Splendido concerto di Cristina Renzetti
fermato per qualche goccia
URBISAGLIA - Nell'anfiteatro antico la cantante stava offrendo una valanga di emozioni con brani italiani, brasiliani e originali quando, dopo una leggera pioggia, il tecnico ha deciso di mandare tutti a casa su ordine dell'amministrazione comunale

Cristina Renzetti
di Marco Ribechi
Un magnifico concerto con una strepitosa cantante interrotto non dalla pioggia ma da un fonico troppo zelante su ordine dell’amministrazione comunale. Succede anche questo purtroppo all’antico anfiteatro romano di Urbisaglia nell’ultima data della rassegna Notturna organizzata dall’associazione Appassionata, dove sono bastate due gocce di presunta pioggia per bloccare un concerto di rara bellezza e mandare a casa un pubblico pagante nonostante le ripetute proteste e le grida di chi, giustamente, faceva notare “Ma ha già smesso”.

Cristina Renzetti
Non c’è stato verso, il tecnico del suono aveva già ricevuto la decisione che la si doveva chiudere lì e così è stato. Un vero peccato perché l’artista di Terni Cristina Renzetti, che aveva iniziato il suo spettacolo da poco meno di un’ora, aveva già stupito il suo pubblico incantandolo più di una volta con una pioggia di emozioni, questa sì reale, e ricevendo scroscianti applausi al termine di ogni pezzo eseguito in maniera più che magistrale. Veramente una bravissima cantante e interprete capace di regalare emozioni da pelle d’oca nonostante la sua esibizione solista, accompagnata da una chitarra e da semplici percussioni. Ma la vera perla rara in suo possesso è una voce capace di toccare tutte le corde dell’animo umano, calda, potente, sottile, allegra, dolorosa e malinconica. Soprattutto malinconica visto che il suo variegato e mai banale repertorio attinge molto dalla saudade brasiliana mista all’allegria del samba dove però il senso di mancanza alla fine domina sempre sulla pazzia di un Carnevale destinato a terminare presto.

Lo stage del concerto
Il filo conduttore di ogni brano, che fosse italiano, brasiliano o originale, è sempre stato quello del viaggio, della partenza e del ritorno, del distacco dal suolo natio o dell’arrivo in un nuovo mondo con tutte le incognite del caso. Un concerto che oltre al lato musicale aveva una forte componente culturale con pezzi scelti, oltre che per la loro bellezza, per raccontare le esperienze degli uomini. Brani che potrebbero essere insegnati in ogni scuola di lingua italiana in giro per il mondo. Forte anche la componente autobiografica come la stessa artista spiega all’inizio dell’esibizione: «La mia vita è sempre stata nomade – dice Renzetti – con la mia famiglia abbiamo cambiato varie città e ora la mia casa è questa voce e questa chitarra. Oggi però, in queste terre colpite dal terremoto, ho anche riflettuto sul significato di chiamare casa un luogo ferito». E Casa è appunto il titolo del suo pezzo che apre un mosaico di suoni e colori. Il primo pezzo brasiliano è di Caetano Veloso, uno dei mostri sacri della musica mondiale, si tratta di Os Argonautas, i navigatori per eccellenza della mitologia greca che a bordo della nave Argo vanno alla ricerca del leggendario vello d’oro. «Il testo si collega a questo luogo straordinario che sapevo essere magico ma non pensavo così tanto – dice la cantante – il ritornello recita un motto romano, ‘è necessario navigare, non è necessario vivere’ coniato, secondo Plutarco, da Gneo Pompeo che guarda caso era proprio di queste zone».

L’artista
Il pezzo successivo è un medley che unisce Ritals di Gianmaria Testa, una musica salentina delle donne lasciate a casa mentre i mariti partono per cercare fortuna e un brano dei migranti italiani in Brasile, Merica Merica: «Il primo, Ritals, è come i belgi chiamavano i migranti italiani a causa dell’incapacità di pronunciare la erre francese – spiega la cantante – il secondo racconta che l’America che smembra le famiglie è la rovina della casa mentre l’ultimo è un inno di tutti i migranti, soprattutto veneti, arrivati nel nord del paese sudamericano». Il successivo cammeo parla invece di amore accostando Giorgio Gaber con il brano “Non arrossire” a un altro monumento del Brasile, Chico Buarque de Hollanda e la sua Tatuagem. La capacità di Cristina Renzetti di cantare in portoghese è straordinaria con una pronuncia perfetta unita a tutto lo spirito sentimentale verdeoro. Passano ancora pochi brani tra cui un altro di Giammaria Testa e Retrato em Branco e Preto di Chico Buarque e Tom Jobim e sono ancora grandi applausi ed energia a non finire. Ma a questo punto lo scherzo del cielo che, dopo qualche lampo in lontananza, a Civitanova era in corso un acquazzone, butta sul pubblico pochissime goccioline di pioggia. La cantante è pronta a proseguire, gli spettatori non si sarebbero alzati neanche sotto una tormenta di neve tanto era bello lo spettacolo a cui stavano assistendo ma il fonico irreprensibilmente dopo aver ricevuto un ordine di alt, incrociando le braccia come se fosse la fine del mondo, blocca tutto lasciando in sospeso un evento che meritava di continuare. “Esta feito de açúcar?”, cioè “Sei fatto di zucchero?” avrebbero gridato dei brasiliani se fossero stati presenti, a ricordare un motto tipico per prendere in giro chi ha paura della pioggia. Ma le luci erano già accese e la bellezza della serata si era già trasformata in tristezza e disappunto. Per scoprire più dettagli su Cristina Renzetti e le sue prossime date consultare il sito personale dell’artista.
