Addio a Mimì,
la più longeva di Macerata
L'ex infermiera Maria Sebastiani stava per compiere 110 anni. I funerali oggi alle 17.30 nella chiesa di San Giorgio
Macerata dice addio a Mimì, la cittadina più longeva che stava per compiere 110 anni. L’ex infermiera Maria Sebastiani si è spenta ieri alle 17 a Urbisaglia perchè la sua casa maceratese era stata dichiarata inagibile per il terremoto. Le avevamo dedicato un articolo in occasione della festa per i suoi 108 anni, dove lei svelava i segreti della sua longevità: non avere preso mai marito. I funerali si terranno a Macerata oggi alle 17.30 nella chiesa di San Giorgio
Una vita spesa nella Croce Rossa fin dagli anni della giovinezza quando, durante la seconda guerra mondiale, ha prestato servizio assistendo i tanti militari feriti. Mimì è stata un’infermiera. «E’ una donna tutta d’un pezzo – raccontava un ispettore dell’associazione umanitaria presente al compleanno – La Croce Rossa è un corpo ausiliario dell’esercito e per questo abbiamo i gradi. Mimì è arrivata ad essere tenente. Ha sempre raccontato di quando ha prestato servizio a Senigallia nel 1941. Diede un calcio ad una collega per aver accettato della cioccolata da un militare alleato. La Croce Rossa fa del volontariato un motivo di orgoglio, per lei era impensabile accettare qualcosa per prestare servizio».
«Quando aveva 90 anni fu investita da un’auto. All’ospedale un’infermiera le chiese di togliersi la camicetta in maniera poco rispettosa con una frase del tipo “Oh cocca togliti la camicetta” – ricordava il suo medico Gianni Baldassarri – Io pensai che avrebbe pagato questa insolenza. E infatti Mimì le rispose che se credeva di trovarsi di fronte ad una vecchia rimbambita si sbagliava di grosso. Poi aggiunse che non solo era stata infermiera molti anni prima ma anche che poteva spogliarsi senza bisogno di aiuto, intimando all’operatrice di andarsene. Per lei il rispetto è fondamentale, c’è chi la chiamava il generale Sebastiani». Tra i visitatori anche un altro pezzo di cultura maceratese, la cuoca Mirella della trattoria “Da Ezio”, quasi di fronte all’abitazione della donna.

Antonio De Felice consegna un dono e la tessara dell’associazione nazionale reduci e combattenti, valida fino al 2025
«Negli ultimi 50 anni, fino a una decina d’anni fa, veniva almeno 2 volte al mese sempre a mezzogiorno, era puntuale come un orologio svizzero. Prendeva spesso il pesce fritto, rigorosamente fresco, senza sale e con olio nuovo. Mi diceva che altrimenti mi avrebbe rimandato indietro le pietanze. Ama anche i vincisgrassi, che voleva fossero bollenti. Se sbagliavo mi criticava immediatamente, non faceva buon viso a cattivo gioco. E’ una buona forchetta e ha sempre mangiato di tutto ma con moderazione». A parte poche regole alimentari e molte passeggiate per tenersi in forma, sembra che il segreto di tanta longevità sia stato il non essersi mai unita in matrimonio. «Mio padre la chiamava Zi Marì e mi raccontava che aveva un ammiratore ai tempi del ginnasio – dice Giuliana Sinigallia, figlia di un compagno di classe – ma lo rifiutò. A 90 anni, dopo la morte di sua sorella, disse che doveva iniziare a fare la donna di casa. Questo perché lei aveva sempre lavorato come infermiera, era l’uomo di casa perché portava lo stipendio sostenendo le sorelle. Addirittura già in tarda età prese con sè un’altra sorella che viveva a Roma ma che non era più autosufficiente. E’ sempre stata autonoma e autoritaria, una donna nubile e moderna che non ha mai avuto problemi a far valere i propri diritti».








Simpaticissima io la conoscevo
una forza della natura…..110 anni in salute
R.I.P. che bella persona!!!!!
Ciao Mimì!!!