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Appello per gli impianti da sci:
«Salviamo Frontignano dall’estinzione»

USSITA - Una delle associazioni della frazione chiede alle istituzioni più attenzione per il polo turistico: «Importante individuare un gestore propenso a ragionare in ottica di strategica, che creda realmente nella potenzialità futura della località, e capace di guardare al di là delle ovvie difficoltà iniziali che potrebbero scoraggiare l’iniziativa»
martedì 12 Febbraio 2019 - Ore 20:52 - caricamento letture
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Sciatori a Frontignano

 

Un appello per salvare dal dimenticatoio gli impianti da sci di Ussita. Arriva dall’associazione Pro.Frontignano, per voce di Filippo Campanile, che si occupa della comunicazione. Gli impianti della frazione di Frontignano sono fermi da tre anni a causa del sisma. Al momento nei weekend di neve è la Contram a garantire con un paio di navette il servizio di risalita. Un escamotage che ha raccolto molti consensi e ha permesso anche a diverse attività della vallata di lavorare con diverse centinaia di turisti che arrivano e se ne vanno in giornata. «In una situazione d’impianti sciistici fermi da più anni – dice Campanile -, è più che mai importante l’individuazione di un gestore propenso a ragionare in ottica di strategica, che creda realmente nella potenzialità futura della località, e capace di guardare al di là delle ovvie difficoltà iniziali che potrebbero scoraggiare l’iniziativa. Dopo un fermo forzato di tre anni sarà importante investire per la ripartenza, anche in termini promozionali. Siamo convinti che le istituzioni comprenderanno che un incentivo a sostegno della ripartenza dell’attività potrebbe essere determinante ai fini del salvataggio di un polo turistico a forte rischio d’estinzione».

Una delle navette Contram

L’associazione parla con dati alla mano, e fa considerazioni anche sull’impatto ambientale degli impianti. Un tema delicato dato che si trovano in territorio di Parco nazionale.«Attraverso l’analisi dei dati forniti dai canali social che gestiamo e mediante il confronto e la discussione con altre associazioni e attività presenti sul territorio, abbiamo una percezione molto chiara di quanto sia significativo l’interesse della comunità allargata nella ripartenza degli impianti a fune, e soprattutto dell’ampissimo raggio d’azione del loro richiamo. Negli anni passati venivano moltissime persone anche dall’Umbria, pur non avendo case a Ussita. L’indotto degli impianti ha una ricaduta ampia e ne beneficia l’intera economia regionale. A dare ulteriore concretezza a queste evidenze contribuiscono l’affluenza che stanno registrando le stazioni sciistiche dei Sibillini oggi operanti, ed il grande successo di tutte le iniziative mediante le quali le stazioni ancora chiuse manifestano in qualche modo una volontà di ripartenza. In un inverno nevoso come quello che stiamo vivendo, se anche le stazioni ferme avessero operato a regime, la sinergia che si sarebbe venuta a creare con le altre oggi attive avrebbe sortito effetti virtuosi in termini di rilancio del comparto montano, con risultati statisticamente rilevanti per l’intero bilancio turistico regionale». Per Campanile «per quanto esistano ancora oggi correnti di pensiero non del tutto favorevoli alla realizzazione o al recupero degli impianti a fune nelle zone appenniniche, rimane difficile immaginare un modello di successo per sviluppo del territorio che possa totalmente prescindere da essi. E’ certamente vero che i Sibillini sono un ambiente fragile da tutelare, ma le stazioni sciistiche oggi presenti in essi rappresentano una percentuale davvero minimale in termini di consumo del suolo, e nessuno ha in mente progetti che mirano ad espanderle in maniera significativa. Sarebbe infatti sufficiente rimetterle in piena efficienza e riprogettarle con serie valutazioni d’impatto ambientale, per aumentarne a dismisura la fruibilità ed accrescerne al contempo l’armonia con il territorio sul quale insistono. Venendo al caso specifico di Frontignano la frazione conta diverse migliaia di abitazioni, in buona percentuale agibili, e decine di strutture ricettive, ad oggi purtroppo in larghissima parte inagibili. La lentezza nella presentazione dei progetti di ricostruzione e la quasi totale mancanza di domande di delocalizzazione originano senz’altro dall’incertezza sul futuro degli impianti a fune: i proprietari sono restii a ricostruire, e solo la ripartenza degli impianti potrebbe far pesare l’ago della bilancia verso la loro decisione di farlo. In un contesto come quello di Frontignano – conclude Campanile -, l’ambiente avrebbe tutto da guadagnare e nulla da perdere con la partenza della ricostruzione, poiché essa restituirebbe alla frazione un decoro ed una dignità tali da rendere finalmente giustizia all’ambiente superbo che la ospita».

 



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