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Simonacci, candidato sindaco giramondo:
«Recanati come brand nazionale
Ex M5S? Sì ma sempre stato di destra»

INTERVISTA al candidato sindaco del centrodestra. «Aderii ai 5Stelle come movimento di protesta quando lavoravo a Copenaghen, ma mi hanno deluso. Gli scandinavi o gli asiatici cercano sole, buon vino, cibo, campagna, e opera. Noi abbiamo praticamente tutto, va soltanto messo in rete con un ufficio turistico che si occuperà di marketing». Sull'amministrazione Fiordomo: «I soldi sono stati investiti troppo in infrastrutture "per farsi belli" piuttosto che in azioni per far rialzare la città. A differenza sua ci batteremo per l'ospedale»
lunedì 15 Aprile 2019 - Ore 20:59 - caricamento letture
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Simone Simonacci

 

di Federica Nardi

«Abbiamo un paziente in coma, attaccato alle macchine, e si è pensato solo ad abbellire la cameretta invece che a salvare il paziente». E’ questo il bilancio di Simone Simonacci, 39 anni, commerciale in un’azienda e candidato a Recanati con il centrodestra, nei confronti dell’amministrazione uscente guidata da Francesco Fiordomo del Pd. Dalle ragioni della sua uscita dal Movimento 5 stelle fino ai dettagli del “Progetto Recanati” contenuto nel programma, Simonacci racconta qual è la sua idea per il futuro del territorio, allargando l’orizzonte anche a Loreto e Porto Recanati. Al centro di tutto resta la famiglia («Faremo di tutto per aiutare chi ha famiglia o vuole farsene una») e l’ospedale: «C’è una legge regionale per cui avere l’ospedale come era prima non è possibile né fattibile finché non vinceremo le regionali e quindi cambieremo la legge regionale. Quello che faremo però è essere presenti e batterci. Cosa che Fiordomo non ha fatto. Romperemo le scatole».

Lei prima era nel Movimento 5 stelle, come mai questo “cambio di casacca”?

«Dal 2010 al 2012 ho vissuto a Copenaghen e seguivo la politica italiana dai social. Il M5s è sempre molto attivo e seguivo soprattutto loro. Non è un partito. E’ un movimento di protesta dove erano confluite tutte le persone insoddisfatte. La politica italiana ha toccato livelli veramente bassi. Pertanto è stato più che normale il voto di protesta. C’erano persone di sinistra e persone di destra nel Movimento. Io sono sempre stato di destra e ho sempre frequentato ambienti di destra. Non ero un punkabbestia come mi hanno dipinto, anzi ero agli antipodi. Dopo le ultime elezioni in cui abbiamo perso ho aderito al Movimento come segno di protesta perché per me era l’unico in grado di abbattere il Pd che ha disintegrato il nostro Paese. Poi all’interno del Movimento ci sono dinamiche che io non ho apprezzato. Quindi io e altri ne siamo usciti. Secondo me non è vero che uno vale uno, c’è chi vale cento e chi vale meno. Non condivido le posizioni contrarie ai miei valori di destra: ad esempio quelle sulla Chiesa (io sono praticante), o la politica estera inesistente. Insomma, non ce la faccio. Condivido alcuni obiettivi nobili però io personalmente per i valori che ho non posso farne parte. Ambientalismo, trasparenza e onestà sono battaglie che condivido. Ma non condivido che internamente alcuni tipi di dinamiche vengano gestiti dalla sinistra che più volte ha cercato di veicolare idee o persone di sinistra invece che di destra».

Simonacci, in che cosa consiste il “Progetto Recanati”?

