Pd, cronaca di una Caporetto:
«Addio zona rossa»
MACERATA - Ospite degli Incontri d'Autunno Roberto D'Alimonte, docente della Luiss, che ha analizzato la disfatta elettorale dei dem a colpi di numeri e tabelle: dimezzati i 12 milioni di voti del 2008. «Il Partito democratico è votato da manager e dall'èlite, la classe operaia non va più in paradiso ma alle urne sceglie il M5S percepito come la vera sinistra. L’80% degli elettori democratici è per la riduzione dell’ingresso dei migranti»

Roberto D’Alimonte e Irene Manzi
di Maurizio Verdenelli
(foto di Fabio Falcioni)
“Capire per ripartire”. No, meglio un titolo sul modello della commedia all’italiana di qualche decennio fa: “Pd, ieri, oggi e domani”. Qualcuno più serioso avrebbe potuto definire la ‘lezione’ del professor Roberto D’Alimonte (Luiss ‘Guido Carli’): “Splendore, declino e caduta dell’impero Pd”. E visto che ci siamo, non sarebbe stato male anche un altro titolo: “Alla ricerca degli elettori perduti”. Che, all’incirca, sono stati dell’ordine di sei milioni. Un olocausto politico (con tutto il rispetto s’intende per le vittime reali di una delle più grandi tragedie dell’umanità) che rischia di sciogliere nel nulla l’ex Armada invincible che nel 2008 aveva all’attivo dodici milioni di voti passando ai 6.132.000 (18,7%) del 4 marzo, la Waterloo di Renzi che alle Europee del 2014 aveva sfiorato addirittura il 41% facendo sbiancare pure Grillo, padre fondatore del Movimento 5 Stelle. Il massimo indiziato della ‘sparizione’ di metà dei voti raccolti appena un lustro prima. C’è possibilità di cambiare marcia, di poter invertire la marcia in vista di maggio, quando ci saranno nuove elezioni europee? Il popolo del Pd (con molti assenti a cominciare dagli amministratori pubblici, ma è stato visto aggirarsi nella hall del Claudiani Bruno Mandrelli competitor sfortunato di Romano Carancini) si è contato ieri sera in uno degli Incontri d’autunno più affollati ed intensi mai organizzati dal circolo Aldo Moro, tanto da far concorrenza a padre Alberto Maggi (anche stavolta in cartellone) che da quando indaga sull’al di là, e ‘riabilitato’ (virgolette, proto, per favore) da papa Francesco è diventato un protagonista da sold out.

Roberto D’Alimonte
Fumigante e quasi trasudante il piccolo auditorium dell’albergo maceratese da costringere il docente della Luiss (all’on. Adriano Ciaffi che era andato a stringergli la mano gli ha riconosciuto di essere lui il ‘padre’ della più importante legge della Seconda Repubblica: la riforma del sindaco)a togliersi cravatta e maglioncino per il caldo opprimente dopo un inizio difficile dovuto alla solita tecnologia (leggi pc e proiettore) che fa le bizze proprie nel momento in cui ci si affida a questa. E le immagini hanno riflesso diagrammi, seriazioni statistiche, numeri, virgole, che non lasciavano spazi alla fantasia, al ‘politichese’, ai se e ai ma, alle interpretazioni bizantine. Del profondo rosso elettorale, il Centro Italia al solito è stata la sottolineatura più evidente: meno 8,8 percento. Il ‘terremoto’ ha sepolto, al momento, belle carriere: quella della ex vicesindaca di Macerata e deputata Irene Manzi che non ha visto coronata la sua candidatura in Parlamento. «Dove siamo rimasti?», si è chiesta la Manzi, che ha perso il 4 marzo la ‘coincidenza’ per il Senato. «Il Partito democratico non ha saputo affrontare la sfida delle elezioni», è andata giù duro l’ex deputata che aveva come punto di riferimento Maurizio Martina. Lo tsunami della ‘populocrazia’ (“per dirla con Ilvo Diamanti che lo preferisci a termini abusati come nazionalismi e sovranismi”) si è abbattuta su Macerata. L’ex Vandea Bianca che aveva visto nel 2013 per la Lega la ‘miseria’ di appena 153 voti, (cresciuti a 819 due anni dopo) ha sfondato inarrestabile nel 2018 la soglia dei 4.800 voti. «Addio zona rossa», ha semplificato il professor D’Alimonte che aveva esordito con un significativo: «Eravamo partiti per cambiare il mondo…e il mondo ha cambiato noi».

