Detenuti al lavoro:
già nel ‘700
con l’Accademia Georgica
MACERATA - Convegno sul tema all'Iis Matteo Ricci organizzato dal sodalizio treiese venerdì 8 febbraio. L'esperienza delle Pie Case di Correzione e Lavoro del 1781 con il supporto di Papa Pio VI
Carceri sovraffollate e difficoltà economiche, sociali e culturali dei detenuti ed ex detenuti richiedono una rivisitazione critica delle strategie e degli strumenti finora attivati. Secondo numerosi esperti è necessario individuare percorsi che soddisfino i bisogni di trattamento, orientamento, integrazione lavorativa e mantenimento dell’occupazione, inserimento abitativo e suo mantenimento. Per realizzare tale integrazione sembra imprescindibile valorizzare quelle buone prassi, già esistenti, di cui le istituzioni e il privato sociale sono portatori.
E’ il tema del convegno di venerdì 8 febbraio dalle 9 all’istituto di istruzione superiore “Matteo Ricci” di Macerata organizzato dall’Accademia Georgica di Treia in collaborazione con lo stesso istituto. L’iniziativa intende ripercorrere l’esperienza in materia dalle Pie Case di Correzione e Lavoro varate nel 1781 dall’Accademia Georgica di Treia con il supporto di Papa Pio VI fino all’attività dell’Istituto Croce Bianca di San Severino e all’attuale impegno del Ministero della Giustizia tramite il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria delle Marche. Saranno presenti il presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche Antonio Mastrovincenzo, Marco Bonfiglioli, dirigente del Ministero di Giustizia, Don Donato De Blasi della Croce Bianca di San Severino, il Carlo Pongetti e Lina Caraceni dell’Università di Macerata.
Con questo evento, l’Accademia treiese intende ricordare Papa Braschi, per il quale nel 2017 è ricorso il 300° anno dalla nascita, riscoprendo una buona pratica varata dagli accademici nel secolo dei lumi: un concetto pioneristico che è fortemente auspicato nell’attuale sistema penitenziario. Nel contesto di una politica tesa al rilancio delle manifatture, la realizzazione nell’allora Montecchio (oggi Treia) di Case di Correzione e Lavoro inquadra uno dei primi tentativi di industrializzazione dello Stato pontificio. Gli accademici predisposero un programma per la formazione professionale dei giovani e nel contempo per lo sviluppo dell’industria e del commercio. Il 15 novembre del 1781 il Papa approvò il programma presentatogli dagli accademici Benigni e Riccomanni in cui si prevedeva l’istituzione di un reclusorio dove i giovani detenuti sarebbero stati impiegati in attività di tipo industriale.
Il fondamento teoretico in base al quale il lavoro nobilita l’uomo e lo redime, si sposa con il principio utilitaristico dell’impiego del lavoro coatto a basso costo. La disponibilità del Papa permise il sorgere a Montecchio nel 1782 anche di una scuola di filatura a cui fu aggiunta nel 1784 una scuola di tessitura. Il progetto di reclusorio trovò attuazione solo nel 1797. In segno di riconoscenza per l’apertura delle Pie Case di Correzione e Lavoro, le autorità di Montecchio deliberarono di erigere un tempietto, progettato dall’Arch. Andrea Vici, destinato a contenere un busto di Pio VI (1785).
Un concetto sostenuto nel nostro territorio anche dall’Opera Pia Miliani costituita nel 1961 – oggi operante con le Comunità Terapeutiche Residenziali Opera Pia Miliani e Istituto Croce Bianca – a San Severino. Sin da subito la struttura si è resa disponibile nell’accogliere ex detenuti, con l’obiettivo di aiutarli nel difficile percorso del loro reinserimento socio-lavorativo. In seguito l’attività si è incentrata in relazione ad altri tipi di emarginazione sociale, quali la droga, l’alcolismo, i disturbi mentali, tramite l’attivazione di azioni finalizzate alla prevenzione, cura, recupero e risocializzazione di soggetti svantaggiati affetti da disturbi da dipendenze patologiche.




