Campus Unicam, groviglio di subappalti:
anche azienda intestata
a Elisabetta Piccinno

APPROFONDIMENTO - Per aggirare la White list: contratto di rete, caroselli di società, lavoratori illecitamente distaccati poi affiancati da altri lavoratori totalmente in nero. I lavori erano stati aggiudicati a due ditte: la Ille Prefabbricati srl (5 edifici) e la ditta Costruzioni Dallapè srl (15 edifici), entrambe si sono poi affidate ad altre aziende. Tra queste la El.Gi. srl, della falsa avvocatessa delle aste bluff. L'Università è totalmente estranea ai fatti
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Una delle palazzine sequestrate ieri sera

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L’avvocato Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito*

Alcune precauzioni erano state prese dagli enti finanziatori per evitare di incappare in derive di illegalità, come già avvenuto in passato in analoghe vicende di ricostruzione emergenziale post-sismica. Ma qualcosa – e non poco – evidentemente non ha funzionato anche nella costruzione del nuovo studentato dell’università di Camerino, per mancanza o insufficienza di controlli, per la fretta, per la volontà politica di arrivare comunque al risultato. E ciò si è poi tradotto in distacchi anomali, subappalti vietati (in quanto sostanzialmente di manodopera), lavoratori in nero, caporalato, situazioni di sfruttamento di operai italiani e stranieri che ricordano molto da vicino la schiavitù, ormai in fase di reviviscenza nel centro Italia martoriato dal terremoto. Sino ad arrivare nella giornata di ieri, ad opera dei carabinieri e su mandato della Procura di Macerata, al clamoroso sequestro di una parte del cantiere, alla sospensione di due aziende che stavano utilizzando operai in nero e clandestini, all’individuazione di talune imprese operanti che non risultano nemmeno come subappaltatrici, alla denuncia di sette persone e a 40.000 euro di multe per molteplici violazioni delle normative sul lavoro.

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Uno dei lavoratori in ero che ha provato a nascondersi durante il blitz dei carabineiri

Stiamo parlando – come sopra accennato – del campus per le studentesse e gli studenti di Camerino rimasti sostanzialmente senza casa dopo le terrificanti scosse di agosto e di ottobre 2016 che hanno trasformato in zona rossa inagibile gran parte del centro storico e dell’edificato circostante della città camerte. Una storia di solidarietà per la ricostruzione, purtroppo inquinata dalle vicende sopra elencate, sulla quale la Cgil di Macerata, nel totale silenzio di altri sindacati, delle istituzioni locali e regionali, delle forze politiche di maggioranza e di opposizione, sta conducendo da mesi una importante battaglia in nome della legalità e del contrasto a penetrazioni mafiose. Un breve promemoria prima di scendere nel merito. Nel dicembre 2016 la Provincia Autonoma di Trento decise, in segno di vicinanza con le popolazioni colpite dal terremoto, di procedere alla realizzazione di uno studentato per l’Università di Camerino su un’area adiacente alla sede principale dello stesso ateneo. Il progetto prevedeva di realizzare, con un intervento giustamente riconosciuto come urgente dal Capo Dipartimento della Protezione Civile, diverse strutture temporanee prefabbricate: 20 moduli abitativi (tutti edifici a due piani), ognuno composto da 4 appartamenti di 100 mq ciascuno, per un numero complessivo di 457 posti letto, di cui 23 per soggetti disabili. Nel gennaio 2017 aderì all’iniziativa la Provincia Autonoma di Bolzano, assicurando la propria partecipazione mediante fondi per il 50% della spesa. E più o meno nello stesso periodo si determinò a partecipare all’iniziativa anche il Land austriaco del Tirolo con un contributo di 333.400 euro. Il tutto, per un costo complessivo preventivato in 9.400.000 euro, si trasfuse dopo alcuni passaggi burocratici nella delibera della giunta della Provincia Autonoma di Trento  649 del 28 aprile 2017, dal cui contenuto traspariva con chiarezza la volontà degli enti donatori di non limitarsi all’esborso economico, ma di cercare di seguire e gestire in prima persona la realizzazione del progetto. Si trattava, del resto, dell’opera più grande del cratere marchigiano.