Irene Manzi e Angelo Sciapichetti
Tante le tabelle presentate dal direttore del dipartimento di Scienze politiche dell’ateneo ‘di Confindustria’: pugni da ko (alcuni financo ‘risparmiati’). Soprattutto uno ha fatto male, nella città-martire del caso Pamela e del raid Traini. Nelll’illustrarlo, il professore che talvolta ha trattato il pensieroso uditorio come una delle sue classi di studenti alla Luiss (“State attenti? Mi raccomando! Bene, bravi vedo che siete preparati”) ha scandito bene il concetto: «L’80% degli elettori del Partito democratico è per la riduzione dell’ingresso dei migranti, e solo il 40% crede che il partito condivida questo modo di pensare». Già Tabacci, qualche giorno fa, l’aveva indicato: «Inutile pensare di seguire Salvini sul suo terreno: lui c ‘è già e lo presidia con forza». E D’Alimonte: «Pensare che Marco Minniti aveva fatto bene e meglio, però Salvini sta mostrando di saper meglio comunicare». Come il caso del Sud: «Sapete che il leader della Lega è, archiviata ‘Noi con Salvini’, anche a capo di ‘La Lega per Salvini premier’ che al Sud sta facendo man bassa di adesioni portando l’intero movimento al 15% rispetto all’8% di qualche mese fa, e sottraendo terreno al M5S che ha avuto percentuali monstre, in media del 43%, con punte fino al 50% in Sicilia? Ecco perché l’astutissimo ministro dell’Interno non rompe con Luigi Di Maio, per il momento: proprio per finire il ‘lavoro’ con il Meridione sottraendo una quota ancora più considerevole di elettorato».
Altri colpi da ko? A iosa: «Il Pd è votato da manager e classe alta, la classe operaia non va più in paradiso ma alle urne sceglie il M5S percepito come la vera sinistra, l’ultimo baluardo dei poveri, degli arrabbiati, dei disoccupati (di questi a votarlo è il 37,2% , mentre solo il 10,% sceglie il Partito democratico). In una parola più credibile nel ‘fare cose di sinistra’ da parte di chi è di questa parte politica ed oltre». Passare dal 40,8% al 18,7%, in appena in un quadriennio: ma si può? Il dibattito è stato acceso, protrattosi per la prima volta dopo la mezzanotte. Ad ascoltare religiosamente tutti e tutto, senza intervenire, in prima fila il trentatreenne Giovanni Gostoli, da Sant’Angelo in Vado, il segretario pesarese che vuole un partito – ponte e che contende ora all’ex parlamentare Paolo Petrini la successione al tolentinate Francesco Comi come segretario regionale del ‘partito da ricostruire’. «La ricostruzione del partito avverrà quando sarà ricostruito lo stesso spirito di comunità che ora appare perduto: prima riusciremo a rifondarlo, prima il Pd tornerà sulle posizioni che gli competono. Progressista, impegnato nelle battaglie civili e nel cammino stesso del Paese in Europa», ha detto Angelo Sciapicchetti. Intensi, coinvolgenti gli interventi: tra questi quello dell’ ex assessore Renato Pasqualetti e dell’ex presidente della Provincia, Giulio Silenzi che ha lamentato la scarsità di occasioni di dibattito sull’idea di futuro del Pd. Intanto martedì 20 agli Incontri d’Autunno del circolo Aldo Moro è atteso Graziano Delrio, uno degli uomini più vicini a Matteo Renzi: per il Pd, a Macerata, un’altra opima occasione per fare i conti con il passato anche se l’ex sindaco di Reggio Emilia (ed ex ministro) parlerà di un tema politicamente neutro: “Agenda città”.



