Quando Luigi Cristini salvò il Feronia
da sicura demolizione
SAN SEVERINO - L'architetto si è battuto in ogni modo per evitare che la struttura neoclassica, inagibile, venisse demolita. I funerali domani alle 15 nella chiesa di San Lorenzo
Si terrà domani pomeriggio alle 15 nella chiesa di San Lorenzo a San Severino, l’ultimo saluto a Luigi “Gigetto” Cristini, spentosi ad 88 anni, l’architetto settempedano noto per essere stato il progettista del traforo del Cornello ed ex consigliere comunale. In tanti si stringeranno intorno al figlio Luca Maria ed alla moglie Virginia. Coloro che negli anni hanno seguito le vicende della città, ricordano un aneddoto importante, che lega indissolubilmente Cristini, al Feronia e ad una sua tenace azione di salvataggio, che ha strappato questo gioiello artistico ed architettonico alla minaccia di demolizione. Conferma il ricordo popolare, Francesco Rapaccioni direttore artistico del teatro cittadino. “San Severino ha un gioiello come il teatro Feronia, che è di proprietà comunale, sicuramente tra gli artefici del salvataggio e la cessione gratuita al Comune, ci sono Gigetto Cristini ed il fratello Giancarlo”, spiega Rapaccioni.
Le carte raccontano che nel 1960, il teatro opera di Ireneo Aleandri, notevole esempio di architettura neoclassica, allora di proprietà privata di una trentina di “condomini”, fu dichiarato inagibile. Quattro quote appartenevano al Comune, una di queste al padre dei due battaglieri fratelli Cristini. La maggior parte era per l’abbattimento, ma loro si opposero fermamente. Fortunatamente nel 1961 il teatro fu dichiarato monumento nazionale e loro iniziarono a lavorare e a contrastare qualsiasi ipotesi in tal senso, fino a quando nel 1969 fu interamente ceduto al Comune. Dopo lunghi ed importanti lavori di restauro fu aperto nel 1985, con un concerto lirico di Katia Ricciarelli.
Addio all’architetto Luigi Cristini, sognava una viabilità veloce per la Valle del Potenza
