“Ed il viaggiar m’è dolce
in questo mare”

Da Colfiorito una proposta unitaria per Umbria e Marche: ciauscolo di Muccia e Carta dei sentieri dell’altopiano

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Maurizio Verdenelli e Lucio Biagioni

 

di Lucio Biagioni

(foto di Giorgio Clementi)

Non ha confini la Terra di Mezzo, quei territori umbro-marchigiani che né marchigiani sono né umbri, e sugge da un’unica fonte, fatta di storie e di fiera gente tenace dell’altopiano, di tradizioni e prodotti millenari che compongono un monumento e un patrimonio comune. Unite nel lavoro, negli stili di vita, nella gioia e nelle calamità, anche il terremoto le ha affratellate, terre e popolazioni. E insieme, Umbria e Marche, lavorano per ricostruire. Il senso della grande festa popolare che questo mese Colfiorito, con la collaborazione del comune di Muccia nel Maceratese, ha organizzato in due tempi (il primo dedicato alla “patata rossa”, conclusosi ieri; il secondo, previsto dal 25 al 27 agosto, epifania del “pesce dell’Adriatico” visto dall’Altopiano) è tutto qui: senza confini, per un futuro di sviluppo, nel solco di tradizioni religiosamente (una religiosità che è insieme celeste e ctonia, che partecipa del Cielo e delle viscere della Terra) mantenute e proiettate nella modernità prossima ventura.

muccia-colfiorito-29-265x400Hanno ribadito soprattutto questo le due iniziative congiunte dedicate alla riflessione, che si sono svolte all’interno della tensostruttura montata a questo scopo nel cuore festoso e affollato di gente della Sagra, quest’anno presieduta da Stefano Morini: l’una, dedicata ad un prodotto-simbolo di queste terre, il ciauscolo; l’altra, una singolarissima “Carta dei sentieri tra Umbria e Marche”, pensata per il viaggiatore del Terzo Millennio che, fra ecologia e turismo, strizza l’occhio all’antico, ai mercanti e ai viandanti che nei secoli hanno percorso e attraversato l’altopiano, ma senza rinunciare al “colpo d’ala” offerto dai moderni servizi di trasporto e dalle amenità delle “facilities”.

muccia-colfiorito-7-325x215Il ciauscolo (presente con i produttori: eredi Bartolazzi, Paolo Lana e Fabio Capitani, ed  Alessandro Loreti: Laboratorio ‘Pasta fresca da Luciana’) come simbolo dell’Altopiano e di Muccia? “Ho un sogno: ciauscolo e il mistrà Varnelli, ormai cult nazionale, come binomio della ripartenza del mio paese devastato dal sisma” dice Baroni. Ma c’è ancora di più. Senza la mediazione simbolica, “il ciauscolo è l’altopiano”, dice Renato Mattioni, giornalista e scrittore, nato a Visso, milanese d’adozione e, da quando recentemente è diventato capo di gabinetto della Confcommercio a Roma, pendolare fra le due capitali, per dir così, eppure strenuamente legato alle terre d’origine, tanto da trascorrere le vacanze con la famiglia a Civitanova.

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Mario Baroni

E proprio da Civitanova, nel tardo pomeriggio assolato di questo agosto canicolare, Mattioni approda a Colfiorito, per presentare (con chi scrive e con Maurizio Verdenelli e il sindaco di Muccia Mario Baroni) il suo libro “Non di solo pane/ Le storie del ciauscolo”. È un libretto svelto nel formato, e densissimo di contenuti, scritto da una penna letterariamente educata e virtuosa, che si abbevera – al modo di un Gadda dell’Altopiano – alle fonti antiche del dialetto, del termine vernacolare che fa ripullulare terre e borghi di mondi scomparsi, dall’antica Roma ai nostri secoli contigui, in un procedimento che ricorda –con una verve tutta letteraria – i celebri storici francesi delle Annales, che intorno ad un prodotto, fossero la vite o il grano, ricostruivano tutta la storia, che diventava cultura materiale, modi di vivere e mentalità.

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Renato Mattioni

Nostalgia dell’antico? Non per Mattioni. Per lui la storia è vita, attraverso cui, rilanciando l’idea di un consumo globalizzato del prodotto locale e di un turismo globalizzato anch’esso che un tempo si sarebbe detto cosmopolita, passano la ricostruzione, il riscatto e lo sviluppo dei territori: il ciauscolo e ciò ch’esso veicola (storia, cultura, territori) deve passare per Tweets e Socials, allargare i propri confini ovunque, con ogni mezzo lecito, senza cedere a purismi di retroguardia. E benvengano allora, dice Mattioni per paradosso, anche i prodotti “fake”, quei “parmesan” e compagni che all’estero fanno il verso ai prodotti italiani di qualità, se possono servire ad allargare nel mondo la potenziale platea e a far venire voglia di mangiarli davvero, i prodotti veri, al turista globalizzato.

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Paolo Gubbini

Quel turista pluriverso, ormai anacronisticamente detto alternativo, utente di Internet, amante della natura e della tecnologia, che da oggi può disporre di uno strumento, per ripercorrere antiche vie, tratturi e strade di pellegrini. La “Carta degli Itinerari tra Umbria e Marche”, ha spiegato il consigliere delegato del Parco di Colfiorito Paolo Gubbini, propone percorsi escursionistici e cicloturistici. Senza rinunciare, se lo si vuole, alla superstrada e alla ferrovia. In teoria, si potrebbe partire la mattina presto da Roma in treno o in bus, tirar fuori la bici, farsi la scampagnata, e rientrare in tempo se si avessero appuntamenti per l’indomani. “È una sorta di rete – spiega Gubbini -, che consente di alternare fra loro le diverse tipologie sportive, trekking, bici e mountain bike, integrandole con l’offerta del trasporto collettivo, ferro o gomma”. La Carta indica tutto, strade e sentieri, ovviamente, ma anche rocche e castelli, siti archeologici, fontane, campeggi, punti di osservazione naturalistica, pareti per arrrampicate, e anche il tipo di vegetazione incontrata. Gubbini, sulle orme dei teorici del camminare a piedi, che si chiamino Robert Walser o Bruce Chatwin, che più si avvicinava a questo modo integrato, lo chiama “un viaggiare dolce”. Cioè sostenibile. Dal Quadrilatero al Quadriciclo, insomma, titolerebbero i cronisti. O, visto che qui Leopardi è di casa, “Ed il viaggiar m’è dolce in questo mare”.

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