Madonna della Cona:
il terremoto non ferma la festa
CASTELSANTANGELO - In 400 dall'Umbria e dalle Marche per la celebrazione, nonostante i danni del sisma alla chiesetta che ospitava l'icona. Il sindaco Falcucci: "Quasi miracoloso, grazie all'organizzazione. Se ci avessero lasciato il potere anche sulle macerie sarebbero già state rimosse"


Una chiesetta spezzata dal sisma sui monti Sibillini, un’icona venerata da quasi 500 anni e due piccoli comuni che non intendono mollare. Sono gli ingredienti principali di questa particolare edizione della festa dedicata alla Madonna della Cona. La celebrazione che anima le montagne tra Norcia e Castelsantangelo ogni 2 luglio dal 1522 non si è fermata nemmeno di fronte al terremoto. Oggi la carovana proveniente sia dall’Umbria che dalle Marche ha festeggiato la ricorrenza, con l’effige sacra che è stata riportata sui monti dopo essere stata salvata dal sisma e dalle intemperie (leggi l’articolo). Un’occasione «quasi miracolosa», dice il sindaco di Castelsantangelo Mauro Falcucci. Anche se più che un miracolo è stata «un’ottima organizzazione da parte di forze dell’ordine, Provincia, esercito e volontari della protezione civile comunale per far arrivare tutti in sicurezza».

L’icona salvata dalla chiesetta distrutta
Presente, unico in fascia tricolore, il vicesindaco Ovidio Valentini. A chiudere la cerimonia un grande banchetto. E proprio oggi nel giorno che rievoca la storica pace tra Castelluccio e Castelsantangelo dopo la scontro di Pian Perduto del 1522, si profila una nuova battaglia che unisce le due popolazioni. A quasi un anno dal terremoto del 24 agosto, infatti, con Castelluccio ridotta in macerie a Castelsantangelo il borgo è ancora zona rossa, i vigili del fuoco se ne sono andati il 19 giugno (ora la sede è a Visso) e di casette nemmeno l’ombra. «Questi sono i tempi – dice Falcucci – dato che il cronoprogramma non lo scegliamo noi ma il consorzio nazionale Arcale. A Nocria i lavori saranno appaltati tra due giorni, il 4 luglio». L’ottimo risultato di oggi ha dato pensare al sindaco: «Se avessero demandato ai Comuni lo smaltimento delle macerie, invece di considerarle rifiuti, le avremmo levate da un pezzo» Il problema è che «si considerano 131 Comuni nello stesso modo ma è un perimetro politico. Ci sono situazioni diverse, bisogna perimetrare in funzione del danno».
(Fe. Nar.)


E niente ,fa già ridere così
Il paradiso non molla.
La croce templare si è salvata?