In quest’epoca senza certezze
si finisce per brancolare nel buio

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - “Tutto e il contrario di tutto” è il paradosso nel quale a volte cade anche la politica locale. Quale sarà, ad esempio, il futuro di Macerata? Commerciale, imprenditoriale, culturale? Le idee non mancano, si accavallano, reciprocamente si escludono e una via concreta con l’accordo di tutti – Comune e Università in primis – non è stata ancora imboccata. E gli anni passano

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di Giancarlo Liuti

Dopo l’ultima mia “Domenica del Villaggio” l’attento e cortese lettore Aldo Iacobini ha scritto quanto segue: “Come al solito si dice tutto e il contrario di tutto”. Lui, forse, non si riferiva a me, ma in generale alle tante opinioni che riguardano l’attualità e nelle quali, effettivamente, “si dice tutto e il contrario di tutto”. Ma anch’io, nelle cose che scrivo, non di rado perdo la bussola e, per l’appunto, finisco col dire “tutto e il contrario di tutto”, per cui le parole del signor Iacobini me le carico sulle spalle e ne faccio oggetto di alcune riflessioni sui tempi che stiamo vivendo.
Tempi nei quali il mondo intero, da Macerata a Roma, a Pechino, a Mosca, a New York, a Parigi, sembra aver perduto la capacità sia di dare una qualsiasi logica a quanto è accaduto fino a ieri sia di elaborare una credibile previsione per ciò che potrebbe accadere in futuro, e non fra qualche anno ma addirittura domani. La Corea del Nord, ad esempio, è un paese che oggi possiede un arsenale di armi atomiche con cui minaccia, un giorno sì e uno no, di radere al suolo ciò che le sta intorno. Ma ciò che le sta intorno – ad esempio la Corea del Sud , che ha buoni rapporti con gli Stati Uniti – minaccia a sua volta di radere al suolo l’altra Corea, quella del Nord. Però attenzione: ora siamo alla vigilia delle Olimpiadi invernali e la Corea del Nord ha deciso di parteciparvi a braccetto con la Corea del Sud sotto un’unica e festevole bandiera. Ecco dunque un caso in cui c’è “tutto e il contrario di tutto”.
Avanzo un’ipotesi. Non sarà che in questo frastornatissimo mondo stanno venendo man mano a mancare le cosiddette “certezze”, quei “punti fermi” della ragione o della fede dai quali partire e sui quali impostare la nostra esistenza per il domani? E non è forse vero che senza “certezze” le nostre coscienze sono costrette a brancolare nel l’oscurità di un interminabile dubbio? Mah! E non si creda che ciò riguardi soltanto le più importanti questioni mondiali. Scendendo via via verso il basso, infatti, ci accorgiamo che questo disorientamento sul presente e ancor più sul futuro coinvolge tutti, anche noi che giorno dopo giorno tiriamo a campare – tranquillamente, ma fino a quando? – fra il Chienti e il Potenza. Si pensi, per esempio, a Macerata. Quale dovrebbe essere il suo futuro? Commerciale, imprenditoriale, culturale? Le idee non mancano, ma rimangono idee. E gli anni passano.
Fantasie? Magari lo fossero! Proprio in questi giorni Papa Francesco ha detto che siamo a due passi dalla terza guerra mondiale (la seconda, nel secolo scorso, fece cinquantacinque milioni di morti). Un Papa pessimista? Parrebbe di sì. Ma nelle sue parole non manca – non può, non deve mancare – una ferma fiducia nell’infinita misericordia di Dio. Quindi un Papa ottimista. Vedete? Tutto e il contrario di tutto. Aldo Iacobini, allora, deve rassegnarsi. La Storia, quella con l’iniziale maiuscola, procede a caso, una volta verso il Bene, una volta verso il Male. E sempre senza avvertirci, senza dircelo prima.
Per vivere con meno patemi avremmo bisogno di “certezze”, ossia di approdi sicuri . Ma esse sono sempre state poche pure in passato e anche oggi vanno cercate,forse inutilmente, col lumicino. Meglio ieri? E ancor meglio ieri l’altro? Nient’affatto. A metà del Quattrocento il fiorentino Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico scrisse una canzone che invitava a godersi il presente e a “fregarsene” – scusate la brutta parola – del futuro: “Quant’è bella giovinezza / che si fugge tuttavia, / chi vuol esser lieto sia, / del doman non v’è certezza!”.


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