Ricostruire a 360 gradi:
nasce San Ginesio Hub
SISMA - Presentato a Rimini il progetto voluto dalla Compagnia delle opere Marche Sud e dall'amministrazione comunale. In centro sarà creato uno studio dove convergeranno professionisti di vari settori per supportare lo sviluppo del territorio dopo il terremoto

La presentazione del progetto
Si chiama San Ginesio Hub, ovvero laboratorio di Human Urban Build, il progetto che vuole pensare in modo nuovo lo sviluppo di San Ginesio. L’accordo è stato sottoscritto e fortemente voluto dalla Compagnia delle opere Marche Sud, e dall’amministrazione sanginesina, e porterà all’allestimento in pianta stabile, nel centro storico, di uno spazio-atelier in cui si confronteranno professionalità e imprenditorialità locali, personalità dell’università di Camerino e dell’università politecnica delle Marche con specifiche competenze nei settori dello sviluppo territoriale, dell’economia urbana, del marketing e della comunicazione, la società di studi economici Nomisma, aziende associate ed esperti di progettazione e sviluppo. L’obiettivo è quello di far progredire di pari passo ricostruzione del tessuto sociale e ricostruzione della città dopo gli eventi sismici. In particolare, le attività del laboratorio permanente si porranno come sostegno e supporto a strategie e progetti specifici di sviluppo territoriale in capo all’amministrazione. Il protocollo d’intesa è stato firmato a Rimini alla fine dell’incontro “Ricostruire l’umano, ricostruire le città. Tavola rotonda di presentazione del laboratorio ricostruzione post sisma a San Ginesio”. Sono intervenuti Mario Scagnetti, sindaco di San Ginesio; Emanuele Frontoni, presidente della Compagnia delle Opere Marche Sud; Marco Marcatili, Nomisma; Flavio Corradini, Rettore dell’Università di Camerino; Alberto Mazzucchelli, ingegnere coordinatore del progetto.
I COMMENTI – “Apprezzo particolarmente il San Ginesio Hub Lab – ha dichiarato il presidente della Compagnia delle Opere Bernhard Scholz – perché quando ho visitato la città a marzo, avendo ascoltato le persone e attraversato la zona rossa, mi sono reso conto del fatto che i cittadini di San Ginesio, che avevano perso la loro città, in un certo senso l’avevano riscoperta, come luogo di relazioni, di vita, di esperienze umane. Questo spirito sarà fondamentale nel progetto: non bisogna pensare di mettere in stand by umano e sociale, nell’attesa della ricostruzione post sisma che diventa una parentesi in cui si aspetta. E’ necessario che per tutti la ricostruzione sia un’esperienza umana completa”. ”Abbiamo pensato – ha aggiunto Scagnetti – che fosse importante un confronto tra più realtà, per individuare quale potesse essere la continuità o l’innovazione per San Ginesio. Mentre la ricostruzione non ci preoccupa, perché siamo certi del fatto che le risorse ci siano, ci preoccupano i modi per ridare vita, speranza alla nostra comunità. Abbiamo cominciato a pensare al nuovo plesso scolastico, stiamo preparando la nuova sede comunale. E ci sono nuove opportunità per San Ginesio che dobbiamo cercare di cogliere”.
Ch’adé? de che parla? che vurdì st’articolo sul giornale? Quale ginesina di nascita- così riporta la mia carta d’identità- presso l’ormai bello ed estinto ,da anni ed anni, Ospedale Civico locale- sono riuscita a leggere soltanto le prime 5 righe della nota stampa e non oltre, per rifiuto personale, in quanto, due scritte in italiano corrente e comprensibile, tre in inglese; la qual cosa mi puzza di fumogeno, come sempre accade quando una cosa la puoi benissimo pensare ed esprimere nel nostro ricco vocabolario italiano, e invece no, al posto suo si ricorre al british, che fa più chic senz’altro, ma purtroppo, anche, sempre privo di progetto e sostanza come si evince dal presente comunicato per un piccolo Comune dell’entroterra marchigiano quale San Ginesio , dove HUB sta per ” Human Urman Build “, e che tradotto, letteralmente, sta a significare: non faremo una cippa di cavolo per rimettere in piedi la San Ginesio che era da milleni a questa parte prima del grave sisma di un anno fa. Lasciamo perdere, poi, il chiamare “sanginesini” gli abitanti di San Ginesio, che appare proprio una forzatura agli occhi di chi inventa neologismi non avendo , evidentemente, altri pensieri vitali, per cui si dedica, in quel di San Ginesio , a proporre termini senza alcun fondamento storico-linguistico, verso gli abitanti di San Ginesio col ribattezzarli all’impronta ” sanginesini”, nel mentre è attestato, perchè così sempre stato, in virtù di lingua madre e materna tramandata fino a noi, tutti, si sono chiamati “ginesini”. Punto e basta, cari moderni piddiisti della mia cippa, che se pensate di ricostruire San Ginesio così, fra l’english e le ribattezzazioni da voi inventate al momento , avete già fatto un grosso buco nell’acqua, fatevelo dire.
Se però così lo capirete meglio , col mio inglese sgrammaticato , vi scrivo : “We are not enghlish never, but medieovalia’s ginesini for ever ”
: te capìì? chi deve capì, chi muove i fili oggi senza avere le giuste coordinate per farlo, sono certa, avrà capì, anche se rosica e rimugina sul suo vero ruolo politico. E adesso, con permesso, fatemi fare una bella risata per loro tutti…ahahahahah!
As if it were antani.
Ammò per fa un Pab a San Ginisiu ce vole a fa le marchetting? Che ve mbriachete alla taola rotonna e dopo iete a costrui le casette co la sabbia? Ma perché non parliti come magnite coscì ve capisciti? Anch’io nun c’aiu niente da fa, possu veni su, me porto pure moccò de sarcciccete de fegato?