Bollino rosso fino a domenica:
“Poi si torna ad un’estate normale,
ma è allarme acqua”
AFA - Il meteorologo Redo Fusari: "Da giovedì prossimo temperature in linea stagionale, ma senza pioggia siamo nei guai". Coldiretti: "Stress per gli animali crolla produzione di latte e formaggi"
di Gabriele Censi
Non sprecare l’acqua, sistemare gli acquedotti che sono dei colabrodo, mettere a punto altri invasi per immagazzinare l’eccedenza invernale. E’ la ricetta a breve e medio termine che il meteorologo Redo Fusari dell’Osservatorio di Macerata stila per affrontare quella che sta diventando un’emergenza planetaria e non risparmia il nostro territorio. “C’è una spinta di area calda che risale da zone tropicali, ieri a Macerata la massima è stata di 41,4 gradi e anche di notte non si è scesi sotto i 25. Un clima che impedisce anche il riposo notturno e sarà così fino a domenica. I livelli di norma stagionale dovrebbero tornare per giovedì 10 agosto, ma resta il problema della pioggia che non è ancora nelle previsioni. Giugno e luglio hanno avuto meno di un terzo delle precipitazioni medie storiche”.
Una situazione che allarma anche gli operatori agricoli: “Con il caldo aumenterà lo stress per gli animali e porterà un ulteriore calo di produzione di latte e formaggi”. A lanciare l’allarme è la Coldiretti regionale sulla base dei dati Ucea. Oltre ai rischi per gli animali, il fenomeno porta ad un aumento dei costi per gli allevatori, per i maggiori consumi di acqua ed energia oltre che per un’alimentazione ad hoc per le mucche, ricca di sali minerali e altre sostanze utili a contrastare l’afa. Ma continua a calare anche la produzione di latte, -30 per cento rispetto alla norma, mentre il caldo assedia anche gli ovili, dove il crollo è addirittura del 50 per cento, con i pastori che sono stati costretti a smettere di mungere due mesi prima del normale. “Un fenomeno – spiega Coldiretti – che si ripercuote anche sulla produzione di formaggio pecorino e che è principalmente legato alla mancanza di fieno fresco, con le temperature record che hanno “bruciato” fino al 50 per cento dei foraggi per l’alimentazione degli animali. Ma gli allevatori sono in difficoltà anche a garantire la stessa acqua per i capi, con il terremoto che ha “spostato” le falde idriche, lasciando all’asciutto molte aziende”.

