Dramma a piazza San Carlo,
lettera per Erika:
“Come avessi perso una sorella”

MATELICA - Alessio Botticelli era a Torino per assistere alla finale di Champions league insieme a tre amici matelicesi. Dopo la morte della ragazza di Domodossola ha deciso di scriverle: "I genitori che oggi piangono la loro figlia potevano essere molti di più. Organizzazione dilettantesca dell'evento. Non è giusto che tutti si autoassolvano"

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Alessio Botticelli

 

“I genitori che ora stanno piangendo per la morte della figlia sono quelli di Erika ma avrebbero potuto essere molti di più. Perché per chi come quel 3 giugno era in piazza San Carlo a Torino l’organizzazione dilettantesca dell’evento è apparsa subito lampante. Per Erika dovremmo tutti chiedere scusa”. Così Alessio Botticelli, uno dei 4 ragazzi di Matelica che si trovava a Torino per assistere alla finale di Champions league quando, per motivi ancora da accertare, si è scatenato il panico. Ha scritto una lettera per Erika Pioletti, 38enne di Domodossola, che quella sera è stata travolta dalla folla ed è morta il 15 giugno, dopo 12 giorni di coma a causa del trauma toracico riportato. “Una volta ritornato a casa da quell’inferno – dice Botticelli nella lettera – non ho fatto altro che ripetermi che solo per un miracolo quella maledetta sera non c’era scappato il morto; e invece, dopo dodici lunghissimi giorni, il morto c’è scappato: Erika Pioletti, rimasta travolta dalla folla nella psicosi collettiva di piazza San Carlo (dove aveva seguito il fidanzato Fabio per assistere alla finale di Champions League Juventus-Real Madrid) è spirata alle 21 e 56 di sabato 15 giugno dopo 12 giorni di coma dovuti al trauma toracico riportato.

Erika-pioletti

Erika Pioletti

E la rabbia che in quel momento ho provato è la stessa che mi ha spinto a scrivere queste righe: perché i genitori che in questo momento stanno piangendo la propria figlia sono quelli di Erika, ma avrebbero potuto essere molti di più, compresi i miei e quelli dei miei tre amici Daniele, Fabio e Jury. Perché per chi come me quel 3 giugno era in piazza San Carlo l’organizzazione dilettantesca dell’evento apparve subito lampante (la piazza non era ripartita, il maxi schermo a differenza di due anni prima era uno solo, più piccolo e posto nella parte stretta della piazza: tutta la gente si è così ritrovata ammassata in un imbuto senza via d’uscita). Perché strumentalizzare politicamente le tragedie non è giusto, ma non è nemmeno giusto che tutti si autoassolvano e nessuno paghi mai: e se così sarà anche stavolta, ad Erika dovremo tutti chiedere scusa. Ciao Erika – conclude la lettera – non ti ho mai conosciuta ma quella sera siamo stati uniti tutti dalla stessa passione e dallo stesso terrore, e tanto mi basta per farmi sentire come se avessi perso una sorella”.

 

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