Più poteri al commissario
e un terremotato in Parlamento

SISMA - I ritardi non riguardano solo le casette e la rimozione delle macerie ma anche l’avvio della ricostruzione degli edifici pubblici. Cosa si aspetta ad aprire i cantieri per municipi, caserme, case di riposo? Degli 80 milioni messi a disposizione dal Senato almeno la metà dovrebbero essere destinati alla microzonazione sismica
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Su Facebook è nata una polemica giornalistica scaturita da un confronto tra i risultati ottenuti dallo Stato quando intervenne per il terremoto del Vulture di magnitudo 6.7 nel luglio del 1930 e quanto è stato fatto dal Governo di oggi per l’emergenza del terremoto di ottobre 2016 nell’area dei Sibillini. Allora ci furono 1.404 morti e furono investiti dal sisma 50 comuni (ma i benefici andarono a 63 Comuni) e sette province di Basilicata, Campania e Puglia. I danni maggiori a Potenza, Matera, Benevento, Avellino e Foggia. La polemica ha riguardato il numero di case in cemento realizzate allora in tre mesi e sull’avvio della ricostruzione. Ovviamente risulta una certa discrepanza tra le cifre riportate da chi intendeva esaltare il regime del tempo e quelle invece risultanti dagli organi ufficiali.

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L’articolo del Secolo d’Italia che ha dato origine alla polemica

Ma il confronto tra allora ed oggi è fuori luogo perché dal 1930 al 2016 è cambiato tutto. Tuttavia alcune considerazioni possono essere fatte in particolare sui criteri adottati. Va subito detto che per le emergenze (visto che terremoti e alluvioni non risparmiano l’Italia) c’erano “Un piano di intervento” e “Tabelle di mobilitazione” aggiornate periodicamente. Inoltre in un binario morto della stazione di Roma c’era in sosta un “treno soccorsi”, con vettura comunicazioni e radio, un vagone medico con pronto soccorso, due vagoni di materiale sanitario e tende, un vagone destinato al sottosegretario ai lavori pubblici, due vagoni per il trasporto di cento carabinieri (per l’ordine pubblico ed evitare sciacallaggi nelle zone terremotate), un carro per le attrezzature di emergenza. Né va dimenticato che i prefetti avevano un ruolo più incisivo di oggi. Ed infatti fu il prefetto di Avellino a coordinare i primi soccorsi mentre il prefetto di Potenza fece in modo di far arrivare i generi alimentari alle popolazioni terremotate.

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Araldo Crollalanza

Arrivata a Roma la notizia del terremoto immediatamente partì per l’area del sisma il “Treno soccorsi” con a bordo il sottosegretario ai lavori pubblici che, resosi conto della vastità del territorio colpito, lo divise in quattro aree affidate a quattro ispettori superiori del Ministero. Subito dopo arrivò il ministro dei lavori pubblici Araldo Crollalanza che prese in mano la situazione e diresse personalmente tutte le operazioni rimanendo nell’area terremotata per sei mesi dormendo sul treno. Egli fece intervenire sul posto tutti gli uffici e il personale tecnico del Genio civile che fu autorizzato ad abbattere le case pericolanti. I militari di leva furono dislocati in sei aree per i soccorsi e per rimuovere le macerie. Nel frattempo i 115 bambini rimasti orfani o abbandonati furono sistemati nelle colonie o consegnati a famiglie affidatarie del luogo di residenza. Poiché le duemila tende arrivate con il treno soccorsi non erano sufficienti ad ospitare gli sfollati, furono ordinate mille baracche. Nel frattempo, facendo appello a tutte le aziende edili disponibili, si ordinò la costruzione di casette con progetti standard (su zoccolo di calcestruzzo, muratura in mattoni pieni, intelaiatura in cemento armato, compresi stipiti e architravi di porte e finestre, il tetto con struttura in legno e tavolato su cui poggiava una copertura di lastre di ardesia artificiale). Ogni casetta era divisa in quattro alloggi (di uno, due o più vani) con cucina e accessori, fornelli con cappa e canna fumaria, pavimenti in mattonelle di cemento. Contemporaneamente era iniziata la riparazione delle abitazioni con danni lievi sotto il controllo di geometri del Genio civile.

BorrelliLa cosa più evidente che emerge, rispetto ad oggi, è che la catena di comando era cortissima. C’era un ministro sul posto con pieni poteri. Ma soprattutto la macchina dei soccorsi si muoveva sulla base di un “Piano di intervento”, che oggi non abbiamo. Determinante il ruolo del Genio civile, dei soldati dell’Esercito e dei prefetti. Ma sicuramente c’erano anche i vigili del fuoco e altri corpi. Considerata la vastità del territorio colpito dal sisma questo fu diviso in quattro aree affidate a quattro ispettori superiori del Ministero mentre i soldati furono dislocati in 6 aree per essere più vicini alle popolazioni. Ma torniamo ai problemi di oggi che non sono soltanto quelli delle casette che arriveranno in pieno inverno o a primavera ma anche dei ritardi nell’avvio della ricostruzione e delle tonnellate di macerie ancora da portar via. Se ne è reso conto anche il capo della Protezione civile Angelo Borrelli il quale ha dichiarato che dopo un anno dal terremoto «non è normale che le case che hanno riportato solo lievi danni, vale a dire quelle classificate come B, non siano stati riparate e che, anzi, non siano nemmeno cominciati i lavori. Devono essere messe a posto subito». Inoltre, constatato che ci sono da portar via oltre 2,3 miliardi di tonnellate di macerie, ha detto che sono troppe e «si farà velocemente con l’impianto normativo che si sta immaginando e con la semplificazione del processo della ricostruzione». Raccomandazioni peraltro già fatte anche dal presidente della Regione Ceriscioli al commissario Paola De Micheli. Ma evidentemente c’è qualche…ritardo. Ma mentre si attende che parta la ricostruzione leggera degli edifici privati perché, con i soldi dello Stato (che si dice siano tanti), non si riparte con la ricostruzione degli edifici pubblici come le scuole, le caserme dei carabinieri, i municipi, i cimiteri, le case di riposo per anziani, le biblioteche, le pinacoteche, gli archivi? E non c’era anche un impegno di dotare ciascuna diocesi dell’area terremotata di depositi antisismici per mettere al sicuro e far rientrare nel nostro territorio tutte le opere d’arte ora disperse qua e là ma che appartengono a questa gente colpita dal sisma? Ma forse era solo una pia aspirazione.

