Il Pd contro sindaco e Belvederesi:
«Bilancio Atac, falsità
e disonestà intellettuale»

CIVITANOVA - Guido Frinconi e Sergio Cognigni contestano le parole di Ciarapica e del presidente della partecipata: «Nel contratto con Estra le garanzie per i lavoratori c'erano. Noi abbiamo messo in sicurezza i conti, debiti dal 2009 col Tennacola»

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Guido Frinconi e Sergio Cognigni

 

«Falso dire che la sinistra non ha previsto tutele per i lavoratori di Gas Marca, le dichiarazioni del presidente Belvederesi sono inappropriate e denotano scarsa capacità amministrativa». Guido Frinconi del Pd non ci sta ed è accalorato mentre ricostruisce pezzo per pezzo le dinamiche e il bilancio di Atac. Accanto a lui c’è l’ex ad Sergio Cognigni che spara a zero sul cda della partecipata comunale. Non sono andate giù le parole con le quali il presidente ha illustrato il bilancio 2017 e le dichiarazioni del sindaco che indicava come con Estra solo ora si sia addivenuti ad un accordo di garanzia per il mantenimento delle sedi e dei lavoratori (leggi l’articolo). Questa mattina con una conferenza stampa i due esponenti del Pd hanno punto per punto smontato le tesi di Belvederesi. «La clausola di tutela dei lavoratori è qui, nero su bianco all’articolo 5.2 punto c nel quale si dice che l’acquirente “si obbliga a garantire il mantenimento dei livelli occupazionali di Gas Marca in base alla dotazione organica in essere e la funzionalità dei presidi operativi di Civitanova, Porto Sant’Elpidio e Porto Potenza”. Su questioni così importanti non si può mentire, dichiarazioni alquanto inappropriate». Poi al centro della replica l’assenza di atti deliberativi con i quali i vertici Atac avrebbero utilizzato i 5,7 milioni di euro derivanti dal 49% della vendita per coprire debiti e pagamenti: «Belvederesi è incompetente se non sa che quando ci sono debiti non sono necessari atti deliberativi, fa parte dell’ordinaria amministrazione pagare i fornitori». Mette il carico Cognigni: «le modifiche effettuate con i nuovi criteri a mio avviso non sono corrette. Non so se sia illecito, ma cambiare le condizioni stabilite in un bando potrebbe aprire a ricorsi. Questa è la solita destra arrogante e priva di onestà intellettuale: si sono vantati del risultato degli utili Atac senza dire che per sette dodicesimi quel risultato è merito nostro che siamo rimasti in carica fino a luglio. Abbiamo trovato debiti col Tennacola dal 2009. E se non pagavamo avrebbero tagliato la fornitura. Non era una novità visto che proprio nel 2009 già il presidente Angeletti con una lettera chiedeva a Mobili di saldare il debito. Nel 2012 quando sono diventato amministratore ho trovato una situazione debitoria disastrosa pari a 17 milioni, l’ho ridotto a 13 milioni. Con i soldi della vendita di Gas Marca abbiamo pagato il Tennacola, abbiamo pagato fornitori scaduti, uno scoperto di conto con Banca Marche, le scadenze di febbraio e di marzo».

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Francesco Mantella

Sulla questione replica anche Francesco Mantella che di Atac fu presidente e conferma la presenza delle tutele per i lavoratori. Sull’anticipo della cessione del 51% delle quote invece Mantella si chiede cosa abbia portato gli amministratori ad anticipare i tempi: «dicono di aver anticipato la vendita del restante 51%, per evitare di non poter destinare gli utili prodotti da Gas Marca, ma dovrebbero parimenti spiegarlo esibendo atti e documenti in tal senso, essendo evidente a tutti che il 51% degli utili annuali di Gas Marca sarebbero continuati ad essere certamente introitati da Atac per ogni anno di mantenimento della maggioranza delle quote. Quegli atti e delibere che Belvederesi è andato affannosamente a cercare per capire come e dove sono stati spesi i denari introitati dalla cessione della prima tranche di quote Gas marca, sono in realtà i debiti, certi, liquidi ed esigibili, accumulati dalla gestione Atac precedente alla mia Presidenza ed il cui doveroso ed indifferibile pagamento, per il quale non necessitavano certo delibere ad hoc, è servito per salvaguardare gli oltre cento posti di lavoro, ed evitare il collasso della storica Società cittadina e l’aggressione dei creditori che solo in virtù della fiducia riposta nella precedente gestione amministrativa avevano atteso il pagamento e soprasseduto ad azioni esecutive che sarebbero state fatali. Dicano piuttosto il sindaco e Belvederesi quando e con quali atti hanno chiesto ad Estra di acquistare il restante 51%, visto che il bando prevedeva che tale comunicazione dovesse intervenire con sei mesi di anticipo rispetto alla cessione. Visti i tempi di cessione si ritiene che tale richiesta di acquisto sia arrivata già nell’autunno del 2017, dunque non appena insediata la nuova amministrazione, evidentemente smaniosa di poter incassare la restante somma per poterla gestire a proprio piacimento e ciò a dispetto dei coreografici banchetti di protesta inscenati sotto la sede di Gas Marca per opporsi alla sua vendita».

(l.b.)

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