Il settempedano Paolo Gobbi
espone ad Arpino

SCULTURA - L'artista ospite della fondazione Umberto Mastroianni con “Piccolo infinito quotidiano”

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Un momento dell’allestimento

Sabato scorso al Castello di Ladislao di Arpino in provincia di Frosinone sede della Fondazione Umberto Mastroianni, che accoglie la più ricca e rappresentativa eredità di uno dei più eclettici e geniali scultori del ‘900 e la memoria di un’intera famiglia di artisti, i Mastroianni, ha aperto al pubblico “Piccolo infinito quotidiano”, un articolato percorso espositivo che raccoglie un’ampia selezione di opere realizzate tra il 2006 e il 2018 da Paolo Gobbi, settempedano, docente dell’Accademia di Belle Arti di Macerata. Tra le opere anche quelle realizzate per il cinquantenario (2016/17) della stampa a cura della tipografia Bellabarba, degli ‘Xenia’ di Eugenio Montale a San Severino di cui fu pronubo il prof. Giorgio Zampa amico e sodale del premio Nobel.

P.-GOBBI-parte-della-mostraLa mostra, aperta fino al primo luglio, curata da Maurizio Coccia, direttore di Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi (Perugia) e Loredana Rea, direttore artistico dell’istituzione arpinate, offre al pubblico una sorta di articolata narrazione, che si snoda tra gli spazi della collezione permanente e la sala per le mostre temporanee. I gruppi di lavori si presentano come tracce significative di una ricerca pittorica, giocata tutta sul filo della rarefazione, per rendere manifesta l’intensità dell’insopprimibile dialettica tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Nelle trame dei segni che si dipanano sulle differenti superfici Gobbi, infatti, crea un gioco sapiente tra visibilità e invisibilità, evidenza e indistinzione, assenza e presenza, per suggerire l’incommensurabilità di un tempo, che lentamente si insinua nelle profondità infinite dello spazio quotidiano.

È una mostra complessa, che la Fondazione Umberto Mastroianni (alcune opere del maestro, zio del grande attore Marcello, sono a Tolentino ed Urbino) ha realizzato in stretta collaborazione con Palazzo Lucarini Contemporary, a concretare la volontà di “fare rete” tra istituzioni diverse, eppure con lo stesso obiettivo: contribuire alla produzione di progetti legati alla contemporaneità della ricerca artistica. Il risultato è un’esposizione calibrata e di grande intensità, in cui la pittura, imprescindibile strumento di ricerca, indagine e verifica, è scelta come innesco di un inarrestabile meccanismo di rimandi e risonanze visive, che spalancano un varco nella complessità della realtà quotidiana, indicando la strada per andare oltre.


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