Un mare di colori per Rive (foto)
CIVITANOVA - Aperta la quinta edizione del festival dopo il messaggio di Roberto Baggio
Il porto e il centro di Civitanova visto d’occhio visionario e creativo degli studenti della facoltà di architettura e 6 grandi opere, di dimensioni monumentale realizzati da artisti locali per aiutare l’arte colpita dal terremoto. Il tutto nelle palazzine Liberty del Lido Cluana che dopo aver ospitato per anni e con vicende alterne attività di ristorazione e bar tornano a essere centro di arte ed esposizioni. Rive festival apre proprio con le mostre la sua quinta edizione, la prima sotto la nuova amministrazione Ciarapica. Presenti tra i nuovi amministratori l’assessore a cultura e turismo Maika Gabellieri che ha espresso parole di apprezzamento per il festival: «il tema delle anime e dei corpi mi piace molto – ha detto – e soprattutto mi piace l’idea del dialogo che è ciò su cui la nuova amministrazione vuole far leva per un rapporto continuo con la città». Tra i presenti anche il nuovo assessore alla sicurezza Giuseppe Cognigni. Presenti anche alcuni ex amministratori come Cristiana Cecchetti e Yuri Rosati. Dopo le mostre Rive ha preso il via con la performance Song of songs dal Cantico dei cantici di Re Solomone con Simona Lisi e Caterina Pontrandolfo su musiche tradizionali ebraiche. Il direttore artistico ha poi letto una lettera scritta da Roberto Baggio e indirizzata al pubblico di Rive sul tema del festival. Il calciatore ha salutato in particolare gli sfollati della costa e i terremotati dell’entroterra.«Siete voi i nuovi eroi di quest’epoca – ha scritto Baggio nel documento – Si può dire che non avete perso però dentro ognuno di voi il sogno che, nel coraggio, vi proietta verso il futuro. Con l’arte e la cultura, il mondo di pace si costruisce a partire dall’impegno individuale. Così come da ogni forma di dialogo e di scambio possiamo uscire più ricchi e pronti ad offrire, proprio perché abbiamo arricchito il nostro corpo e la nostra anima. Che possa sempre guidarci “la forza della speranza”!»
(l.b.)
(foto Federico De Marco)
















Mi sono sempre chiesto come si divertissero gli over 17, e ieri a causa di un equivoco l’ho visto. Leggo da qualche parte che ci saranno tre giorni di Rive che naturalmente da anglofilo leggo Raive o Reive che sono la stessa cosa. La festa cominciava il giorno dopo sotto l’arco con vista sul mare e già pregusto stupende allucinazioni condite con tecno sparata fino su Marte. Una volta sono riuscito a vedere Giunone mentre faceva il bagno sul Monte Olimpo. Quindi faccio una conta su abbigliamento e gli accessori da portare. Mi rifletto in una vetrina e l’immagine di ritorno non è male. Scarpe nike semi nuove, pantaloni con il cavallo sotto le ginocchia, canotta a strisce tipo bandiera americana e bandana in testa. Per tre giorni potevano bastare, la doccia dovevo averla fatta, e adesso mi servivano solo gli accessori. Per tre giorni: cinque grammi di Ketamina, tre di craK, due di coca e tre grammate di eroina per il risveglio. Telefono a Bing e faccio l’ordinazione, stabilisco il prezzo in marijuana che mi sta andando alla grande e alle 11 di sera sono già pronto. Potevo partire subito ma la festa cominciava il giorno dopo, quindi vado in spiaggia, mi siedo e mi faccio una bella fumata di crack che mi fa venire voglia di fare un bagno. L’acqua era calda e mi sembrava di volare più che nuotare. Poi decido di tornare a riva, 25 minuti per trovarla e altri venticinque per ritrovare la postazione per fortuna non intercettata. Al mattino il sole mi acceca, impreco un po’, tiro su il mio zainetto e vado in un supermercato lì vicino. Prendo su una decina di birre per il viaggio da Ancona a Civitanova e mi reco senza indugi alla stazione. Arrivato