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La scuola a San Ginesio demolita per far posto al Campus

A proposito delle scuole pubbliche ecco quanto è capitato al sindaco di San Ginesio, Mario Scagnetti: «San Ginesio – racconta il primo cittadino – tramite l’università politecnica delle Marche, ha consegnato la consulenza per il plesso scolastico nuovo il 2 marzo. La gara si è conclusa il 19 settembre e da quest’ultima data ad oggi si è andati avanti e indietro nella stesura della commissione per l’apertura delle buste. Evidentemente non si è capito che si agisce in emergenza e se fossimo in un rapporto tra privati l’uno potrebbe denunciare l’altro per danno diretto, perché impiegare due mesi di tempo per valutare un’offerta è una cosa assurda, soprattutto quando si parla di una scuola, un ospedale o una caserma. Poco tempo fa siamo venuti a sapere di una ditta siciliana che ha vinto la gara. Ora tutto di nuovo dovrà passare all’Anac e non sappiamo tra quanto tempo potranno partire i lavori».

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La statale 209 Valnerina riaperta a senso unico

 

Ma c’è anche il problema della viabilità con troppe strade ancora interrotte. A sollevare la protesta non sono le Marche ma l’Umbria ed infatti il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, ha dichiarato: «I tempi che ci prospetta Anas per il ripristino della viabilità con il fronte marchigiano non sono compatibili con la realtà. Non è pensabile che si possano riaprire le strade tra 10/12 mesi. Devono essere percorribili a primavera». Si tratta della statale 685 la Tre Valli Umbre interrotta dal sisma per i danni alla galleria di valico San Benedetto tra Norcia e Arquata. «A gennaio – prosegue il sindaco Alemanno – saranno terminati i lavori alla galleria ma ci è stato spiegato che la riapertura sarà solo per il cantiere per la sistemazione del viadotto. Per noi non è accettabile. Questo significa che passerà un’altra stagione fondamentale per l’economia di questi territori senza la principale arteria che collega Norcia, Castelluccio e tutta la Valnerina con le Marche».

Per non parlare poi del problema dell’assistenza agli anziani dell’area terremotata e che sono rimasti privi di radici, di abitudini, di punti di riferimento. Gli ultrasessantacinquenni sono 79.809 in tutta l’area del sisma e gli ultraottacinquenni sono 35.247, con 2.957  ultracinquantenni. Quindi la maggior parte di essi sono bisognosi di cure, di assistenza, oltre che di una casa. Un altro problema, che si aggiunge a tutti gli altri, è il fatto che al commissario straordinario alla ricostruzione Paola De Micheli (come peraltro anche al suo predecessore) sono stati dati pochissimi poteri anche se riveste il ruolo di sottosegretario allo sviluppo economico. Lo ha fatto capire lei stessa nell’ultima visita fatta a Camerino quando ha detto che per la ricostruzione del carcere il competente ministero ha i fondi disponibili, ma trattandosi di nuova struttura la competenza non è del commissario. Anche per altri problemi della città di Camerino ha detto chiaramente che le risposte devono venire dai “ministeri competenti”. In pratica pensiamo di non sbagliare se diciamo che le hanno concesso più o meno i poteri dei prefetti.

parlamento.jepg_E veniamo alle elezioni politiche del marzo 2018. Non vi sembra il caso che, di fronte ad un evento sismico così devastante come quello del 2016, almeno un cittadino residente nell’area dell’epicentro del terremoto debba essere inserito nell’elenco dei candidati “blindati” che entrano di diritto nel Parlamento? Ci ha pensato qualcuno dei tanti partiti che si sono tanto spesi per dimostrare solidarietà a questo territorio? Forse ancora no ma sono in tempo per provvedere: infatti, a parte qualche velleità personale, non mancano sindaci di spessore né personaggi che meritano questo riconoscimento. Ma intanto si è pensato bene di creare dei collegi elettorali in modo tale da “spacchettare” perfettamente la provincia di Macerata in collegi in cui i votanti degli altri comuni di Ascoli, Ancona e Fermo sono di volta in volta preponderanti, tanto che forse neppure i nostri ex parlamentari riusciranno a farsi eleggere.
Infine una bella notizia: il Parlamento ha messo a disposizione dei terremotati 80 milioni. Perché la metà di questi milioni non viene destinata alla microzonazione sismica di tutto il territorio terremotato? Si eviterebbe di ricostruire ex novo o di fare il miglioramento sismico in aree che rischiano, al prossimo terremoto (che sia il più lontano possibile!) di crollare addosso agli abitanti perché non si è voluta fare una microzonazione corretta. Poi, non potranno dire che i soldi non c’erano.



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