Unimc in crescita,
aumentano le matricole
MACERATA - Gli auguri del rettore Francesco Adornato alla comunità accademica. «Il tasso di internazionalizzazione cresce, la reputazione pure. Ma non possiamo stare fermi. Lo studente deve essere al centro della nostra attenzione»
Un ateneo solido, che continua a crescere sia in reputazione sia in internazionalizzazione, pur in uno scenario difficile, con i fondi di finanziamento statali in riduzione e il recupero degli spazi sottratti dal terremoto rallentato dalla mancanza di risposte tempestive. E’ il quadro tracciato dal rettore Francesco Adornato che oggi, insieme al direttore generale Mauro Giustozzi e al prorettore Claudio Ortenzi, ha incontrato la comunità accademica per il tradizionale scambio di auguri prima delle festività natalizie.
«Andiamo bene, ma abbiamo margini amplissimi di miglioramento. Dobbiamo cambiare passo, convincerci che abbiamo vincoli verso il futuro per il nostro ruolo importante a livello nazionale e territoriale, per il compito che abbiamo di ricostruire ponti di dialogo e colloquio», ha detto. Adornato ha ricordato il recupero in atto di Villa Lauri, il progetto di ampliamento dello studentato a Santa Croce con la realizzazione di un nuovo centro sportivo, i 1.900 laureati di quest’anno e l’incoraggiante dato delle immatricolazioni, che hanno già superato quelle complessive dello scorso anno, 1.728 contro 1.696. «È un lavoro di squadra. Il primo elemento che occorre avere è una strategia, una visione dell’ateneo. E, poi, la condivisone, il senso di responsabilità, la partecipazione. Il tasso di internazionalizzazione cresce, la reputazione pure. Tuttavia non possiamo stare fermi. Citando Bob Dylan, è ora che impariamo a nuotare per evitare di affondare come pietre perché i tempi stanno cambiando. Dobbiamo fare uno sforzo ulteriore per capire che lo studente è al centro della nostra attenzione». Di risultati positivi ha parlato anche il direttore Giustozzi «La situazione economica e patrimoniale – ha ribadito – è solida. Il lavoro sull’efficientamento della gestione ha dato i suoi frutti. In virtù delle opere pubbliche che andremo a fare e dei nuovi investimenti, abbiamo bisogno di pensare a scenari nuovi di crescita e sviluppo. Dobbiamo metterci ancora più passione e convinzione».


Comincio ad avere l’impressione che una Università sia diventata come una fabbrica di scarpe che sforna scarpe non adatte ai piedi di molti. Ci servono veramente tutti questi laureati, dopo averli parcheggiati per anni, rimandando il problema della occupazione avanti nel tempo, onde non avere grane nel tempo presente?
Abituati alle illusioni, questi laureati sapranno trovare la adattabilità a fare lavori inferiori alla loro laurea e sottopagati? Non sarebbe stato meglio mandarli a trovare un lavoro manuale da artigiani o da contadini, invece di illuderli con false prospettive, qualora fin da subito dimostrassero con i risultati di studio di essere mezze cartucce?
In parte l’università oggi ha la funzione di accogliere diplomati che non trovano un lavoro collegato più o meno con gli studi fatti. Ossia se un diplomato trovasse lavoro (da geometra, da perito, da ragioniere, etc.) forse non si iscriverebbe all’università.
La laurea serve anche a passare un periodo scanzonato da ricordare prima dell’ingresso nella realtà che varierà secondo la preparazione scientifica, umanistica, artistica.., la conoscenza ( non di nozioni apprese ma di facilitazioni dovute al proprio stato familiare, politico e via dicendo, insomma di chi può aspirare alle classiche raccomandazioni) e alla fortuna.