A Fabriano figli, a San Severino figliastri:
la sanità secondo Ceriscioli

IL COMMENTO - L'autogol alla Niccolai del presidente della regione che con un video Fb lancia un appello al Governo per il punto nascite contraddicendo le scelte passate
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Comunardo Niccolai

 

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di Fabrizio Cambriani

Comunardo Niccolai, difensore del Cagliari campione d’Italia degli anni settanta, sarà a imperitura memoria ricordato nella storia del calcio come il re degli autogol. Di autoreti ne realizzò talmente tante che, quando la squadra avversaria non riusciva e segnare, partiva il coro dei suoi tifosi, sulle note di un’allora famoso jingle di un Carosello, che così cantavano: “Niccolai, pensaci tu!” Da cineteca quello nella partita contro la Juventus proprio nel ‘70, anno dello scudetto: cross di Altafini e micidiale colpo di testa di Niccolai, in anticipo su tutti. Palla in rete, alle spalle del suo portiere Albertosi e campionato riaperto.

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Luca Ceriscioli nel video citato

Luca Ceriscioli è un professore di matematica prestato alla politica. Attualmente è il presidente, pro tempore, della giunta regionale delle Marche. Sono però sicuro che se avesse fatto il calciatore avrebbe stracciato il record di Niccolai. Specialmente in questo ultimo periodo che ha deciso di comunicare, via social, attraverso brevi filmati. In uno di questi, precisamente quello del 18 luglio scorso, lanciava un accorato appello al Governo. Segnatamente al ministro della salute Grillo. Una ripresa in primissimo piano, con sullo sfondo uno scaffale adorno di coppe e trofei. Con la caratteristica espressività di un branzino autistico, il governatore delle Marche chiedeva alla Grillo la deroga per tenere ancora aperto il punto nascita di Fabriano. Del tutto ignaro, almeno presumo, di realizzare un clamoroso autogol. Ma andiamo con ordine e stiamo ai fatti e agli atti.

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Le proteste a San Severino durante una visita del presidente della Regione e assessore alla sanità Luca Ceriscioli

In data 6 luglio 2018 l’agenzia sanitaria della regione Marche riceve dalla direzione generale della programmazione sanitaria del ministero una nota nella quale, in base alle valutazioni effettuate, pronuncia parere sfavorevole alla richiesta di deroga sul punto nascite di Fabriano. Il 17 luglio – quindi ben undici giorni dopo la comunicazione – un sedicente preoccupatissimo Ceriscioli pubblica su Facebook, una straziante lettera indirizzata al ministro Grillo in cui menziona donne, bambini, crisi aziendali e finanche terremoti, così da muoverla a compassione e concedere l’agognata deroga. Tuttavia – e già questo è il primo autogol – la commissione comitato percorso nascite del ministero ha deliberato il parere negativo alla deroga in data 22 maggio. Quando, cioè, era ancora in carica il governo Gentiloni. Se l’intento fosse stato quello di screditare il governo Conte, le date deporrebbero a favore dell’esecutivo gialloverde, al tempo non ancora nato. La risposta del comitato percorso nascite, alla missiva di Ceriscioli – con tanto di parametri, dati e specchietti – resta invero ancora negativa. Ma, particolare non trascurabile, a pagina 4 e nell’ultimo capoverso, si sottolinea che la “Regione, nell’espressione della sua autonomia” potrebbe pure derogare dalle decisioni del comitato purché siano garantite “efficienza, efficacia, economicità dell’assistenza nonché qualità e sicurezza per la madre e il neonato”.

