Fiume Potenza,
in arrivo 3 milioni:
messa in sicurezza e ripulitura
INTERVENTO finanziato con i fondi europei legati al terremoto e riguarda il tratto che va da Fiuminata a San Severino

Dai fondi europei Por Fesr legati al terremoto arrivano oltre tre milioni di euro, che sono stati destinati all’intervento di messa in sicurezza e ripulitura del Potenza, nel tratto che va dalle sorgenti, a Fonti di Brescia di Fiuminata, sino al Ponte Sant’Antonio, a San Severino.
Le modalità di intervento ed i lavori previsti, sono stati illustrati ieri pomeriggio a sindaci e tecnici comunali dei territori interessati, dall’assessore regionale alla Protezione civile Angelo Sciapichetti, insieme all’ingegnere Vincenzo Marzialetti, dell’ex genio civile della Provincia di Macerata ed i suoi collaboratori. «Si tratta di un intervento importante, che una volta che sarà messo in atto può definirsi storico – spiega Matteo Cicconi, sindaco di Pioraco – da decenni non si interviene sul letto del fiume. L’incontro è servito per delineare i punti importanti sui quali si interverrà, nel corso dei lavori tra San Severino e Fiuminata. La posizione funzionale della Regione redigerà il progetto, si dovrà poi completare l’iter procedurale ed amministrativo necessario, auspichiamo che i lavori possano partire prima possibile. Ringrazio la Regione che ha voluto condividere il progetto con i territori, Unione Montana e Comuni, con risorse notevoli di oltre tre milioni di euro». Secondo quanto spiegato agli amministratori locali nell’incontro voluto da Sciapichetti, i lavori saranno volti alla messa in sicurezza del fiume, per prevenire possibili esondazioni e danni agli argini. Si interverrà ripulendo dalla vegetazione l’asta fluviale, rimettendo in sesto ponti danneggiati, arenili ed argini erosi dagli anni e dalle intemperie.

L’assessore regionale Sciapichetti e l’ingegnere Marzialetti illustrano i lavori

Pulire i fiumi più spesso? Non serve.
Ma davvero fiumi e torrenti dovrebbero essere dragati periodicamente per evitare le alluvioni? Per gli esperti è inutile, come rimuovere alberi e vegetazione dalle rive. Servono piuttosto opere filtranti dove necessario e sofisticati sistemi di allerta.
Nell’immediato dopo-disastro idrogeologico, nei commenti dei politici, ma anche nei social, negli articoli e nelle opinioni sui media, una domanda ricorre di frequente. Quasi stupiti dal comportamento apparentemente infuriato di fiumi e torrenti, dal Bellunese e lungo tutta una penisola che improvvisamente si ricorda di essere un Paese di montagna, ci si chiede: perché fiumi e torrenti sono ancora una minaccia? Li curiamo? Li curiamo perfino troppo? Andrebbero puliti? O andrebbero addirittura dragati, scavati in profondità perché possano accogliere alluvioni cariche di metri cubi di legname, massi e fango? Secondo Francesco Comiti, professore di sistemazioni idraulico forestali alla facoltà di Scienze Tecnologiche dell’Università di Bolzano, specializzato proprio nel ruolo della vegetazione nei corsi d’acqua, sul tema si fa troppa confusione.
“Bisogna distinguere tra la pulizia eseguita subito dopo una piena eccezionale come quella nel Bellunese, e quelle che eseguite periodicamente potrebbero essere una misura di prevenzione”, dice Comiti. “Le prime sono necessarie, soprattutto nei tratti urbani. Le seconde sono un rimedio molto utilizzato, ma che di fronte a eventi straordinari come questo sono praticamente inutili. A dircelo sono decenni di osservazioni scientifiche.”
Una pulizia periodica dunque serve a poco o niente di fronte a piene di questa entità. Viceversa, spiega ancora Comiti, la pulizia reiterata di sedimento e vegetazione dai fiumi è un grave danno per l’ambiente fluviale, perché fa soffrire tutti gli organismi che lo abitano, in primis i pesci.
C’è poi una differenza, e importante, tra fiumi e torrenti. La maggior parte dei fiumi (per intenderci i corsi d’acqua ampi in pianura o nelle valli principali) sono stati privati di milioni di metri cubi di sedimento dagli anni 60 agli anni 90 del secolo scorso. E non tanto per scopi di prevenzione, quanto per ricavare inerti per l’edilizia. Ciò ha comportato abbassamenti di molti metri dell’alveo. Dragare può avere senso in tratti dove c’è una intensa sedimentazione, e dove questa arrechi un vero problema di esondazione.
Ma, dice Comiti, “come per la rimozione delle vegetazione, quando arriva la piena questi scavi non servono a nulla”. E insiste: “Nella maggioranza dei casi invece i sedimenti vengono rimossi dove è più comodo per ottenere il maggior ricavo dalla vendita di sabbia e ghiaia, senza nessun beneficio idraulico.”I torrenti invece (corsi d’acqua stretti, spesso ripidi, nelle valli secondarie) sono stati massicciamente “corretti” nella seconda metà del secolo scorso ridisegnandone . Sistemazioni vecchie e instabili, opere in cattivo stato o vecchie, possono essere perfino peggio durante una alluvione. Gradinate recenti e in buono stato possono invece mitigare, “ma in eventi importanti aiutano poco “.