Giovanni Gostoli e Francesco Vitali

Giovanni Gostoli



Irene Manzi


A spiegare il tracollo del PD non c’è solo un problema di rappresentanza perduta di interessi diffusi riferibili alle fasce più disagiate di popolazione, che comunque è indiscutibile.
Ci sono anche la fortissima litigiosità interna e la totale scomparsa del partito laddove vi è un’amministrazione a guida PD (come ad esempio a Macerata).
Quanto alla litigiosità interna, la lezione non è ancora bastata, tanto che, per l’elezione del nuovo segretario regionale (dopo gli anni della letale gestione Comi), il partito è di nuovo clamorosamente spaccato tra chi propone, da un lato, un segretario (Gostoli) frutto esclusivo di intese prese dall’alto fra Ricci, il pessimo governatore Ceriscioli (basti pensare alla sanità e alla gestione del terremoto) e il suo codazzo di esperti e consulenti economici e, dall’altro, chi ha indicato l’ex parlamentare Petrini, che tutto rappresenta meno che una novità, dopo essere passato attraverso mille incarichi di partito e istituzionali (trovando il tempo, quando era assessore in regione, di dare una buona mano ai fautori del biogas speculativo). Petrini, tra l’altro, trova tra i suoi sponsor principali, oltre a Valeria Mancinelli, Romano Carancini, il Sindaco di Macerata, che non gode affatto di buona considerazione tra le sparute residue schiere del PD maceratese. Tutt’altro!
E pensare che il PD marchigiano aveva, per il suo vertice regionale, una soluzione ideale a portata di mano, risultante dalle ultime elezioni amministrative: Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona, uno dei pochissimi Sindaci che in tutta Italia ha portato a casa un ottimo risultato, nell’ambito di una generale catastrofe.
Quanto alla scomparsa del PD come partito laddove c’è un’amministrazione a guida PD, il caso Macerata fa scuola, caratterizzato come è stato in questi ultimi anni dalla autoreferenzialità del Sindaco e dalla totale mancanza di rapporti dello stesso Carancini con il suo partito, chiamato solo a fare da spettatore inerte e passivo nrispetto alle più che discutibili scelte dell’Amministrazione Comunale.
..”l’ottanta per cento degli elettori democratici è per la riduzione dell’ingresso dei migranti”..!! Mah..chissà..che abbiano, gli elettori piddini, iniziato a ragionare un po’ con la loro testa..!? Potrebbe anche essere..eh..mai dire mai nella vita!! gv
In un condominio l’amministratore di norma esegue le delibere dell’assemblea dei condòmini e non viceversa, cioè non sono i condòmini a decidere che fare. Nel caso del PD è esattamente l’opposto: sono gli elettori che devono adeguarsi a quanto stabilito nei congressi del partito. Un mondo alla rovescia, che però è destinato inevitabilmente a morire. E i partiti conservatori acquisiscono nuovi consensi, di certo quelli degl’indecisi.
E Carancini dov’è? Assente perché non si riconosce in questa parte del PD? Ma quanti PD abbiamo 2 o 3? I Massoni dove stanno? Forse sono ecumenici, stanno da per tutto? Forza Lega e M5S, questi sono “europei” noi siamo italiani. Il PD ha ingannato gli italiani per tanti anni come FI (guarda caso vanno d’accordo, forse si fonderanno in un solo partito quando Salvini dirà basta) e continuano a guardare il alto invece che in basso. E Carancini ha tradito non solo il PD ma anche i maceratesi dicendo di voler portare la bellezza a Macerata invece ha portato solo il degrado, comunicatore abile di sogni che si sono rivelati solo incubi. CONTINUATE A FARE CHIACCHIERE INVECE DI CAPIRE I PROBLEMI DEGLI ITALIANI, SIETE MORTI CHE PARLANO.
La globalizzazione nei suoi sviluppi nel tempo ha determinato sconvolgimenti profondi nell’ambito economico,contesto nel quale la politica trova i suoi spunti principali.Di fronte a tali sconvolgimenti la sinistra,ma non solo quella italiana,non ha dimostrato,almeno fino ad ora,di essere sufficentemente preparata per tutelare la fascia sociale più debole,la sua ragion d’essere,onde al massimo tentativi di qualche addolcimento delle logiche economiche liberiste,nettamente vincenti,o il ritorno su vecchi passi del tutto superati dagli eventi e perciò velleitari.Quindi un problema enorme per una politica di sinistra,ripeto di portata ultranazionale : una piattaforma sui generis,specifica,che tenga ben conto della realtà e dei suoi futuri,prevedibili,sviluppi,da costruire coinvolgendo concretamente tutti i destinatari in uno sforzo unitario e senza prime donne,non consentite dalla novità assoluta del quadro.Servirà tempo,ma se ne può venir fuori.Nelle alternative di governo in atto,che contano sull’apporto consistente di elettori di sinistra,non vedo strategie di fondo,tantomneno di sinistra.
E poi c’è chi mette in discussione che in Italia non ci sia la libertà di stampa. Appena andrò al governo io, ve la strappo subito se dovete usarla per parlare di cose inutili , vecchie, sorpassate, denaturate, forse anche velenose anche se hanno perso qualsiasi contagiosità.
Tabacci dice “Inutile seguire Salvini sul suo terreno”. Questo significa in parole povere (certe menti non ‘alzano’ più di tanto) fare il ‘bastian contrario’: ossia se il mio avversario la pensa in un certo modo allora io la penso al contrario anche se il mio avversario ha ragione. E’ pazzesco!
“inutile seguire Salvini sul suo terreno”spero significhi che quelle politiche siano sbagliate nonostante il consenso elettorale e quindi di continuare a combatterle,chi è di sinistra lo accetterà.I veri problemi del PD sono stati semmai il voler scimmiottare il programma Berlusconiano,il patto del Nazareno,l’abolizione dell’articolo 18,l’aumento del lavoro precario,le diatribe interne,Renzi,………….Il secondo punto è:ci sono ancora italiani che sanno cosa vuol dire essere di sinistra?
ce n’era qualcuno che era convinto di saperlo fino a quando renzi e company gli hanno comunicato di essere i loro rappresentanti!