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Arrigoni difende le zone antimigranti,
ma da sindaco fu polemica
per una sala slot vicino alla biblioteca

POLITICA - Il supercommissario prende posizione a favore del sindaco di Calolziocorte, dove fu primo cittadino anche lui, finito nel mirino per l'istituzione di aree rosse e blu vietate ai centri di accoglienza. «Nessuna segregazione» spiega il senatore che, nel 2011 ha modificato il regolamento comunale sui luoghi sensibili per consentire l'apertura del locale
sabato 13 Aprile 2019 - Ore 19:49 - caricamento letture
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Il senatore Paolo Arrigoni

 

di Giovanni De Franceschi

Sale slot sì, immigrati no: le biblioteche sono luoghi sensibili a corrente alternata? Due pesi e due misure a seconda che si tratti di soldi da buttare nel gioco d’azzardo o di persone? Almeno così sembrerebbe visto quello che sta succedendo a Calolziocorte, comune in provincia di Lecco, roccaforte leghista del supercommissario delle Marche e di Macerata Paolo Arrigoni, che proprio lì ha iniziato la sua carriera in politica. Ultimamente il Consiglio comunale della città lombarda, sindaco Mario Ghezzi del Carroccio, ha approvato un regolamento secondo cui i centri di accoglienza non possono essere realizzati in alcuni luoghi sensibili. Il territorio è così stato mappato in nove “zone rosse” e cinque “zone blu”. Dove il rosso indica luoghi assolutamente off limits come la stazione e le scuole: qui il no è a prescindere e preventivo. E il blu invece si riferisce ad aree che interessano oratori e biblioteche e in questo caso il Comune si riserva il nulla osta, purché i centri siano a una certa distanza dai luoghi sensibili.  Com’era prevedibile il provvedimento ha scatenato un vespaio: c’è chi ha parlato di ghettizzazione, di ritorno all’apartheid, di segregazione. E il caso è diventato ben presto nazionale, tanto che anche i parroci della città sono arrivati a chiederne il ritiro. Tra gli strenui difensori del primo cittadino leghista e del provvedimento, c’è proprio Arrigoni, che è già stato sindaco di Calolziocorte per due mandati.

Il presidio di protesta organizzato oggi a Calalziocorte (foto lecconotizie.com)

«Dove amministra la Lega c’è piena integrazione con le comunità straniere, perché questa si fonda sulle regole e sul rispetto reciproco – ha spiegato il supercommissario – Il regolamento approvato lunedì sera dal consiglio comunale di Calolziocorte altro non fa che prevedere norme che tutelano gli stessi richiedenti asilo, dando disposizioni sulla conformità delle strutture di accoglienza, e individuando aree dove non si ritiene adeguata la presenza di questi centri per le evidenti difficoltà gestionali e di integrazione che, almeno in un primo momento, si possono verificare. Parlare di discriminazione razziale e apartheid, come se ai profughi fosse stato impedito di recarsi  in determinati luoghi, è vergognoso e irricevibile Piena solidarietà dunque al sindaco Marco Ghezzi e alla sua maggioranza che sta lavorando al meglio nell’interesse dei calolziesi e che, non a caso, in queste ore sta ricevendo attestati di stima e di affetto da parte della maggioranza dei cittadini». Abbiamo provato a fare alcune domande al senatore, ma non ha voluto rispondere, si è limitato a dire che per il momento «non c’è nessuna intenzione di proporre lo stesso regolamento anche nelle Marche». Peccato, perché avremmo voluto chiedergli del caso della sala slot aperta nel 2011 proprio a Calolziocorte proprio quando lui era sindaco e Ghezzi presidente della Commissione territorio. Nel frattempo quella sala è stata dichiarata fallita, ma all’epoca creò un vero e proprio polverone. Minacce di morte a un consigliere dell’opposizione, denunce, ricorsi e polemiche a non finire. Il punto è che per autorizzarne l’apertura (che poi venne concessa dalla questura di Lecco) l’amministrazione di Arrigoni – riferiscono in giornali dell’epoca -, visto il regolamento comunale e anche il parere negativo dell’Ancitel (la società di servizi dell’Anci) per la troppa vicinanza a una biblioteca, approvò in Consiglio a maggioranza un’interpretazione dello stesso regolamento secondo cui la biblioteca non è un luogo educativo a carattere continuativo e quindi un luogo sensibile. Ecco avremmo voluto chiedergli proprio questo: perché per gli immigrati la biblioteca diventa luogo sensibile e per le sale slot no?

 



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