così Ovidio dalla Romania torna tra noi, a Roma, a palazzo e nei decumani». Ma è tempo già di smontare l’ultima scena. La promessa/preghiera di tornare il prossimo agosto è ormai stipulata in brevis. La stagione urbisalviense va in archivio con un bilancio trionfale. La direttrice è quella indicata da Cristina Arrà, al timone ancora e meritatamente dopo il cambio di amministrazione, e Lo Verso (maiuscole proto) è quello giusto!

 

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Cristina Arrà, Maurizio Verdenelli ed Enrico Lo Verso (f0t0 Anna Maria Cecchini)

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Enrico-Lo-Verso-Urbisaglia-9-325x217La recensione di Marco Ribechi

L’emozione di ascoltare storie senza tempo in un luogo che è sopravvissuto alla forza dei millenni. E’ una fortuna di cui non tutti possono disporre quella di assistere a uno spettacolo di teatro antico nello stesso spazio che per questo fu concepito. Sul suolo di Urbs Salvia già nell’epoca che fu dei romani le mura dell’antico teatro devono aver vibrato al suono dei versi possenti di Ovidio e delle sue Metamorfosi, strali di poesia altissima e universali, riproposti da un’eccellente Enrico Lo Verso nella magia della notte. Silenzio nell’aria, un cielo stellato sopra il capo e alberi curvati verso il centro come a voler ascoltare più attentamente le parole dell’attore divenuto incarnazione dell’antico poeta fanno da splendida cornice alle parole, più antiche dei vangeli, che intatte sono arrivate fino a noi.

Enrico-Lo-Verso-Urbisaglia-17-325x217“Eppur con la poesia non si mangia” ripeteva in una litania, terribilmente attuale, il padre di Publio Nasone, che però pur senza l’assenso paterno è senz’altro entrato sæcula sæculorum nell’Olimpo della letteratura plasmando, con le sue parole, la cultura con cui ancora oggi si muove il nostro pensiero. Nei miti, greci e romani, tutto diviene poesia e ogni cosa ha un’anima che va al di là della materia per diventare spirito. Che sia un ragno, un fiore bianco, un albero o una costellazione sempre c’è la profonda identità, metà mortale e metà divina, che ne giustificano l’esistenza, il rispetto e la venerazione. Niente è d’uso all’uomo ma tutto insiste in una cosmogonia superiore all’umano stesso.

Enrico-Lo-Verso-Urbisaglia-8-325x217Così Lo Verso, mirabile cantore dalla profonda espressività, accompagnato al piano da Mirko Signorile e alle danze da Marilena Martina, sviscera alcuni dei miti di Ovidio in cui la sofferenza è sempre seguita dalla capacità di rinnovarsi in continuazione, così come vuole la metamorfosi. Il racconto in lingua latina del mito della lotta epica tra Apollo e Pitone con cui il dio prende possesso di Delfi traghetta gli animi nel passato antico dove le narrazioni parlano di Apollo e Dafne, Dedalo e Icaro, del ratto di Proserpina per mano di Plutone, dello stupro di Callisto ad opera di Giove, della tela di Aracne, e della morte di Narciso.  Tutto è sublime, tutto è sofferenza e tutto è catarsi in uno spettacolo che come da tradizione antica abbina danza, parole, musica ed espressività. Toccante sono le note quasi minimali che escono dal piano e dal sintetizzatore così come coinvolgenti le danze della splendida ballerina che con pochi costumi e senza scenografia riesce perfettamente a rendere i drammi e le rinascite dei protagonisti. Particolarmente a suo agio, da leccese verace, nel racconto di Aracne che accompagna con una frenetica taranta con drappo e gonna rosso fiammeggiante.

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