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La lunga notte dei pellegrini
«E’ stata dura, il cuore resta contagiato»
«Qui è nato l’amore, ora siamo sposati»

MACERATA-LORETO, IL REPORTAGE - Trenta chilometri al fianco dei fedeli: dallo stadio Helvia Recina fino alla Santa Casa. Entusiasmo alla partenza, esplosione di gioia all'arrivo: diverse le testimonianze. Dalla coppia di Tolentino che si è innamorata in una delle precedenti edizioni al detenuto di Padova in regime di semilibertà che ha coronato il suo sogno
domenica 9 Giugno 2019 - Ore 12:45 - caricamento letture
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La marea dei fedeli in marcia

 

di Giacomo Gardini (foto di Federico De Marco)

«Non sarai più solo, mai» recitava il motto di questa edizione del pellegrinaggio. E i fedeli, soli, non lo sono stati mai davvero. Già al momento della partenza, le luminarie disposte tutt’intorno guidano i loro primi passi, mentre una grande “M” disegnata da lucine ricorda la presenza della Vergine Maria, vigile sulla processione. L’entusiasmo è incontenibile sin dai primi minuti, quando i pellegrini intonano i canti tanto attesi. E all’arrivo è un’esplosione di gioia, diverse le testimonianze (in coda al pezzo): da Sara e Andrea, la coppia di Tolentino che ha trovato l’amore, coronato dal matrimonio, proprio in una delle edizione del pellegrinaggio fino al detenuto in regime di semilibertà che ha coronato il suo sogno.

«Camminerò con voi», ha ricordato Papa Francesco durante la sua telefonata allo stadio Helvia Recina di Macerata, e così è stato. Come un comandante alla guida del suo esercito di fedeli, la sua voce risuona in quella di ciascuno dei presenti. Il verbo stesso delle fede si coniuga attraverso le tante testimonianze di vita dei presenti. Come quella di Massimiliano, detenuto nel carcere di Padova, in regime di semilibertà, che ha finalmente realizzato il suo sogno: «Da quando sono costretto in prigione – spiega – ho sentito spesso parlare del pellegrinaggio. Io e la mia compagna abbiamo deciso di venire, per assaporare un’esperienza unica. Non è stato facile essere qui, come potrete immaginare: per questa ragione ringrazio la Vergine Maria che mi ha voluto qui con lei». Storie di un presente difficile, o di un passato tormentato, come quello di Paolo, ospite della comunità Pars, che ha finalmente trovato il coraggio di guardare in faccia i suoi demoni: «Ho commesso così tanti errori – racconta – mentre tutto intorno a me crollava a pezzi. Non avrei mai creduto in una via d’uscita, eppure la fede e l’amore degli operatori che accolgo quotidianamente hanno dato un senso tutto nuovo alla mia vita. Grazie, infinite volte grazie a Dio e ai miei compagni di viaggio». E poi c’è Asmed, ragazza italo-siriana, che seppur musulmana, affronta ormai il cammino da tre anni: «Ad ogni mio primo passo, mi sento una goccia in un fiume di fede e di speranza – ammette commossa -. Prego per la pace della mia amata Siria e rivolgo un pensiero di amore fraterno a tutti i cristiani».

 

Giunti alle Piane di Potenza, uno striscione accoglie i pellegrini: «Non farti trascinare giù – recita – cammina sicuro. Il Signore non ti abbandona mai». Ed è proprio nel nome del Signore che i cori si avvicendano, sempre più alti, per mettere da parte la stanchezza e incedere nel bene. «La vera caduta è rimanere a terra e non lasciarti aiutare», esorta Giancarlo Vecerrica, vescovo

emerito di Fabriano-Matelica e fondatore della manifestazione. «Un plauso ai grandi eroi di questa notte – ricorda alle porte di Sambucheto -, e cioè gli amici dell’Unitalsi, che guidano il cammino di tutti i nostri fratelli in carrozzina». Una folla di curiosi, ai lati della strada, saluta la fiumana umana mentre in paese viene esposto il Santissimo. Il cammino però non può fermarsi: una preghiera veloce, un semplice gesto di devozione, e via, si riparte. Dopo aver superato lo stabilimento della “iGuzzini”, che ha rischiarato la via con un augurio speciale, un momento di raccoglimento a dir poco toccante.

Il ricordo vola dritto fino alle vittime della tragedia di Corinaldo e alla 17 enne olandese, Noa Pothoven, che, oppressa dal peso degli abusi subiti, ha lasciato che la sua fiamma si spegnesse. Ora che a fare da traccia al cammino sono le dolci colline recanatesi, il poeta Davide Rondoni rievoca le magiche atmosfere dei componimenti di Giacomo Leopardi, e in particolare L’infinito. «Una poesia prodigiosa, magnetica – commenta entusiasta -, in cui il vento si alza, svelando un segno biblico. Siamo fatti di infinito, per l’infinito: è soltanto guardando ciò che non si vede che si può fare l’esperienza dell’abbandono all’eterno». Gli applausi scroscianti terminano giusto in tempo per la consegna delle fiaccole, a San Firmano, che illumineranno l’ingresso in città dei pellegrini. E mentre don Giancarlo Vecerrica grida: «Vogliamo essere fuoco e luce, per rischiarare il cammino», lo sguardo dei fedeli si fissa al cielo.

