La nostra crisi di felicità
dipende dall’olio di palma!

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Non sappiamo vivere senza paure e ogni volta dobbiamo trovarne una nuova

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liutidi Giancarlo Liuti

L’olio di palma, che ovviamente si ricava dalle palme, è diventato un tremendo veleno per l’umanità. Il che è assurdo, come nel mio piccolo tenterò di dire. Ma così va il mondo. Ormai viviamo di paure, senza paure la nostra vita sarebbe insopportabilmente noiosa. Ecco allora che in televisione, nei giornali, nei supermercati e nei negozi di generi alimentari se ne parla moltissimo, dell’olio di palma, tentando in ogni modo di garantirci, ma inutilmente, che i nostri acquisti e i nostri consumi di roba commestibile non ne siano diabolicamente contaminati . Una volta si esaltavano la genuinità e la bontà delle bistecche del macellaio o delle torte del pasticcere, mentre a questi pregi, oggi, badiamo meno: l’importante, per noi, è che sia escluso il rischio d’imbattersi nell’olio di palma. Dovunque e sempre più spesso siamo raggiunti da questa confortevole espressione che sembra salvarci la vita: “Senza olio di palma”. La qual cosa ci libera da un incubo. A volte capita che a casa o in un ristorante mangiamo male o malissimo? Pazienza. Purché “senza olio di palma”. Altrimenti, finiremmo, come si diceva una volta, a far terra per i ceci.
Ma davvero questo satanico olio nuoce così tanto alla salute? Un recente e autorevole convegno scientifico svoltosi nel dipartimento di farmacia dell’ateneo “Federico Secondo” di Napoli ha accertato che esso non ci fa affatto male. Parole al vento! La demonizzazione è continuata peggio di prima, oltretutto – ecco il vertice dell’assurdità – con provvedimenti stavolta “politici” che sono ufficialmente varati da soggetti votati a ben altri uffici, come, nelle nostre Marche, il Consiglio Regionale, dove, su iniziativa del membro “grillino” Gianni Maggi , nel Piano regionale per il Diritto allo Studio (sic!) è stata addirittura inserita la categorica espressione “prodotti non contenenti olio di palma” (ripeto: sic!). Mio sospetto, di cui immediatamente chiedo perdono: non sarà che a qualcuno comincia a girargli la testa?
A pensarci meglio mi rendo conto che per una serie quasi infinita di ragioni – in primis il troppo lento sviluppo dell’Italia in generale – la nostra cara patria non brilla in Europa a causa dell’eccessiva disparità sociale ed economica fra i cittadini delle regioni meridionali, centrali e settentrionali. E qui l’olio di palma non c’entra. Inoltre l’Istat afferma che gli italiani al di sotto della soglia di povertà sono più di cinque milioni, cosa che fa rabbrividire. E anche qui l’olio di palma non c’entra nulla. E allora perché quest’accanita animosità contro di esso? Semplicemente perché occorreva trovare qualcosa che simboleggiasse e giustificasse la paura. L’abbiamo trovata? Sì, l’olio di palma. Funziona come scatenante di paure? Alla perfezione, ne siamo tutti terrorizzati.
La ragione sono le paure. Di paure, ultimamente, ne abbiamo avute e ne abbiamo parecchie: la crisi economica, il terremoto, l’invasione dei migranti, la mancanza di lavoro, le scorribande della delinquenza organizzata. E ci siamo abituati a vivere di paure. Non ci fossero le paure, la vita ci sembrerebbe priva di senso. Per cui le andiamo cercando, le paure. E ultimamente ne abbiamo trovata una nuova: la paura dell’olio di palma. Assurda, ripeto, perché quest’olio non fa male a nessuno. Ma l’abbiamo fatto diventare l’immagine incombente del demonio e purtroppo funziona alla perfezione.


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