«E’ il raccordo delle varie politiche che abbiamo in mente di realizzare sul territorio. Parlo di raccordo perché è un progetto di medio-lungo termine in cui le varie tematiche e problematiche verranno in qualche modo a trovarsi in sinergia. Partiamo sempre dall’obbiettivo: lanciare Recanati come brand/progetto nazionale e internazionale per dare maggiore visibilità e far conoscere tutto il nostro patrimonio storico, culturale, paesaggistico ed enogastronomico. Inserendolo in una rete di offerte di servizi che possano coprire un’offerta a 360 gradi per il turista. Se si analizza ad esempio cosa cercano gli scandinavi o gli asiatici (paesi dove ho lavorato), cercano tutti il sole, il buon vino e cibo, la campagna, l’opera. E noi abbiamo praticamente tutto, va soltanto messo in rete con un ufficio turistico che si occuperà di tale marketing per aiutare a creare questi pacchetti d’offerta. Mettendo insieme i servizi offerti in rete con Loreto e Porto Recanati per offrire anche mare e spiritualità. Vogliamo incentivare anche l’apertura di un albergo diffuso, facendo leva sul fatto che molte case sono sfitte. Promuoveremo così nuove attività e posti di lavoro. Parlo non solo di centro storico ma di periferie e soprattutto campagna, che è meravigliosa.

Punterete anche sui grandi nomi recanatesi, come Leopardi e Gigli?

«Se tu chiedi agli stranieri se conoscono Leopardi il 90 percento ti dirà di no. Questo è un altro dei problemi che andremo a risolvere. Almeno il 50 percento però conosce la figura di Beniamino Gigli. Ad esempio gli asiatici che vanno pazzi per l’opera, loro lo conoscono benissimo. Forse anche meglio di noi. Gigli quindi è un personaggio da riabilitare e da inserire in una cornice di eventi e manifestazioni. Una risorsa che ancora non è stata sfruttata, un vero “giacimento di petrolio” per noi. C’è poi il discorso del turismo religioso, con il cammino Lauretano. Recanati adesso è stata bypassata. Noi su base volontaria abbiamo rilanciato il tratto recanatese, che è storico, è la voce si è diffusa. Bisogna rendere le persone più consapevoli del patrimonio che abbiamo. Ci sarà un coinvolgimento totale della comunità. Attiveremo la sussidarietà nella cultura ma non solo. Anche nel volontariato, nell’assistenza alle famiglie, nell’assistenza alle vittime di violenza, per l’integrazione. Valorizzeremo la funzione di parrocchie e oratorie, dei comitati di quartieri. Serve l’ascolto, che a oggi sembra cessato».

Accennava ai problemi, quali sono? E quanto sono colpa secondo lei dell’amministrazione attuale?

«Premetto che Fiordomo ha fatto e che nessuno fa tutto male. Però dal nostro punto di vista c’è ancora tantissimo da fare. Soprattutto perché è come avere un malato in coma attaccato alle macchine e preoccuparsi di rendere più bella la cameretta. Per me i soldi sono stati investiti troppo in infrastrutture “per farsi belli” piuttosto che in azioni per far rialzare la città. Uno dei problemi è il riavvio del commercio grazie alla cultura e al turismo. L’altro è la viabilità. Con la viabilità giusta noi rilanceremo turismo e commercio. Al momento la viabilità non soltanto è a imbuto ma favorisce soltanto casa Leopardi. Abbiamo la ztl in piazza quando è tutto vuoto. La ztl è bella se è già partito il commercio e se hai passeggio. Così invece si sbarra un luogo vuoto. Bisogna regolare la ztl solo quando è funzionale agli eventi. Poi serve una viabilità a flusso. I turisti non arriveranno solo per casa Leopardi. No al turismo mordi e fuggi. Noi vogliamo guidare il turista in un flusso che parte da Castelnuovo Duomo fino alle vie della città e poi casa Leopardi come punto di approdo. Così da dare visibilità e opportunità ai commercianti, bar e ristoranti e ad altri musei. La chiave è la partecipazione di tutti, non solo di piccoli gruppi di privilegiati».

Un tema del programma è anche la sicurezza.