punto-nascita-fabrianoLa patata bollente, dunque torna nelle mani di Ceriscioli. Se le motivazioni rappresentate al ministero della Salute sono davvero solide e meritevoli di ogni tutela, nella sua doppia veste di presidente della giunta regionale e assessore alla sanità, avrebbe tutto il potere di derogare ai rigidi parametri ministeriali, purché alle condizioni indicate dal comitato nascite. E questo è il secondo autogol perché mette i fabrianesi nelle condizioni di richiedere, con determinazione, alla giunta regionale la deroga in questione: la Regione Marche ne ha facoltà. A questo punto – e siamo al terzo autogol in una partita sola – per l’incauto governatore si apre un altro fronte. Il più grave: quello di San Severino Marche. Lì, solo qualche mese prima dell’emergenza terremoto, il 14 di marzo 2016, il punto nascite è stato chiuso in un amen. Malgrado i parti superassero quota 500 l’anno, cifra ben più elevata di quelle registrate a Fabriano. A nulla servirono le innumerevoli manifestazioni di protesta e i ricorsi amministrativi. Il reparto venne cassato senza tante premure e senza nessun appello autorevole al ministro di turno. Che, guarda caso, in quel momento e per una bizzarra coincidenza, era del governo amico a guida Matteo Renzi. Anzi, si spiegava, con sussiego, come la bassa natalità registrata nei piccoli ospedali avrebbe potuto rivelarsi addirittura esiziale per degenti e neonati. Viceversa, giuravano e spergiuravano, che ci fosse maggior sicurezza e miglior qualità professionale in reparti con numeri di nascite esorbitanti. Una volta visionato il video-appello di Ceriscioli, a San Severino è successo il finimondo. Quelli del comitato per la difesa dell’ospedale sono trasecolati. Hanno ascoltato attoniti, a difesa del punto nascite di Fabriano e dalla viva voce del governatore, le stesse identiche motivazioni che loro stessi, avevano pronunciato e scritto per implorare – ahimè invano – la salvaguardia del loro reparto.

Parole peraltro, che tutta la giunta regionale sostenuta dalla sua maggioranza, aveva sempre respinto contrapponendo le argomentazioni sulla migliore qualità nella maggiore quantità, a cui accennavo sopra. A rigore di logica il ragionamento dei settempedani non fa una grinza e con questi elementi in mano mi pare difficile dar loro torto quando chiedono la sfiducia del presidente-assessore per manifesta disparità di trattamento. Soprattutto se si tratta di servizi essenziali e delicati come quelli che riguardano la salute dei cittadini. Invece è accaduto che, alla luce del sole e senza alcun ritegno, Ceriscioli abbia invocato l’applicazione di due pesi e due misure, a fronte di una medesima situazione. “Figli e figliastri” – hanno scritto in una nota di protesta i settempedani – che, ironia della sorte, risulta essere pure il titolo dell’album di un cantante neomelodico napoletano che sono ben lungi dall’ascoltare. Però mi induce a farmi persuaso che il problema, a questo punto, non sia più Ceriscioli, ma chi ancora lo tiene lì a fare danni politicamente irreparabili. Come non vedere che il suo comportamento, in questa circostanza, apra un enorme problema anche dentro il gruppo del Pd in consiglio regionale? Come è possibile – domando e mi domando – che la linea tenuta sulla sanità (detto per inciso, riguarda quasi l’80% della spesa regionale) che si reggeva su di un equilibrio già precario e sottile venga clamorosamente infranta e sconfessata da dichiarazioni così imprudenti? Come è possibile che un faticoso lavoro di paziente e certosina mediazione venga buttato alle ortiche grazie a ottanta secondi di sconsiderate dichiarazioni su di un social network? Ma soprattutto: come è possibile che, a fronte della gravissima crisi di consensi che sta tuttora erodendo fino all’osso il Partito Democratico, nessuno si preoccupi nemmeno di salvare il salvabile, licenziando finalmente in tronco Ceriscioli?

Poiché è giunto pure per me il momento di qualche giorno di vacanza, che di certo mi allontanerà da questi malinconici pensieri, lascio gli interrogativi a chi dovrebbe occuparsene per il ruolo che svolge nella politica regionale. Spero almeno, al mio rientro, di trovare buone notizie.

Punto nascita di San Severino, disparità di trattamento con Fabriano: Massei chiede la sfiducia di Ceriscioli



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