Esplodono i fuochi d’artificio, in un arcobaleno di colori, che per circa una ventina di minuti ha anticipato l’imminente luce del giorno. Arriva l’aurora, che inonda di tinte tenui il paesaggio, e insieme a lei la tanto desiderata colazione. Una fetta di ciambellone, un bicchiere di tè caldo o caffè bollente ed ecco il via alle salite che preparano all’arrivo. Luciano Regolo, condirettore di Famiglia Cristiana, incita i pellegrini nel momento del bisogno: «Anch’io sono pellegrino come voi. Ogni nostro cammino, ogni suo singolo passo è una metafora di vita, raccontava papa Giovanni Paolo II. Allora stringiamoci forte e accorriamo alla Santa Casa». Il morale dell’esercito è ormai alle stelle, e gli ultimi metri del salitone rivelano la sorpresa più grande: Loreto è qui. Dopo i selfie di rito, il coro di voci si alza più forte che mai, galvanizzato dalle parole del vescovo di Macerata Nazareno Marconi: «Cantate forte, svegliate la città: tutti devono sapere del vostro arrivo». E allora le decine di migliaia di voci diventano una sola voce, impossibile da ignorare: «Esiste una casa soltanto, ed è quella di nostro Signore».

LE TESTIMONIANZE ALL’ARRIVO: 

 

Michele Grande e Isabella Biarese, Como

 

MICHELE GRANDE E ISABELLA BIARESE (da Como) – «Siamo venuti a conoscenza del pellegrinaggio per via dei racconti di alcuni nostri amici. La foga e la passione che trapelavano dalle loro parole ci hanno convinti a venire. Quella di oggi è stata la nostra prima volta. Un’avventura epica nel nome della fede: decine di migliaia di fedeli uniti da un unico obiettivo, da un solo credo. Camminare fianco a fianco per arrivare fin qui, alla Santa Casa, con il peso della vita di tutti i giorni. Abbiamo 4 figli: abbiamo scritto una preghiera per ognuno di loro, da gettare nel braciere votato alla Vergine Maria. È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta!».

 

Edoardo Borgi, Torino

 

EDOARDO BORGI (da Torino) – «È la mia quarta Macerata-Loreto. Ormai si tratta di un appuntamento fisso, che amo condividere con la fraternità di Comunione e Liberazione. Questo pellegrinaggio è un’esperienza di fede e di popolo, una manifestazione autenticamente popolare. Bambini, giovani, anziani: non esiste alcuna differenziazione anagrafica, culturale o di censo. Siamo qui per la fede, siamo qui per Dio».

 

Sara Mercorelli e Andrea Giorgetti, Tolentino

 

SARA MERCORELLI E ANDREA GIORGETTI (da Tolentino)«Il pellegrinaggio ha recitato un ruolo fondamentale nelle nostre vite. Io e Andrea ci siamo fidanzati proprio in occasione della prima marcia percorsa insieme, nel 2005. La nostra storia d’amore nasce da qui, fino ad arrivare al matrimonio di due anni fa. Siamo arrivati ormai alla dodicesima edizione, e non abbiamo alcuna intenzione di fermarci. Anni fa eravamo un gruppo nutrito di persone a partecipare, poi sempre meno. Oggi, nonostante fossimo soltanto noi due, abbiamo portato le preghiere di tutti i nostri cari e amici».

Irene Casali, Loreto

IRENE CASALI – «Quello di quest’anno è il mio secondo cammino. È stato suggestivo, proprio come ogni volta, ma la prima… beh, la prima non si scorda mai. Ricordo ancora quando da piccina mi davo da fare ai banchetti della colazione o del caffè: la marea dei fedeli in marcia è un’immagine che ha segnato tutta la mia infanzia. Poi, finalmente, il mio primo pellegrinaggio. Pura magia, un’esperienza che non ha eguali. Il cuore ne resta contagiato in maniera indissolubile».

 

Mattia Ciminari, Loreto

 

MATTIA CIMINARI – «Non essere soli, mai, vuol dire disporre della forza, del coraggio, di chi ti sta accanto, proprio nei momenti di maggiore difficoltà. Il pellegrinaggio ne è un esempio: non importa quanto sia impegnativo il cammino, ci sarà sempre una spalla pronta a darti sostegno. Un sorriso amico che dice: «Sono qui per te». Ho 23 anni, ma sono già al il mio ottavo cammino: faccio parte della pastorale giovanile e sono un fervente praticante. In Dio ho trovato conforto sempre, incondizionatamente. Questo è il mio modo per dirgli “Grazie!”.

L’arrivo a Loreto

La dedica di “iGuzzini” ai fedeli

 

Lo striscione alle Piane di Potenza

La marea dei fedeli a Loreto: l’abbraccio della Santa Casa (FOTO) «Non sarai più solo, mai»

La telefonata di Papa Francesco «Avanti e coraggio pellegrini» (FOTO-VIDEO)

Macerata-Loreto, l’abbraccio tra Asmae Dachan e il cardinale Bassetti (VIDEO)



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