Elezioni provinciali, autogol Pd
La partita ai sindaci di centrodestra
Unico caso nelle Marche
MACERATA - Le reazioni dopo il voto per il rinnovo del Consiglio. Filippo Saltamartini: «Battuto il monopolio del 95% dei primi cittadini dem. A differenza dei partiti siamo riusciti a unire tutto lo schieramento». L'ex assessore Massimiliano Bianchini: «Il Partito Democratico si interroghi, qualcuno non è andato a votare. Buono il risultato delle liste civiche»
«Ho solo cercato di dare un’alternativa di governo al monopolio del 95% dei sindaci del Pd. Per essermi opposto agli Spraar nel nostro Comune, che è uno dei pochi a non ospitare cittadini extracomunitari, o per aver rivendicato un’accelerazione nei lavori di ricostruzione dal terremoto, sono stato sempre tenuto alla larga dai potenti dirigenti del Pd. Io non mi sono piegato alle loro idee, e se questa vittoria alle provinciali di Macerata, l’unica in tutta la regione per il centrodestra, è l’inizio per cambiare verso, allora possiamo dire che il futuro di noi marchigiani potrebbe essere meno grigio di quello attuale». Sono le parole del sindaco di Cingoli Filippo Saltamartini.
Saltamartini è uno dei cinque consiglieri eletto nella lista del centrodestra che di fatto ha vinto le elezioni provinciali, con lui: Fabrizio Ciarapica, sindaco di Civitanova, i consiglieri del Comune di Macerata Paolo Renna e Deborah Pantana e Debora Brugnola, consigliere del Comune di Esanatoglia. Si è votato solo per il rinnovo del Consiglio, visto che il presidente Antonio Pettinari (Udc) è stato eletto nel 2016.
«I sindaci – continua Saltamartini – sono riusciti a fare quello i partiti non fanno: unire il centrodestra. Quando 2 anni fa, che nell’epoca politica del tempo era l’era renziana del 40% delle Europee 2014, insieme a l’allora sindaco di Potenza Picena Francesco Acquaroli decidemmo di presentare una lista di centrodestra coinvolgendo anche la Lega, anch’essa con percentuali ad una sola cifra, furono in molti ad ostacolarci, anche taluni che oggi si sono uniti a questa cordata. Un anno dopo, coltivando le medesime idee di coesione e di unità del centrodestra, abbiamo portato Fabrizio Ciarapica ad essere eletto sindaco a Civitanova, il più grande comune della provincia di Macerata. E due anni dopo ci siamo ritrovati con tre parlamentari della nostra provincia: Francesco Acquaroli, Tullio Patassini e Giuliano Pazzaglini. Di fronte alle elezioni provinciali, abbiamo seguito la stessa strada: i sindaci di Civitanova, Potenza Picena, Cingoli, Mogliano ed Easanatoglia hanno presentato una propria lista intitolata Centro destra Macerata ed abbiamo vinto. Non è cambiata solo una nomenclatura politica, ma anche l’essenza dell’agire amministrativo sui temi della sicurezza, dell’immigrazione, del sostegno alle medie e piccole imprese, al sostegno alla cultura, all’istruzione, alla ricerca».
Sul versante centrosinistra, arriva un’altra sconfitta elettorale. La lista Territori maceratesi ha conquistato 4 consiglieri: Paolo Micozzi ed Enrico Marcolini, entrambi consiglieri del Comune di Macerata, Francesco Acquaroli, consigliere del Comune di Morrovalle e Stefania Settimi, consigliere del Comune di Corridonia. Quattro anni fa il centrosinistra elesse sei consiglieri. Stabile la formazione centrista, rappresentata dalla lista Per la nostra terra delle Armonie che ha eletto tre consiglieri: Tarcisio Antognozzi, consigliere del Comune di San Severino, Rosella Ruani, consigliere del Comune di Morrovalle e Rosalba Ubaldi, vicesindaco di Porto Recanati. Il Movimento 5 stelle non ha partecipato al voto, secondo i grillini infatti si tratta di un festival dei partiti e non di elezioni popolari.
«La riforma delle Province è assurda e lo abbiamo sperimentato con il terremoto dove è mancato un ente a stretto contatto con i cittadini perché la Regione non basta. Queste elezioni dove non votano i cittadini ma solo i politici sono un altro esempio dell’inopportunità di questa riforma». Massimiliano Sport Bianchini, ex assessore provinciale commenta il risultato odierno: «Il centrodestra nelle Marche ha vinto solo in provincia di Macerata e il Pd locale dovrebbe farsi due domande. E’ evidente che c’è un problema all’interno dei dem, vedendo le preferenze alcuni consiglieri Pd non sono andati a votare. E’ altrettanto evidente che in questo territorio ha bisogno delle liste civiche con meno ragionamenti ideologici e più ragionamenti politici. Su quattro consiglieri eletti nel centrosinistra, due provengono da liste civiche e riformiste: Francesco Acquaroli ed Enrico Marcolini hanno ottenuto ottimi risultati, il primo in provincia e il secondo nel capoluogo. Il Pd che ha eletto due soli consiglieri dovrebbe interrogarsi seriamente. La disaffezione ai partiti è sempre più lampante nella nostra provincia. Renzi ora lancia l’idea dei comitati civici ma non si formano dall’oggi al domani perché lo dice lui, ma bisogna lavorarci ogni giorno a stretto contatto con i cittadini. Le liste civiche non devono nascere dietro a un partito».
(redazione CM)
Tutti i risultati nell’articolo in basso.




E’ dal 4 marzo che il Pd prende delle gigantesche batoste politiche.
E’ tutto così demente,estraneo a qualsiasi contatto reale, democratico con lo stesso significato che i politici del Pd danno alla parola democratico della loro sigla per cui bisognerebbe indire un concorso per menti capaci di fantasie ultraterrene tanto per rimanere nell’ambito della festa odierna. Bene hanno fatto i destroidi che non hanno partecipato alla buffonata quale che sia il motivo. Sarebbero tutti giustificabili. Normale attività per i sinistroidi che vi hanno partecipato. Spero per loro, per la loro dignità intellettuale che i dim dom dem che non hanno partecipato lo abbiano fatto per coscienza presa della stravaganza a cui sono stati chiamati e non per contrarietà, antipatie o divergenze verso altri ” compagni”.
Per Romagnoli. Il convento è povero ma i frati sono ricchi. Analogamente il Pd vivacchia (nel ’93 fu anche chiusa la famosa scuola del PCI alle Frattocchie, vicino Roma) ma i suoi esponenti stanno più che bene. Basta vedere coloro che si sono assicurati, anche senza vitalizio, un’agiata vecchiaia.
Non è stato un buon esempio per la politica disertare il voto in modo particolare con momenti cosi difficili per le istituzioni.