“Unimc non si inchini
alla tv e al culto della celebrità”
OPINIONI - La lettera di un ex studente e ricercatore che critica i criteri di scelta del Laureato dell'anno, premio conferito sabato al giornalista Sky Maurizio Compagnoni
Il nostro lettore Gianluca D’Agostino, già laureato a Unimc con un dottorato di ricerca, scrive al rettore Francesco Adornato criticando i criteri di scelta del Laureato dell’anno, premio organizzato dall’Alam (Associazione laureati ateneo maceratese) che è stato conferito sabato scorso al giornalista sportivo Maurizio Compagnoni (leggi l’articolo).
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Magnifico rettore,
Scrivo con riferimento alla Giornata del Laureato, organizzata dall’università di Macerata e dall’Associazione Laureati dell’Ateneo Maceratese. In particolare mi rivolgo a lei per conoscere i criteri che hanno guidato la vostra scelta del laureato dell’anno, che per questa edizione è stato tributato al giornalista sportivo Maurizio Compagnoni. Mi chiedo quali siano stati i valori che hanno ispirato la vostra scelta. La volontà di celebrare il giornalismo sportivo? Il culto della celebrità? Oppure più in generale avete voluto premiare la televisione? Nel momento in cui l’umanità intera vive un cambiamento epocale di coscienza, l’università di Macerata, uno degli atenei più antichi del mondo, celebra pseudo valori quali il culto della celebrità, la pseudo conoscenza dell’informazione sportiva e strumenti di disinformazione quale è la televisione. La televisione, strumento inventato nel secolo scorso, è ormai cerebralmente morta in quanto mezzo di comunicazione unidirezionale totalmente inutile se non per addormentare le coscienze. Se poi il principio ispiratore di questo premio è stato l’altissimo contributo culturale apportato da Sky alla nostra società, mi sembra che il 90% dei programmi in onda su Sky siano dedicati all’America e alla cultura americana, che sembra essere diventata il vero faro della conoscenza mondiale. Nonostante la storia e le arti degli ultimi duemila anni ci dicano esattamente il contrario. Per quanto mi riguarda non ho mai visto un film di Federico Fellini in programma su Sky. Non ho mai visto un documentario su Carl Gustav Jung su Sky. Non ho mai visto un documentario su Padre Matteo Ricci su Sky. Non ho mai visto un documentario che parlasse di filosofia su Sky. Non ho mai visto un documentario sulla storia del diritto romano su Sky. E non ho mai visto una storia delle università italiane su Sky.
Forse è il culto della celebrità che ha ispirato la vostra scelta? Il culto della celebrità, inventato nel secolo scorso per comprimere le coscienze, creando differenze e divisioni all’interno della società è anch’esso più morto che mai, in quanto siamo oggi tutti consapevoli che l’essere celebri non aggiunge alcuna virtù né maggiore conoscenza all’uomo, né investe di alcuna aurea magica chiunque lo tocchi o gli parli. Pensiamo solo al fatto che le celebrità mondiali per antonomasia oggi sono Kim Kardashian e Cristiano Ronaldo. O forse può darsi che premiando il giornalista sportivo l’università di Macerata abbia voluto riconoscere l’altissimo contributo culturale dato alla nostra civiltà dall’informazione sportiva. L’informazione sportiva è infatti il centro motore della cultura mondiale odierna e l’università di Macerata dimostra di volersi allineare a questo flusso mainstream che la condurrà lontano verso imperi favolosi di non esistenza. A proposito di non esistenza, mi sembra un fatto piuttosto cruciale che il giornalista onorato con il premio laureato dell’anno, per sua stessa ammissione “non ha mai frequentato l’università”.
Quando studiavo all’università di Macerata la prof. Durigato durante una lezione ci disse: “L’università è circolazione di idee, fatele circolare”. Ho ripensato a questa frase quando durante il dottorato all’università di Macerata sono stato invitato a lavorare come ricercatore all’università di Stanford. Gran parte del mio tempo lo passavo alla caffetteria insieme a una ventina di ricercatori di tutt’altre discipline (studi religiosi, scienze informatiche, archeologia, fisica, medicina) e ogni volta che c’era una discussione, nonostante ognuno di noi avesse scadenze e lavoro da svolgere in dipartimento, noi restavamo lì a parlare perché sapevamo che quelle discussioni erano parte integrante del nostro lavoro di ricerca. Ho riportato questo piccolo episodio solo per evidenziare l’assurdità di conferire un premio ad un laureato che per sua stessa ammissione “non ha mai frequentato l’università”. Stando così le cose, l’unico principio a cui vi siete ispirati sembra sia stato il “purché se ne parli” di Oscar Wilde. La povertà e la cecità di una simile scelta, comunica al mondo intero che l’università di Macerata non è un istituzione ispirata da una motivazione culturale autentica che la definirebbe come leader ma è al contrario l’ultima dei followers. Essendo questa la situazione mi chiedo per quale motivo i miei nipoti dovrebbero iscriversi all’università di Macerata. Mi auguro che questa missiva non sia considerata come una segnalazione di un semplice problema di marketing, perché non lo è. Il problema è strutturale e credo ve ne dobbiate occupare non appena troverete un po’ di tempo da dedicargli.
Scrivere questa lettera mi ha molto rammaricato e avrei preferito non doverlo fare ma era una mia precisa responsabilità. Decidere cosa farne sta a lei che dell’Universitas Maceratensis è il rettore.
Apertis Verbis



Condivido pienamente !
Alla fine essere un secolo indietro non sarebbe poi mica tutto quel gran ritardo.