Attenzione: senza un “algoritmo”
oggi non si va da nessuna parte

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Dentro c’è tutto di ciascuno di noi, il bello, il brutto, il buono e il cattivo, messo in ordine, anno dopo anno, grazie alla precisione dei numeri, che sono sempre più sinceri delle parole

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di Giancarlo Liuti

Per sapere se l’animale che mi gira sotto casa è un cane o un gatto non ho bisogno di chiederlo al suo padrone perché in questo caso basta la mia esperienza personale, della cui infallibilità mi sento assolutamente sicuro. Ma oggigiorno, nei vaghissimi tempi che stiamo vivendo (esempio: riuscirà l’Italia a rimanere in Europa – l’opinione pubblica francese, tedesca e spagnola non desidera altro che di vederla andar via – o dovrà trasferirsi in Libia a bordo di barconi per migranti? ), convincersi di qualcosa è un’impresa che figura fra le meno facili e le più deludenti.
Il fatto è che in un’epoca sbarazzina come l’attuale le cose buone delle quali possiamo essere certi al cento per cento son diventate pochissime. E allora noi, per non perdere anche quest’ultimo aggancio col futuro, abbiamo il dovere di conoscerle bene, queste cose, e di capire quanto sono preziose e addirittura indispensabili per il nostro cammino. A quali cose mi riferisco? All’amicizia, all’amore, al rispetto per gli altri. Un’impresa non facile, questa, coi tanti problemi – l’insufficienza delle risorse economiche, la scarsità delle occasioni di lavoro, l’inconsistenza della politica – che ogni giorno ci piovono addosso. E non pochi di noi alzano le mani in segno di resa, magari soffrendo ma rassegnandosi alla volontà di un ingeneroso destino.
E qui, non avendo altro di serio da dire, cambio tono e ne assumo uno addirittura scherzoso, persuaso che non di rado son proprio gli “scherzi” a farci scoprire le “verità”. E per mia fortuna un grande aiuto sembra venirmi dai progressi della “tecnologia digitale” nei rapporti fra gli esseri umani, rapporti che oggi sono molto facilitati dal cosiddetto “algoritmo”, una sorta di misteriosa “enciclopedia di dati”, che contiene proprio tutto di ciascuno di noi e quella che una volta si chiamava “amicizia” o “inimicizia” fra due persone può esser facilmente sostituita dallo scambio dei rispettivi “algoritmi”, ovviamente più sinceri delle ipocrisie che ci vengono spontanee quando parliamo di noi con qualche altro.
Finalmente! In passato, per diventare amici ci voleva del tempo. Oggi no. Bastano – e avanzano – gli “algoritmi”, la cui procedura si compie in un solo minuto e non è fatta di parole ma soltanto di numeri. Domanda di un ragazzo a una ragazza: “Tu mi vuoi bene?”. Risposta: “Diciannove!”. E il ragazzo: “Ora sono felice!”. Domanda di un maceratese a un civitanovese: “Non è meglio vivere al riparo dalle burrasche del mare?” Risposta: “Ottantasette!”. Un numero alto, stavolta, dal quale si può forse dedurre che i civitanovesi starebbero più tranquilli a Macerata? Altra risposta numerica: “Zero!”. Quindi no: loro si trovano bene dove stanno, anche se talvolta Civitanova è un po’ “surriscaldata” per effetto dei suoi tradizionali “nervi scoperti”. E Macerata? Via, diciamolo: è un po’ troppo ferma e poco tempo fa per darle una mossa ci sono purtroppo voluti perfino i “nigeriani”.


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