Le rubano l’auto,
assicurazione condannata a risarcire
“Ma ancora non ha pagato nulla”

CIVITANOVA - Alcuni malviventi avevano portato via una Bmw X5 a una donna che, non venendo risarcita dalla Unipol Sai con cui aveva una polizza furto, ha fatto causa. ll giudice le ha dato ragione, ma la compagnia non ha versato alcun indennizzo. Il legale ha segnalato la vicenda all'Istituto di vigilanza
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L’avvocato Maurizio Vallasciani

 

di Gianluca Ginella

Va in ospedale per partorire e le rubano l’auto, a distanza di sei anni il giudice condanna l’assicurazione (con cui la vittima aveva una polizza furto) a risarcire ma dopo oltre due mesi la donna non ha visto un euro. A trattare la pratica sono le aree speciali della compagnia che hanno avanzato dubbi sul furto: la donna non aveva riconsegnato una fantomatica terza chiave dell’auto (che non esiste) e il fatto che il ladro, multato per eccesso di velocità a Termoli la stessa notte del furto, non potesse trovarsi così lontano nell’arco di 1 ora e 40 minuti (cosa che invece secondo il giudice è possibile). Tutto era cominciato nell’ottobre del 2011 quando una donna cinese che vive a Civitanova, Zheng Rongrong, 30 anni, è andata in ospedale a partorire. In casa è rimasto il padre. Mentre l’uomo stava dormendo erano entrati dei ladri che hanno portato via oggetti per circa mille euro e preso le chiavi di una Bmw X5 acquistata qualche mese prima. I malviventi poi si sono allontanati a bordo dell’auto. Questo intorno alle 3 di notte. Alle 4,40 un autovelox in autostrada ha registrato il passaggio della vettura a 189 chilometri orari a Termoli (che ha portato a una multa recapitata a casa della proprietaria). Dopo la denuncia di quanto accaduto, l’assicurazione, con cui la donna aveva una polizza furto, non ha pagato e la donna si è rivolta all’avvocato Maurizio Vallasciani. E’ così iniziata una causa civile al tribunale di Macerata. La sentenza, del giudice Corrado Ascoli, è arrivata a maggio con la condanna della società Unipol Sai a risarcire 50mila euro alla donna, disponendo anche l’immediata esecutività della sentenza. Ma dopo oltre due mesi l’assicurazione non ha ancora pagato. «Va precisato che il caso in questione non è gestito dagli ordinari ispettorati ma dalle aree speciali, con le quali è impossibile ogni contatto telefonico, epistolare o personale, limitandosi i rapporti alla persona del professionista che ha curato il giudizio civile – dice l’avvocato Vallasciani –. Oltre al danno, quindi, la beffa. Sorge spontaneo chiedersi se le famose e fumose “aree speciali” possano essere esonerate dal rispetto di una sentenza emessa da un giudice, in tal modo svincolate dal rispetto delle norme edittali e procedurali. La vicenda è stata segnalata all’Istituto di vigilanza, auspicando una concreta e rapida soluzione». La Compagnia avanzava dubbi sul furto. In primo luogo perché la proprietaria non aveva consegnato la terza chiave dell’auto. Ma il titolare della concessionaria che ha venduto la vettura, sentito come testimone, ha spiegato che ne aveva consegnate solo due. Altro punto il fatto che l’auto si trovasse alle 4,40 del mattino a Termoli, che per la Compagnia non era possibile se il furto era stato compiuto a Civitanova alle 3. Il giudice invece ha rilevato che, con una velocità tra i 150 e i 190 chilometri orari la cosa è assolutamente possibile.

 



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