All’Agraria tutte le facce della mafia,
Ruotolo: «Solo il pensiero critico
può salvarci»

MACERATA - Il giornalista ha incontrato gli studenti dell'istituto durante il convegno per i 150 anni dalla fondazione: «La parola legalità comincia a starmi stretta, molto meglio etica o giustizia»

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Sandro Ruotolo con gli studenti dell’Agraria

di Leonardo Piergentili

La mafia in tutte le sue declinazioni e il pensiero critico come arma di difesa al centro dell’intervento del giornalista Sandro Ruotolo, protagonista dell’incontro conclusivo del festival dell’Istituto Agrario Macerata, per il suo 150° anniversario. Tra gli ospiti i rappresentanti dell’associazione “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” che hanno discusso intorno al tema centrale proposto dalla scuola, “Terra e legalità”.
ruotolo_agraria-2-325x217Dopo una breve rassegna della settimana da parte della docente incaricata del progetto, Grazia Di Petta, e della preside, Maria Antonella Angerilli, è iniziato l’incontro. Ruotolo è stato invitato a raccontare le vicende che ha vissuto attraverso la spiegazione di foto selezionate dagli studenti dai suoi profili social.
Ha, quindi, parlato del racket e della denuncia presentata da Libero Grassi in Sicilia, e di come questa sia stata la causa della sua morte, avvenuta per omicidio nel 1991. Ruotolo ha poi proseguito parlando del caso Nicola Barbato, poliziotto ferito dai camorristi ed ora paralizzato dal petto in giù. «Per me lui è un eroe, come tanti altri del nostro Paese. Ma un Paese non dovrebbe avere bisogno di eroi, perché lui non ha fatto altro che il suo dovere. Per fortuna ci sono questi esempi che ci danno la forza di andare avanti».
Successivamente, il giornalista si è soffermato sul processo al clan Spada, ad Ostia. «Avevano minacciato una mia collega soltanto per aver adempiuto al dovere di informare i cittadini – prosegue  – quando è in discussione la libertà di informazione è in discussione la libertà del nostro Paese». Ruotolo ha spiegato anche che, nel territorio italiano, sono circa diciotto i giornalisti a vivere sotto scorta e che dal dopoguerra ad oggi, altri undici sono stati uccisi. «Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Giancarlo Siani, Beppe Alfano sono stati tutti giornalisti uccisi dalla mafia; prima colpivano i giornalisti della carta stampata, poi della televisione, ora anche chi prova a fare informazione in rete».
ruotolo_agraria-4-325x217Il giornalista ha continuato il suo discorso chiamando in causa l’Articolo 21 della Costituzione che riguarda la libertà di parola ed informazione. «L’informazione serve perché ci consente di avere pensiero critico, non può esistere un’informazione dei fatti bene ed una dei fatti male, come non può esistere un solo giornale. È con il pluralismo dei giornali, delle televisioni, dei siti d’informazione che si sviluppa un pensiero critico, perché non si può accettare tutto quello che ci passa davanti».
L’ultima foto, mostrata a Ruotolo, conteneva un fogliettino con scritto “La mafia è una montagna di merda”, che ha commentato «Sono un fan di Impastato, e la mafia è una rottura della cultura democratica e della nostra Costituzione».
È stata poi proposta, agli studenti ed i professori presenti nell’Aula Magna, la visione dell’intervista, per Fanpage.it, di Ruotolo a Gaetano Vassallo e quella a Carmine a Schiavone, per Inferno Atomico. «È facile prendersela con le mafie per il traffico illecito dei rifiuti, ma sono solo la parte terminale, perché ad averlo reso possibile sono le imprese – conclude – a me la parola legalità inizia a stare stretta, anche le leggi razziali erano legali, sapete anche cos’è successo al sindaco di Riace. Preferisco la parola etica o giustizia».
ruotolo_agraria-5-325x217In seguito, gli studenti hanno preso la parola, prima leggendo un estratto di un articolo di Roberto Saviano, poi ponendo delle domande al giornalista che hanno toccato gli aspetti fondamentali della sua carriera. Domande riguardo le minacce che gli sono arrivate, la sua visita alla Terra dei Fuochi con Carmine Schiavone, le sue reazioni emotive nel vedere quelle città, quei campi ed il dolore delle madri che hanno perso i figli per la leucemia causata dall’inquinamento dei campi. Da qui, Ruotolo ha spiegato il perché ci fossero stati diciottomila casi di tumori in quella zona e di come le mafie scaricassero, illegalmente, i rifiuti delle imprese in quei campi.
Infine, breve intervento da parte dei rappresentanti di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, che hanno spiegato come avviene la loro lotta alle mafie, «Cerchiamo di vedere le cose a 360° e riconoscere anche i comportamenti mafiosi della vita di tutti i giorni». Hanno fatto presente anche di come si occupino del riutilizzo dei beni confiscati alle mafie ed alle organizzazioni mafiose dopo l’approvazione in Parlamento nel 1996 della legge 109, proposta dall’associazione e firmata da tantissimi cittadini.

 


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