La Bohéme in furgoncino,
“Liricostruiamo” a Castelsantangelo
LA RAPPRESENTAZIONE con 54 musicisti ha trasformato l'area Sae in un teatro d'opera
di Federica Nardi
«Alcuni che non erano mai stati in questi luoghi, hanno pianto. Non possiamo donare mille euro e non siamo ingegneri, ma possiamo regalare la musica». Il maestro Lorenzo Sbaffi è il direttore della compagnia di volontari che ieri sera a Castelsantangelo sul Nera ha mandato in scena l’ultima tappa del tour “Liricostruiamo”. Un gioco di parole che si muove su due furgoncini d’epoca e qualche pullmino insieme a 54 musicisti, più il regista Pierluigi Cassano, che hanno deciso di portare gratis l’opera lirica nei luoghi colpiti dal sisma. Per il secondo anno di fila.
Musica accanto all’area Sae principale e di fronte ad alcune attività che si sono delocalizzate in container. Ad accogliere maestro, orchestranti, coro e cantanti una piccola fetta di comunità e persone venute dai Comuni vicini. A tenere incollati gli spettatori, compresi tanti bambini e bambine, alle sedie è stato uno spettacolo incredibilmente ben fatto e interpretato. Nelle settimane del Macerata Opera festival, qui al posto dell’arena ci sono le montagne e il buio lasciato dal borgo distrutto. In scena: la Bohème di Puccini. Con il freddo di Parigi che non lascia scampo alla malata e splendida Mimì che fa un tutt’uno con i 18 gradi del lungo fiume di Castelsantangelo. Il palcoscenico è il camion, la scenografia e luci curate nei minimi dettagli trasformano il mezzo da soffitta a ristorante a dogana.
Gli atti vengono letti all’inizio, per permettere a tutti di seguire la trama. Sulle note di Puccini si ride e si piange. Alla fine scrosciano gli applausi e si alza dal pubblico un “grazie” che inumidisce gli occhi dei musicisti. «Sentirsi ringraziare alla fine, ripaga di tutto», dice Emma Borrelli. Ventunenne, quasi diplomata in violoncello al conservatorio di Livorno, è una delle allieve di Sbaffi che ha deciso di imbarcarsi in questa piccola avventura musicale lungo la faglia sismica. Il tour è iniziato il 30 luglio con l’anteprima di Fabriano. Poi Roma, Cantalice, Sassoferrato, Preci, Arquata e infine Castelsantangelo. «Vedere queste zone è sempre un pugno allo stomaco. Un conto è la televisione, un conto e stare qui: tutt’altra cosa – dice la ragazza -. E’ davvero bello incontrare le persone che lottano per restare». I musicisti arrivano anche dal Texas, Giappone, Albania, Norvegia, Stati Uniti e Ghana. «Ognuno voleva veramente partecipare – spiega Nuccio Petrotto, anche lui nell’orchestra -. Vogliamo tenere la luce accesa su questi posti».












Simpatica rappresentazione.