Sala slot, Arrigoni:
«Dopo il primo no per evitare ricorsi,
inserimmo la biblioteca tra i luoghi sensibili»
IL SENATORE e supercommissario della Lega in regione e provincia torna sul caso

Il senatore Paolo Arrigoni
Il senatore Paolo Arrigoni, supercommissario della Lega in provincia e nelle Marche, ritorna sulla questione della sala slot autorizzata dalla questura a Calalziocorte, all’epoca della sua amministrazione.
Ecco il suo intervento:
«La modifica introdotta con la deliberazione di Consiglio comunale del 20 dicembre 2010, al regolamento per l’apertura e la gestione di sale da gioco che consentiva a questi locali la somministrazione di alimenti e bevande, poca attendibilità ha la “smentita di diversi consiglieri”, mentre ben più affidabile risulta essere l’art 5 comma 1, lettera c della Legge Regionale 287/91, che lasciava ben poca discrezionalità e al quale il regolamento comunale, al fine di evitare ricorsi, dovette uniformarsi rispetto alla prescrizione che prevedeva che “la somministrazione di alimenti e bevande viene effettuata congiuntamente ad attività di trattenimento e svago, in sale da ballo, sale da gioco, locali notturni, stabilimenti balneari ed esercizi similari”. Quanto al fatto che “pochi mesi prima della modifica del regolamento arrivò in Comune una richiesta di parere preventivo all’apertura della sala slot (con somministrazione di alimenti e bevande) da parte dei gestori, a cui il dirigente del Servizio attività produttive diede parere favorevole”, faccio presente ciò che sostenni anche all’epoca in Consiglio comunale: cioè che un conto è un provvedimento rilasciato dagli uffici comunali, un conto è il ruolo politico. Tanto più che a seguito di approfondimenti il parere favorevole fu revocato, tutto nella totale trasparenza. Ad ogni modo, ciò che conta e che rivendico a diversi anni di distanza è che la mia amministrazione, prima in provincia di Lecco, approvò – senza alcun voto contrario nel Consiglio Comunale del 25 novembre 2009 – un regolamento per arginare il fenomeno all’epoca dilagante delle sale gioco per evitare le derive più pericolose. Se il nostro regolamento non fosse stato adottato chiunque, in determinate condizioni, avrebbe potuto aprire una sala giochi (ex art 86 del Tulps, oggi sostituito dalla Scia) e non solo una. Più volte, inoltre, dichiarai pubblicamente in Consiglio che l’amministrazione di Calolziocorte era contraria alle sale giochi e proposi di avviare una campagna culturale di sensibilizzazione con il coinvolgimento delle scuole e delle parrocchie sul problema del gioco d’azzardo, con l’obiettivo di educare ad essere consapevoli che il gioco fa male. È vero che il Consiglio Comunale bocciò la proposta di interpretazione autentica del regolamento per l’apertura delle sale gioco con la quale la minoranza aveva richiesto l’inserimento della biblioteca tra i “luoghi sensibili”, al pari di scuole, ospedali e luoghi di culto, dai quali quelle attività avrebbero dovuto mantenere una distanza minima di 300 metri, ma questo avvenne soltanto perché il legale del Comune lo sconsigliò, evidenziando la possibilità di ricorsi da parte dei privati interessati, perché la biblioteca non poteva individuarsi come “locale destinato all’accoglienza a carattere stabile o comunque continuativo di persone per finalità educativo e socioassistenziali”. Tuttavia questo non scoraggiò la mia amministrazione e in ottemperanza a quanto previsto dal regolamento comunale, il 18 luglio 2011, la giunta approvò l’individuazione di ulteriori luoghi sensibili, tra cui proprio la biblioteca. Nel frattempo in Comune era già pervenuta l’autorizzazione da parte della Questura di Lecco all’apertura di una “sala VTL”, con sistemi di gioco Videolottery. Come ricordato nel mio precedente intervento, questo tipo di licenza era diversa da quella delle comuni sale gioco e il privato che poi l’aprì bypassò di fatto tutti i vincoli del regolamento comunale».
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