«Al viadotto di Castreccioni
qualcuno cercò di nascondere i difetti
A Genova si sono voltati dall’altra parte»

CINGOLI - Il sindaco Filippo Saltamartini ha condotto una battaglia durata anni per la sistemazione del viadotto: «Dodici travi erano state montate al contrario, perché non sono stati fatti i controlli. Quando l'ho chiuso sono stato anche minacciato da avvocati che volevano farmi causa. Ci sono state reazioni violente. Sui fatti in Liguria mi chiedo come sia possibile che nessuno abbia notato i difetti che c'erano»
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Il taglio del nastro del Ponte di Castreccioni lo scorso 29 giugno

 

di Gianluca Ginella

«A Genova? Penso si siano girati dall’altra parte. Spesso non si vogliono avere rogne con i cittadini, a me hanno minacciato cause e di farmi pagare rimborsi e risarcimenti quando ho deciso di chiudere il ponte di Castreccioni. C’erano difetti di costruzione ma qualcuno ha cercato di mascherare i difetti con dell’intonaco. Se io all’inizio non fossi andato a controllare perché c’erano delle crepe, non so se sarebbe successo anche qui quello che è accaduto a Genova». A dirlo è il sindaco di Cingoli, Filippo Saltamartini, che per anni ha portato avanti la sua battaglia per arrivare alla sistemazione del viadotto che va a Moscosi.

 

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Filippo Saltamartini

«Appena sono diventato sindaco, apprendo di questo difetto perché il direttore dei lavori mi scrive una lettera, dicendo che si erano manifestate queste crepe. Mi comincio a preoccupare, vado a fare una verifica sul posto, ma nessuno mi diceva quale fosse il difetto – racconta Saltamartini –. Allora incarichiamo l’Università di Ancona, che fa dei carotaggi. Ma ancora non si capisce quale sia il difetto. Quindi sono disperato, perché molte delle crepe erano sott’acqua e anche i costi per accertare i difetti erano molto alti. Con degli amici iniziamo, grazie a dei sub e a dei volontari, ad indagare sotto l’acqua. E iniziamo a vedere che le crepe esistevano già da tempo e in particolare erano state occultate con un intonaco sopra le crepe che poi si era spaccato». Saltamartini contatta enti, scrive ma nessuno si vuole occupare del ponte «Mi dicevano: “E’ comunale, provvedi tu”. Significava che il Comune doveva prendersi cura di 4 viadotti come quello di Genova. Il Comune non poteva avere né struttura tecnica né risorse per intervenire su questi 4 ponti. Poi nel 2012 chiedo alla Protezione civile se era possibile avere una consulenza su questo viadotto.

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Le tansenne sul ponte di Castreccioni

La mia esperienza professionale mi aveva portato a conoscere Franco Gabrielli, e questo ha fatto sì che mandasse a Cingoli uno dei massimi esperti in fatto di ponti. Che è venuto gratuitamente. Dopo 6 mesi di indagini viene fatto un rapporto in cui ci viene detto di chiudere il ponte per dei difetti strutturali. Con questo rapporto comincio a battere tutte le strade, da protezione civile, a Regione, Governo ma nessuno mi dà retta». Gli anni passano, poi il 24 agosto del 2016 c’è il terremoto. «Mi precipito a vedere se il ponte era ancora in piedi – racconta Saltamartini –. Il giorno seguente partecipo a una riunione a Castelsantangelo con tutti gli altri sindaci. Faccio parlare tutti i sindaci e poi intervengo io e chiedo di venire a verificare il viadotto di Moscosi. Spuri (all’epoca capo della protezione civile regionale, ndr) mi risponde che il ponte è del Comune, “provvedi tu”.

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Uno dei dispersori sismici sui quali il ponte si appoggia ai piloni. La loro errata installazione ai tempi della costruzione del viadotto aveva causato una particolare distribuzione dei pesi che ha lesionato tre piloni

A quel punto ho cominciato a scatenare social e contattato gli organi di informazione e alla fine fanno venire dei tecnici, insieme ad altri nominati da noi, per verificare la stabilità del ponte e fanno una fotografia molto precisa. Il ponte, già in pericolo le 2012, si è aggravato nel 2016. Seguono una serie di riunioni, ma ancora niente, addirittura mi minacciano di denunciarmi per procurato allarme. Arriva la scossa del 26 ottobre e lì naturalmente adotto provvedimento di chiusura. Intervengono i tecnici della Protezione civile nazionale, accertiamo che i piloni danneggiati erano 4». Il problema al ponte di Castreccioni «era in sede di costruzione. C’erano 12 travi che erano state montate al rovescio e scaricavano tutto il peso sul pilone numero 12 che poteva collassare in qualsiasi momento. Un errore fatto perché chi doveva vigilare non l’ha fatto. La cosa grave è che qualcuno, prima che la diga venisse riempita con l’acqua, aveva fatto un intonaco per mascherare i difetti» dice Saltamartini.

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Il crollo a Genova

La chiusura del ponte aveva provocato «Reazioni violente anche da parte di miei concittadini, qualcuno ha buttato in acqua i blocchi posti sul ponte, per cercare di passare lo stesso». Alla fine i lavori sono partiti «Li abbiamo seguiti io e l’ingegnere comunale ogni giorno. L’opera è stata completata nei tempi stabiliti (il taglio del nastro è dello scorso 29 giugno, ndr) con un risparmio del 10 percento» dice il primo cittadino. Saltamartini dice che si è trattato di «buonsenso. Ma rilevo che sono stato molto solo, senza aiuti da nessuno. Addirittura c’erano avvocati che volevano farmi causa. Uno mi ha minacciato di portarmi via tutti i beni per risarcimento. Spesso le autorità politiche si girano dall’altra parte perché non vogliono avere rogne con i cittadini. Ci sono persone che oggi non mi parlano più. Ma bisogna fare ciò che è interesse della comunità. Non ci dobbiamo girare dall’altra parte e i cittadini devono pretendere che ci siano controlli e assunzioni di responsabilità». E il crollo del ponte dell’A10 a Genova, dove ieri hanno perso la vita 39 persone? «Si sono girati dall’altra parte. C’erano infiltrazioni alla base di questo ponte, probabilmente l’acqua ha eroso l’armatura interna del cemento armato e questo ha provocato il collasso. Quei difetti nessuno li ha controllati» dice Saltamartini.

 

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