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L’inaugurazione di agosto

In delibera era infatti previsto che la Provincia di Trento avrebbe svolto tutte le attività di progettazione, appalto e collaudo dei lavori e delle forniture, assumendo tramite propri tecnici anche le funzioni di responsabile del procedimento, di direzione lavori e di stazione appaltante. Si prevedeva inoltre che i lavori sarebbero stati divisi in sei lotti, i primi due concernenti la preparazione dell’area, i sottoservizi e la viabilità; gli altri quattro lotti riguardanti invece specificamente la fornitura e la posa in opera dei moduli, cioè delle vere e proprie strutture abitative prefabbricate, da assegnare con quattro distinti appalti con procedura negoziata a soggetti diversi, in modo che i singoli appalti in ragione dell’urgenza potessero partire contemporaneamente e procedere più velocemente. Apposite clausole avrebbero dovuto garantire la legalità e la trasparenza degli affidamenti. La partenza, per quanto concerne l’area e la viabilità (lotti 1 e 2), vi è stata nel giugno/luglio 2017, mentre per gli edifici (i moduli abitativi dei lotti 3, 4, 5 e 6) i lavori sono iniziati nel settembre 2017 e sono tuttora in corso, anche se, nello scorso mese di agosto 2018, già si è svolta, secondo lo stile abituale della politica italiana, una pomposa cerimonia di inaugurazione alla presenza del presidente della Provincia di Trento e delle maggiori autorità istituzionali delle Marche. La speranza di tutti era ed è ovviamente quella di terminare i lavori prima del prossimo mese di novembre, allorchè avrà inizio l’anno accademico dell’ateneo camerte, anche se lo stop giustamente ora disposto dalla Procura renderà impossibile il raggiungimento di tale obiettivo.

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Elisabetta Piccinno

Occorre a questo punto, ponendo l’attenzione sui 20 edifici abitativi per studenti e i relativi appalti e subappalti, scendere però nel dettaglio, anche per dare conto dell’incipit dell’articolo. Va detto innanzitutto che due sono le imprese, entrambe del Trentino, che in realtà si sono aggiudicati gli appalti per i 20 edifici a due piani da realizzare. La ditta Ille Prefabbricati srl si è aggiudicata il lotto n. 3 (per 5 edifici), mentre la ditta Costruzioni Dallapè srl si è aggiudicata i lotti 4, 5 e 6 (per un totale di 15 edifici). Subito è ovviamente partito il balletto dei subappalti (assoggettati, come è noto, ad un tetto del 30% dei lavori). La Costruzioni Dallapè ha subappaltato ad alcune ditte del nord (con sede a Verona e nel Trentino) e alla EL.GI. srl, società unipersonale con sede a Corridonia, di cui è socia unica e amministratrice Elisabetta Piccinno, la falsa avvocatessa che con le aste bluff aveva messo in piedi una truffa da oltre 5 milioni di euro. Una vicenda per cui aveva patteggiato 4 anni e otto mesi. A sua volta, la EL.GI. srl (beneficiaria di un recente contributo di 80.000 euro da parte del ministero dello Sviluppo Economico per essersi costituita dopo il terremoto in zona rientrante nel cratere) si è avvalsa per diversi mesi di lavoratori in distacco forniti da tale Francesco Paolo Sacco, piccolo imprenditore agricolo del foggiano, coltivatore di ortaggi che solo nell’aprile 2018 ha iniziato un’attività secondaria di intonacatura, stuccatura e rivestimento di pavimenti. I lavoratori distaccati dal Sacco, anch’essi residenti nel foggiano, sono stati assunti da quest’ultimo a tempo determinato e il giorno stesso dell’assunzione distaccati alla EL.GI. srl. Questi lavoratori distaccati da Sacco sono stati poi costretti, dopo circa un mese di lavoro in assenza quasi totale di retribuzione (salvo un acconto di poco più di 300 euro), di vitto e di un alloggio consono, a cessare l’attività, tornando poi a casa dopo essere vissuti in un casolare a Montecosaro privo di acqua, di luce e dei minimi requisiti igienici.

