Salvate il soldato Rapari

La GRANDE GUERRA - A Pollenza un evento di forte impatto emozionale. Le lettere dal fronte dei ragazzi militari. Presentata la divisa della 122. Brigata Macerata nata nel capoluogo

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Il Coro Sibilla

 

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di Maurizio Verdenelli

Salvate il soldato Ryan. No, nessuno ha salvato i soldati Rapari (tre figli), o Butassi, Nicolai, Merlini, Boldorini, Cappelletti, Dignani, le cui famiglie persero ciascuna entrambi i figli partiti per la Grande Guerra. Nessun vertice militare si presentò in auto a casa loro, nelle campagne di Pollenza. Soltanto questo comune, cento anni fa, pianse 106 meravigliosi ragazzi poco più che ventenni. «In quegli anni nel Paese furono costretti a partire oltre 6 milioni di giovani italiani lasciando le loro famiglie, per la maggior di estrazione contadina, le quali, mancando loro improvvisamente le braccia per il lavoro dei campi, dovettero riadattare gli equilibri. Questi equilibri furono in parte ristabiliti, pensate, da bambini, da anziani e donne, gli unici che erano rimasti a casa. Complessivamente in oltre 3 anni, l’Italia perse 651.000 caduti militari e 589.000 civili, e tra loro c’è anche il contributo dell’Arma dei Carabinieri con 1.411 morti ed oltre 5.000 feriti»  ha ricordato dal palco del teatro Verdi, il presidente della sezione Carabinieri ‘Salvo D’Acquisto’, Franco Mogetta, al termine di un evento che ha profondamente commosso.

La-Grande-guerra.-A-Pollenza-7-225x400Una serata che ha visto la magistrale esibizione del Coro Sibilla diretto dal maestro Fabiano Pippa (assente per doveri istituzionali, ma presente in prima fila, il corista capitano dei vigili urbani pollentini, Davide Rocchetti)). Canti alpini e no intervallati dalla lettura di lettere dal fronte da parte dei ragazzi di Pollenza e dei paesi limitrofi. Ventenni, che di lì a pochi giorni sarebbero morti in un assalto, che tenevano con tutto il cuore a rassicurare le famiglie di trovarsi ‘molto bene’ in quel sottaciuto ’inferno ‘in terra’ che erano le trincee della Grande Guerra dove morire per il piombo nemico poteva sembrare perfino una liberazione, considerate le malattie di un luogo inclemente dove le infezioni e i topi la facevano da padroni assoluti. Inutile inviare vaglia, raccomandavano quei ragazzi meravigliosi, medaglie d’oro e d’argento al valor militare (Giuseppe Ribes di Urbisaglia, i pollentini Massimo Nardi, Ottavio Ferroni, Romolo Benedetti, Italo Pelagalli di Macerata e il treiese cappellano militare don Pacifico Arcangeli caduto sul Grappa), ai propri cari: nelle trincee non c’era nessuno che poteva cambiare loro in denaro quei vaglia. E peraltro bastavano i 50 centesimi giornalieri (una lira se ufficiali) giornalieri che l’Esercito passava loro. Forte in tutti la volontà di pace, di far parte tutti di un’unica famiglia, di rientrare nelle proprie città e ciascuno al proprio lavoro. Nella sua lettera, a 4 giorni dall’entrata in guerra, l’urbisalviense Ribes elogia la campagna austriaca per la cura nella coltivazione dei campi “ancora meglio piantati che nelle nostre piane del Chienti”.

La-Grande-guerra.-A-Pollenza-9-225x400Ha detto Mogetta: “Venire in contatto con le lettere dal fronte è stata per me una fortissima emozione, leggere tra le righe, per lo più scritte a matita, le parole di incoraggiamento che i soldati scrivevano ai loro cari ribadendo più volte che si trovavano bene e in ottima salute, ci fanno capire quanto amore avevano per la loro famiglia e la loro terra”. Che per la stragrande maggioranza non avrebbero più rivisto. “Con il loro sacrificio questi ragazzi puri, pacifici, abituati al duro lavoro dei campi, trovatisi improvvisamente con un fucile in mano, a combattere e a morire con a fianco coetanei di tutte le regioni italiane, ci abbiano voluto dare un insegnamento profondo. Non solo a difesa di un ideale alto di patria e liberta ma pure nella speranza di un futuro finalmente senza più conflitti e pieno di pace e sviluppo per tutti. E dentro le trincee è nata per la prima volta concretamente l’unità del Paese. Un messaggio che noi dobbiamo trasmettere ai nostri figli”.

La-Grande-guerra.-A-Pollenza-8-225x400Pollenza ha inoltre riservato, domenica sera, anche un evento nell’evento. Presentando all’interno di un piccolo, drammatico, unico ed esaustivo museo di armi (con queste copie delle lettere dal fronte) a cura dell’eccezionale collezionista Luca Cimarosa, anche un’introvabile, completa divisa della 122. Brigata Macerata, nata proprio nella ex caserma pontificia del capoluogo (ora sede comunale). Indossata con il giusto piglio da Doriano…a guardia dell’ingresso del teatro, impugnando il fucile ‘mod. 91’ con baionetta.
Alla bella manifestazione (voci fuori campo di Pacifico, Fabrizio e Nazzareno) hanno collaborato l’amministrazione Comunale presente con Il sindaco Luigi Monti e in particolare l’assessore alla cultura Alessandra Ricotta, le numerose associazioni cittadine e in particolare gli Alpini, a fianco della sezione Carabinieri in congedo.

Foto di Anna Maria Cecchini


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