«Alcune aree della nostra città sono state trascurate quindi la microcriminalità ha cominciato a rialzare la testa. Castelnuovo è in balìa di spacciatori e criminali. Andremo a riprenderci Castelnuovo che è l’inizio e la parte più antica del centro storico dove verranno realizzati alberghi diffusi. Poi più videosorveglianza in centro e in periferia, come a Villa Teresa che è il quartiere più popolato. Vogliamo creare il vigile di quartiere che vegli giorno e notte. Aumentare vigili urbani e la loro formazione, per sopperire a mancanza forze dell’ordine. Combattere in particolare lo spaccio che avviene davanti a supermercati e scuole».

La fiaccolata a Recanati del 26 ottobre 2016, a difesa del punto di primo intervento dell’ospedale

Che cosa volete fare invece per l’ospedale?

«Fiordomo deve farsene una ragione: ha sbagliato. Ha avuto l’opportunità di battersi per l’ospedale, farsi vedere in Regione e non l’ha mai fatto. Mentre altri sindaci andavano, lui non l’ha fatto. Si è anche opposto ai cortei di protesta. Non sta a me dire il perché (forse per motivi di carriera politica). Ma ho scelto di non fare attacchi personali e di essere propositivo. Che cosa si può fare ora? Non voglio promettere balle, cosa che altri già stanno facendo non conoscendo la materia. C’è una legge regionale per cui avere l’ospedale come prima non è possibile né fattibile finché non vinceremo le regionali e quindi cambieremo la legge regionale. Quello che faremo però è essere presenti e batterci, come hanno fatto altri sindaci come quello di Cingoli. Romperemo le scatole. Il Pd da questo punto di vista ha distrutto Recanati e la regione. Nel progetto dell’Area vasta bisognava prima creare gli ospedali più grandi e poi chiudere i piccoli. Invece hanno chiuso i piccoli senza implementare i punti di riferimento. Per qualunque cavolata non siamo in grado di avere supporto. Vogliamo quindi anche potenziare la diagnostica e e servizi per i più fragili. E lo faremo immediatamente. Oltre a rivedere l’assetto dell’Ircer per integrare i servizi per gli anziani. Gli anziani fanno parte della famiglia, che è centrale».

Centrale in che modo?

«Senza la famiglia noi giovani di oggi saremmo in strada a fare accattonaggio. Lavoriamo per tre e ci pagano tre volte di meno. E’ sempre più difficile fare bambini e avere una famiglia. La famiglia sarà il centro del progetto Recanati. Vogliamo sostenere le ragazze madri in modo che non abbiano paura di perdere il lavoro. Prevediamo ulteriori sgravi su asilo, testi scolastici, e una rete per sostenere giovani coppie e famiglie in crisi. Faremo di tutto prendendo a esempio anche pratiche virtuose italiane. Le applicheremo per rendere possibile la famiglia altrimenti non abbiamo un domani. Devono stare al sicuro».

Quali altri punti sono importanti per lei?

«Le aree verdi e la messa in sicurezza degli edifici, soprattutto delle scuole. L’amministrazione Fiordomo è quella che ha cementificato di più nella storia di Recanati. Che cosa possiamo fare? Nascondere questo maledetto cemento che è anche causa di rischi idrogeologici e che ha deturpato il paesaggio. Penso ad esempio che piazza Nelson Mandela va riqualificata, riempita di attività, rimessa a verde anche con giardini verticali. Bisogna creare nuovi spazi verdi, fare rimboschimento per evitare rischi idrogeologici. E soprattutto la pulizia dei letti fluviali e la loro messa in sicurezza in modo che non ci siano esondazioni . Promuoveremo anche un riuso e un riciclo più ottimizzati. Non è possibile che la tariffa puntuale serva solo per fare multe e non per sgravare chi è virtuoso».

E con quali risorse lo farete?

«Creeremo un ufficio Europa per convogliare tutti i progetti europei in modo tale da usare quei soldi per sistemare infrastrutture, nuove scuole e sicurezza. Non useremo i soldi del sisma come ha fatto Fiordomo. Ci metteremo in rete con Loreto e Porto Recanati per questo».

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