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Le condizioni degli operai nel casolare di Montecosaro

A sua volta la Ille Costruzioni srl, per i suoi 5 edifici in fase di realizzazione, ha chiamato in subappalto un paio di ditte marchigiane e due ditte di Trento, avvalendosi direttamente anche di diversi operai in distacco forniti dalla ditta Edilg di Laje Solis Magali, impresa individuale di Perugia. Anche in tal caso buona parte degli operai distaccati era stata assunta dalla Edilg il giorno stesso del distacco. Va qui precisato che il distacco, per essere genuino e quindi legittimo, presuppone, oltre al consenso ed alla consapevolezza del lavoratore distaccato, l’interesse dell’impresa distaccante, che non può certo concretizzarsi nel corrispettivo per la mera fornitura di lavoro altrui.

Nelle ultime settimane, dato che i tempi per la consegna ormai si sono molto ristretti, questa situazione, a valle delle imprese aggiudicatarie degli appalti per i moduli abitativi (la Ille Costruzioni e la Costruzioni Dallapè), si è ulteriormente aggravata per l’aumentato numero di lavoratori in nero, ora accertati almeno in parte pure dal Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro e dalla Procura della Repubblica, reclutati anche alla giornata in punti di raccolta prestabiliti e portati in cantiere da caporali albanesi, ecuadoregni e italiani, con orari lavorativi di 11/13 ore per 6 giorni alla settimana, assenza totale di visite mediche e di formazione, retribuzioni non pagate o pagate solo parzialmente e in ritardo mediante contanti o postepay (e qui va detto che tali carte prepagate vengono utilizzate nei cantieri del cratere non solo per far ritornare nelle tasche della imprese parte della retribuzione degli operai, ma anche per più significative operazioni di riciclaggio utilizzando gli operai stessi), sentinelle che si preoccupano di avvisare se all’orizzonte appare qualche autovettura sospetta al fine di far subito nascondere i lavoratori non in regola.

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I bagni senza acqua del casolare di Montecosaro

Insomma, appare sempre più chiaro il meccanismo, che ovviamente non riguarda solo il campus di Camerino ma tutte le grandi opere già realizzate (ad esempio, le casette di emergenza, cioè le famose Sae) e da realizzare. Chi si aggiudica l’appalto effettua nei limiti di legge contratti di subappalto, alcuni genuini e specialistici, altri che invece sostanzialmente sono di manodopera e che cercano di aggirare i divieti di legge con distacchi che a livello giuridico sono insostenibili. I lavoratori illecitamente distaccati sono poi affiancati (e/o sostituiti quando sono costretti ad andarsene per le proibitive condizioni di lavoro) da altri lavoratori totalmente in nero, scelti anche tra gli extracomunitari clandestini e magari destinatari di provvedimenti di espulsione, reclutati e trasportati in loco ogni mattina all’alba con il più classico sistema del caporalato. Il sistema di vigilanza e di allarme in cantiere posto in essere dai caporali o dai vicecaporali chiude il cerchio, anche se non sempre, come si è visto, riesce a funzionare (tanto di cappello, per la brillante operazione di ieri, ai carabinieri di Camerino e alla Procura di Macerata).

A livelli più alti, come già visto in altre situazioni, si usa il famigerato contratto di rete fra più imprese o consorzi di imprese, che rende problematico il controllo antimafia delle varie entità societarie coinvolte e al contempo rende legittimo il distacco di lavoratori fra le imprese “in rete”, le quali poi, a loro volta, ovviamente subappaltano ad altre imprese, magari costituite appositamente in zona terremotata (e così si prendono pure gli incentivi ministeriali), e quindi anch’esse si avvalgono alla fine del giro della schema sopra descritto per far arrivare in cantiere manodopera regolare o irregolare a basso costo. I controlli, anche per la carenza di personale dell’Ispettorato del Lavoro, risultano così quasi proibitivi in un voluto carosello di società che fa veramente girare la testa. E’ in buona sostanza, ulteriormente perfezionato, il meccanismo usato dalla criminalità organizzata in occasione del terremoto dell’Aquila per infiltrarsi in gran parte degli appalti e dei subappalti della ricostruzione, aggirando bellamente il sistema della cosiddetta “White list” antimafia.

* Avvocato Giuseppe Bommarito, presidente dell’associazione “Con Nicola, oltre il deserto dell’indifferenza”

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