Perche è fallita una politica nuova nel 1948
70 ANNI DELLA COSTITUZIONE - Tra le poche donne elette nel primo parlamento repubblicano Maria Pucci, che rinunciò alla carriera politica
La Carta Costituzionale compie settant’anni. Venne firmata il 27 dicembre del 1947, dopo 18 mesi di lavoro dell’Assemblea Costituente, dall’allora Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, in una sala di Palazzo Giustiniani. Entrata in vigore il primo gennaio 1948, consta di 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali. Tra i protagonisti di quella stagione straordinaria i leader dei grandi partiti antifascisti, da Alcide De Gasperi a Palmiro Togliatti, da Giuseppe Saragat a Bernardo Mattarella, il padre del Presidente della Repubblica, da Concetto Marchesi all’azionista Piero Calamandrei. Tra loro anche 21 donne, 9 Dc e comuniste, 2 socialiste e una del movimento dell’Uomo qualunque, in rappresentanza delle donne che per la prima volta, nella storia italiana, il 2 giugno ’46, avevano esercitato il diritto di voto. Tra queste anche la maceratese Maria Pucci.
di Donatella Donati
L’articolo di Mario Monachesi dedicato alla professoressa Maria Pucci, prima donna nel consiglio comunale di Macerata e successivamente una delle poche donne elette nel parlamento italiano nel 1948 ha richiamato ricordi della mia adolescenza a Recanati, sono una recanatese di fede. Durante le campagne elettorali alle quali partecipavo da studentessa liceale senza alcun diritto di voto, insieme ai compagni più grandi anch’essi in attesa di acquisirne il diritto, come Claudio Corvatta, Franco Foschi, Peppino Campagnoli e Cesare Galardi. Andavamo ai comizi che si tenevano ponendo l’oratore in un palchetto di legno costruito alla bell’e meglio davanti alla chiesa di San Domenico, lasciando libero lo spazio intorno a chi voleva fare il contraddittorio. Non erano pochi quelli che intervenivano con domande odiose, spesso cattive perché alle spalle di qualche oratore la guerra ormai finita c’era l’amaro ricordo della dittatura fascista.
La Democrazia Cristiana aveva scelto tra le donne le sue migliore candidate e tra esse ricordo la maestra Pia Bettini, donna autonoma e intelligente, mai sposata e tutta dedita ai ragazzi del quartiere Addolorata, che tiro fuori dalla vita contadina e fece arrivare fino alla laurea. Maria Pucci, salita sul piccolo palco di legno seppe battersi con il comunista Rimatori, sempre molto aggressivo, con Silvio Corvatta che non le mandava certo a dire e con il più mite avvocato Minestroni, che in un incontro al teatro Persiani a favore della repubblica, si lascio sfuggire dopo aver esaltato l’arrivo della nuova organizzazione un appassionato “viva la monarchia”. Ma torniamo a Maria Pucci. Aveva una solida cultura e una fede profonda che sapeva esporre con le parole di un insegnante che sa il fatto suo e che conosce le vie del cuore delle persone con cui parla. Me la ricordo così, io ancora ragazzina, con il suo portamento di persona mite, senza brutti gesti o frasi aggressive davanti alla facciata di una delle più belle chiese di Recanati.
Aveva un cappottino bianco, i capelli corti e niente in mano se non l’asta del microfono. Non sapeva guidare e aveva sempre bisogno di qualcuno che la trasportasse, tempi duri per le donne che debbono dipendere in qualche modo dagli uomini. Dopo il comizio nel corso del quale si sottoponeva alle domande più strane, ricordo che qualcuno le chiese se sapeva cucinare, ripartì sorridente per nulla sconvolta dalla stupidità degli interventi. Chi la fece sorridere fu il cavaliere Luigi Flamini, destinato a una lunga carriera che le chiese quanti figli avrebbe voluto avere. In realtà ebbe due gemelle e un maschietto e se la cavò benissimo nella sua carriera scolastica che la portò fino alla presidenza dell’istituto magistrale di San Ginesio. Nel corso del tempo mi sono sempre chiesta, il perché della sua rinuncia alla carriera politica. La famiglia? E gli spacconi che dominavano il parlamento di Roma? Il non essere riuscita a fare alleanze con i parlamentari maceratesi o forse soltanto il desiderio di dedicarsi alla professione e alla famiglia? Così però abbiamo perduto tante donne che avrebbero potuto modificare l’assetto parlamentare italiano e presentare ai cittadini qualcosa di meglio di quello che presentano oggi.



che paese guareschiano, miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam , sì proprio magnam magnam…