Centioni lascia pure Vince Civitanova:
‘Deluso, peggio ora che con Corvatta’
IL CASO - Dopo le dimissioni, l'ex presidente dei Teatri si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Abbandona anche la sua lista civica e lancia un messaggio al sindaco: "Promesse non mantenute, inizi a pensare alla città". Silvia Squadroni in pole per la guida dell'azienda speciale
di Laura Boccanera
Non solo si è dimesso dalla presidenza dei Teatri di Civitanova, ma ha lasciato anche Vince Civitanova e ora Francesco Centioni lancia un ammonimento al sindaco Fabrizio Ciarapica: «su di me non può decidere, ma è bene che il sindaco cominci a pensare alla città, tutte le promesse fatte non sono state mantenute». E’ deluso l’ormai ex presidente dell’azienda speciale TdC, una nomina lampo la sua, durata appena 20 giorni. Questo il tempo di reggenza, alla prima riunione Centioni ha già trovato elementi di disaccordo con la giunta e in particolare con l’assessore alla cultura Maika Gabellieri. Questo all’origine dello strappo che è maturato questa settimana. Centioni dà la sua versione dei fatti. «Lunedì ci siamo incontrati con il cda e con sindaco e assessore – spiega -. Hanno chiesto che i Teatri si occupassero dell’evento sportivo che è in corso al Varco sul mare. Siamo stati contrari, supportati anche dal direttore che ha palesato quali fossero i problemi. A quel punto ci si era accordati affinché fosse l’assessorato a seguire tutto. Il giorno dopo però appena arrivato in ufficio mi viene consegnata una lettera protocollata il giorno stesso sebbene firmata il 24 dal sindaco in cui si chiedeva che l’Azienda si occupasse dell’evento. Ci siamo sentiti tutti presi in giro, il cda era compatto a respingere questa richiesta. E’ assurdo, avevano deciso tutto senza interpellarci, c’era già anche il logo sulle locandine». Poi lo sfogo politico per la delusione e l’amarezza di veder sfumato un progetto in cui Centioni aveva creduto in prima persona. «Le mie dimissioni sono irrevocabili – aggiunge – è ora che Fabrizio anziché pensare a me, inizi a pensare ai problemi della città. Farmi passare come l’artistoide pazzo non attacca, la mia coscienza mi diceva che così non era possibile lavorare, mi spiace solo per la gente che avevo incontrato e per i progetti che potevamo portare avanti indipendentemente dal colore politico, non sono certo che ora sarà possibile. Il consiglio che do all’amministrazione è di iniziare a decidere le cose importanti per la città tanto sbandierate in campagna elettorale a destra e a manca come sicurezza, degrado e pulizia. Mi pare che la città sia peggio ora di quando c’era Corvatta. Non mi riconosco neanche più nei valori che avevano fondato Vince Civitanova, che è stata una grande delusione. Tutte le promesse fatte non sono state mantenute». E se per Centioni la questione è archiviata, per l’Azienda teatri si apre la scelta di nominare un nuovo presidente. La scelta dovrebbe ricadere su Silvia Squadroni, già ex assessore della giunta Mobili e vicina a Vince Civitanova.
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Questa storia non mi piace. Forse qualcuno non ha capito che comunque bisogna rispettare il ruolo delle parti. Il mio compito è questo, se tu mi chiedi di fare quest’altro e io giudico che non è nelle mie competenze o che non sono all’altezza di farlo perché mi vuoi ordinare di farlo. Poi che ordiniamo? Qui non siamo né in caserma e né al ristorante. Fanno bene quelli che prima di sposarsi fanno un contratto che in caso di separazione fissa già tutto quello che accadrà secondo tutti i cavilli ben elencati e chiari. Qui non è stato fatto magari perché si prevedeva almeno da una parte che per fare le cose per bene si usasse almeno il buon senso, il bob ton, il dialogo. Non stiamo parlando del rapporto tra il padrone e l’operaio che con Renzi dopo aver tolto l’art. 18 dei lavoratori si deve mettere un catetere per non abbandonare il posto di lavoro in caso di necessità. Qui non si lascia solo un ruolo tecnico, ma addirittura un’associazione politica dove il soggetto in questione si è speso in tutti i modi, so, anche economicamente. Una volta e adesso è lo stesso, si diceva e si dice: ” T’ha portato l’acqua co’ le recchie “. Mollo qua. No no, questa storia non mi piace.