Il diario di guerra
di Amerigo Buonaccorsi
per le serate al Circolo vela
PORTO RECANATI - Una cronaca giornaliera dal 22 maggio 1915 all' 11 giugno 1916. Giovedì 17 agosto alle 21.30 interverranno: Angiola Maria Napolioni, Luciano Magnalbò, e Lucio Bugli
Giovedì 17 agosto alle 21.30 verrà presentato, in occasione degli incontri culturali al Circolo Vela Porto Recanati il “Diario di Guerra di Amerigo Buonaccorsi”, una cronaca giornaliera che va dal 22 maggio 1915 all’ 11 giugno 1916. L’autore mosso da un vivo entusiasmo iniziale per l’andare in guerra per la Patria – entusiasmo che a poco a poco si spegnerà tra distruzioni di interi paesi e innumerevoli morti – viene arruolato nel corpo Automobilisti in quanto si presenta volontario con la propria vettura – una Lancia – e con Domenico, il suo meccanico personale, che lo seguirà dal primo all’ultimo giorno. Amerigo Buonaccorsi, conte di Castel San Pietro in Sabina, è figlio di una principessa Chigi, conduce alte frequentazioni, e più di un secolo fa andava a sciare a Saint Moritz vincendo gare di decathlon. I suoi amici – che mai però enfatizza nel diario nominandoli come semplici tenenti – appartengono a note e importanti famiglie come i Rusconi, i Ricasoli, i Faa di Bruno, gli Albertini (del Corriere della Sera), gli Antici Mattei e i Del Drago (entrambi principi romani). Nel 1916, di stanza a Padova, frequenterà i migliori salotti della città, e andrà a trovare a Venezia il cugino Paolo Labia, il cui palazzo di famiglia, ora sede della Rai, si affaccia maestoso e barocco sul Canal Grande.
Il diario segue un unico filone, quello della guerra raccontata tra trincee e retrovie giorno per giorno, ed è ricco non solo di osservazioni antropologiche e di scene di dolore e di morte, ma anche di descrizioni di paesaggi stupendi e di tramonti fiammeggianti; e vi è anche una parentesi in un reggimento di cavalleria, dove si scopre che Amerigo era anche un buon cavallerizzo nonché uomo dotato di humor. La cronistoria, serrata e intensa, ci conduce a bordo della Lancia a Ronchi, San Canziano, S. Valentino, Latisana, Monfalcone, Isola Morosini, Aquileia e Grado, e un giorno di grande luce, dal Carso, da dove si riesce a vedere Trieste. Lo stile è semplice e immediato, proprio del cronista. Amerigo è laureato in scienze sociali ed è una persona colta ed un osservatore attento, spesso minuzioso: non per niente è anche un provetto fotografo, che sa sviluppare e stampare le foto che scatta con la sua amata a lodata Vest-Pocket. Tornerà alla fine della guerra a Palazzo Buonaccorsi (che lui signorilmente chiama semplicemente sempre e solo casa) con un archivio fotografico di centinaia di pezzi, di cui una parte è conservata a corredo del diario, che l’autore conclude l’11 giugno 1916, precisandone il perché con questa nota di 36 anni dopo: “Il diario che oggi, 7 marzo 1952, ho riletto non senza viva emozione, fu qui da me interrotto, dato che la
lunga sosta in Padova, dal giugno ’16 all’ottobre ’17, alla ritirata di Caporetto, non ha presentato niente di notevole. Nell’ottobre ’17 fui trasferito con tutto lo Stabilimento a Parma, ove rimasi sotto il comando del maggiore Duse sino al maggio del ’18; per gli avvicendamenti al fronte fui trasferito al comando III Autoparco Mira (Venezia) comandante maggiore Corni, aiutante maggiore capitano Peppino Pavoncelli, che vollero trattenermi con loro. Nell’ottobre ’18 fui mandato a fare il giro del fronte con una missione americana e fui con essa al comando supremo a Villa Giusti (Padova) a colazione con Diaz e Badoglio. Lasciai la missione a Torino ed al ritorno fermandomi a Parma, fui colto da influenza grave (spagnola). Nel frattempo avvenne la nostra offensiva e l’avanzata su Trieste. Guarito raggiunsi il mio autoparco a Trieste ove rimasi dal novembre ’18 all’aprile ’19 congedandomi ai primi di detto mese, con speciale telegramma di Badoglio dietro interessamento di donna Maria Mazzoleni.
Interverranno: Angiola Maria Napolioni, principe dell’Accademia dei Catenati, che commenterà il diario e le sue foto, Luciano Magnalbò, che inquadrerà l’autore nella sua storia, e Lucio Bugli, presidente del Circolo Nazionale Aprilia, che illustrerà il modello e le caratteristiche della vettura Lancia. Il manoscritto – che compie 100 anni – è stato”tradotto” e digitato da Elisabetta Fabrini, che ne ha fotografato tutte le pagine, e ne ha curato una didascalia ed un vocabolario; il Copyright appartiene al conte, Flavio Buonaccorsi di Castel San Pietro in Sabina, e ne è vietata ogni riproduzione non autorizzata.