mi avvicino alla biglietteria e chiedo l’orario per Civitanova. Mi dà sei orari diversi, lo guardo e gli dico che mi serve quello per il Raive. Mi guarda tamburella con le dita poi prende il telefono e credo che dalla stazione di Civitanova gli dicono che il treno per le cinque poteva andare. Quindi faccio il biglietto, mi sento un po’ esausto, mando giù un paio di ketamine, qualche birra e passo tutta la giornata a litigare con viaggiatori, ferrovieri e agenti della Polfer. Finalmente si fanno le cinque e due ferrovieri per paura che sbagliassi treno mi caricano a forza su quello giusto. Mi siedo e finalmente dopo qualche minuto il treno parte.Tutti i viaggiatori che si trovavano nel mio vagone si alzano e mi lasciano solo. Mi stappo la penultima birra, mi faccio uno striscio per tirarmi un po’ su, il caldo è insopportabile e via verso il Reave. A Loreto ero già strafatto, mi affacciai dal finestrino e chiesi ad un signore quando mancasse per Civitanova. Non mi rispose e il treno ripartiva. Portorecanati e il treno non ferma, mi preoccupo un po’, Porto Potenza e anche lì il treno non ferma ma soprattutto non sento la musica che neanche a dieci Km di distanza mi accarezza i timpani. Mi stappo l’ultima birra, se il treno ferma a City, non ho il tempo di farmi una pipetta di crak. E a City il treno ferma, ruzzolo mentre scendo dal treno, mi rialzo ed esco dalla stazione. Davanti vedo un Super Market entro e mi compro una ventina di birre doppio malto che faccio fatica a mettere nello zainetto. Esco e un uomo di colore mi chiede un euro, glielo do, mi ringrazia faccio qualche metro e un ragazzotto abbronzato mi chiede un altro euro. Ne approfitto per chiedergli dov’è il raduno Rave. Mi guarda e mi dice Rive. Per non perder ulteriore tempo gli dico sì e quello mi da le indicazione per raggiungere la festa. Credo duecento metri al massimo che fra zingari, giovinastri vari, accattoni professionali mi costano almeno trenta euro. Ma è festa, che mi frega. Finalmente arrivo al luogo del Rave. Il più giovane forse un vecchietto di almeno trent’anni. Poca gente, forse era presto. Cercai con lo sguardo l’impianto musicale che avrebbe dovuto spedirmi su Plutone ma vedo solamente due microfoni sopra una pedana. C’è un anziana vestita di righine multicolor, mi avvicino e gli chiedo quando partirà la musica, mi guarda e con aria sognante mi dice: “Il tema delle anime e dei corpi mi piace molto “. Poi si gira e se ne va. Che fosse strafatta era evidente, ma non riuscivo ancora a mettere a fuoco la situazione. Il caldo continua così apro due doppio malto quando all’improvviso, sul palchetto sale un signore che dice di essere Roberto Baggio e saluta tutti i presenti. Comincio a pensare ad una nuova droga psichedelica appena sintetizzata ed anche alquanto potente altro che le mie. Roberto Baggio, insomma l’allucinato scende e due signore cominciano a fare uno strano ballo, cantando sulle note della più noiosa musica che avessi mai ascoltato. Non avevo nessun dubbio di essere finito in mezzo ad un mare di scoppiati, forse ospiti di qualche casa di internati psicotici ma comunque così diversi da me, malvestiti, profumati ,molto anziani e ne ebbi paura. Cercando di non farmi notare mi allontanai da li e passeggiando raggiunsi la punta di quello che doveva essere stato un molo. Cerco un paio di scogli dove comodamente passare un paio di giorni immerso nei miei pensieri. Da mangiare non ne avevo ma non mi serviva. Per fortuna avevo portato il portatile, mi misi le cuffie e la musica delicata e penetrante fino a coprire tutte le mie fibre ottiche e sonore mi avviluppò in una morbida carezza. Sto ancora lì, e non me ne andrò finché tutti gli stravolti di quello strano raduno di sogni, corpi, anime e cocktail non se ne saranno andati.