Le due Italie di Symbola:
Errani assente, Tajani rassicura
sui fondi Ue per il sisma
TREIA - Il rapporto presentato dalla fondazione evidenza la doppia velocità del Paese. Il ministro Valeria Fedeli (VIDEO): "Serve formazione continua". Il commissario straordinario atteso invano, chiude la prima giornata il presidente del parlamento europeo
di Monia Orazi
L’Italia a due velocità, quella delle eccellenze manifatturiere e degli asset immateriali del Made in Italy che la rendono uno dei paesi più noti ed emulati a livello mondiale, e quella rimasta al palo di uno sviluppo incompiuto, di stratificazioni sociali e culturali che le impediscono di proiettarsi nel futuro dell’era globale, è emersa in tutte le sue contraddizioni, durante la prima giornata di interventi del seminario estivo di Symbola. Se il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci avverte che “c’è un’Italia che è in grado di parlare al mondo dei suoi talenti, capace di affrontare a testa alta le sfide del futuro a partire da quelle del clima, di un’economia sostenibile e a misura d’uomo, della ricostruzione delle aree terremotate”, Nando Pagnoncelli dell’Ipsos avverte che sono proprio gli italiani ad avere l’immagine più negativa dell’Italia, rispetto agli altri cittadini europei. I numeri del rapporto “Italia, geografie del nuovo made in Italy”, parlano di una crescita delle esportazioni di 26 miliardi tra il 2014 ed il 2016, con un surplus di 51 miliardi di euro, nella bilancia commerciale 2016. I fattori che fanno vincere l’Italia sono la creatività, l’innovazione, il design, la diversificazione e la realizzazione di beni su misura delle esigenze dei propri clienti. L’Italia ha ben 844 prodotti su su 5177, primi nel mondo per saldo attivo commerciale con l’estero.
Nella mattinata di Symbola le conclusioni le tira il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli che pone l’accento sul divario tra l’Italia dell’eccellenza ed il resto lanciando alla poltica il messaggio di tornare ad investire su qualità della ricerca e della formazione, per ridare competitività al paese. Nel pomeriggio il focus si sposta sulla ricostruzione con la tavola rotonda “Dov’era, come sarà, comunità, territori economia dell’Appennino futuro”.
Grande assente il commissario alla ricostruzione Vasco Errani, le conclusioni sono state affidate al presidente del parlamento europeo Antonio Tajani, il quale ha ricordato che da agosto saranno a disposizione un miliardo e trecento milioni di euro in fondi europei pronti da usare per le aree terremotate. Inoltre Tajani ha detto che le regioni possono utilizzare i fondi europei per la politica agricola comune per le imprese rurali delle zone terremotate. Dai territori sono emerse visioni differenti di come dovrà essere la ricostruzione. Il sindaco di Ascoli Castelli ha chiesto di non gestire il terremoto come se fosse un incidente stradale ma mettendo la questione degli Appenini al centro dell’agenda politica nazionale.
Catiuscia Marini presidente della Regione Umbria ha detto che la ricostruzione offre certezze per il tema della sicurezza integrata e della gestione delle risorse avvertendo del rischio di non far ripartire i piccoli borghi se non si fanno rivivere prima le comunità riaprendo al più presto le zone rosse. L’assessore regionale Angelo Sciapichetti ha detto che accanto al processo di ricostruzione serve una riorganizzazione dell’assetto istituzionale, perché è venuto meno il livello intermedio delle provincie. Delle grandi opportunità offerte dal programma delle aree interne, in termini di macroregione dell’Italia centrale ha parlato Enrico Borghi coordinatore della strategia nazionale delle aree interne.


