Mimì spegne 108 candeline
Il suo elisir: “Non mi sono mai sposata”

LADY MACERATA - Maria Sebastiani, ex infermiera, ha festeggiato nella sua casa il compleanno record. Tanti gli aneddoti di una vita così lunga tra cui l'incontro con Hitler: "Uno zoticone vicino alla regina Elena"
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Maria Sebastiani festeggia i suoi 108 anni

 

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Maria Sebastiana seduta nel suo salotto

di Marco Ribechi

(foto di Lucrezia Benfatto)

Il suo elisir è non aver mai preso marito. Così Maria Sebastiani, Mimì per amici e familiari, ha potuto spegnere oggi 108 candeline. Un secolo e otto anni per lady Macerata. Il salone della sua casa, in via Crescimbeni, è stato un via vai di tanti conoscenti per rendere omaggio ad un pezzo di storia maceratese, per scambiarsi aneddoti e racconti sulla straordinaria vita della donna, ancora lucida e arzilla nonostante l’anno di nascita che segna il 1907. Una vita spesa nella Croce Rossa fin dagli anni della giovinezza quando, durante la seconda guerra mondiale, ha prestato servizio assistendo i tanti militari feriti. Mimì è stata un’infermiera. «E’ una donna tutta d’un pezzo – racconta un ispettore dell’associazione umanitaria presente al compleanno – La Croce Rossa è un corpo ausiliario dell’esercito e per questo abbiamo i gradi. Mimì è arrivata ad essere tenente. Ha sempre raccontato di quando ha prestato servizio a Senigallia nel 1941. Diede un calcio ad una collega per aver accettato della cioccolata da un militare alleato. La Croce Rossa fa del volontariato un motivo di orgoglio, per lei era impensabile accettare qualcosa per prestare servizio».

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Mimì insieme alle colleghe della Croce Rossa

Anche Antonio De Felice, cavaliere e presidente dell’associazione nazionale reduci e combattenti, ricorda l’esperienza di Mimì durante la guerra: «Il suo primo ricordo è il bombardamento di Ancona da parte degli austriaci durante la prima guerra mondiale, non ha mai potuto dimenticare il rumore delle bombe.  Sono qui oggi per tesserarla, per i prossimi 10 anni, con la nostra associazione di reduci. E’ sempre stata iscritta, solo due cose tiene sempre nel cuore: casa Savoia e i combattenti». Il rispetto per la corona e la monarchia traspare anche in altri racconti come quello di quando incontrò Hitler a Roma. «Credo fosse nel 1938 – dice un nipote – Ricorda sempre l’immagine del Colosseo in fiamme, addobbato per l’arrivo del dittatore. Dice sempre che era rimasta impressionata dalla visione della regina Elena di Montenegro, elegante e reale, vicino ad uno “zoticone” di quel calibro». Infermiera di professione, anche i medici curanti, Gianni Baldassarri e Giorgio Gioiella, ne ricordano il temperamento e la serietà.

 

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Maria Sebastiani con la sorellina in una foto di circa 104 anni fa

 

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Il nipote di Maria Sebastiani mentre scambia aneddoti sulla donna con Gianni Baldassarri e Giorgio Gioiella, i due medici curanti

«Quando aveva 90 anni fu investita da un’auto. All’ospedale un’infermiera le chiese di togliersi la camicetta in maniera poco rispettosa con una frase del tipo “Oh cocca togliti la camicetta” – commenta Baldassarri – Io pensai che avrebbe pagato questa insolenza. E infatti Mimì le rispose che se credeva di trovarsi di fronte ad una vecchia rimbambita si sbagliava di grosso. Poi aggiunse che non solo era stata infermiera molti anni prima ma anche che poteva spogliarsi senza bisogno di aiuto, intimando all’operatrice di andarsene. Per lei il rispetto è fondamentale, c’è chi la chiamava il generale Sebastiani». Tra i visitatori anche un altro pezzo di cultura maceratese, la cuoca Mirella della trattoria “Da Ezio”, quasi di fronte all’abitazione della donna.

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Antonio De Felice consegna un dono e la tessara dell’associazione nazionale reduci e combattenti, valida fino al 2025

«Negli ultimi 50 anni, fino a una decina d’anni fa, veniva almeno 2 volte al mese sempre a mezzogiorno, era puntuale come un orologio svizzero. Prendeva spesso il pesce fritto, rigorosamente fresco, senza sale e con olio nuovo. Mi diceva che altrimenti mi avrebbe rimandato indietro le pietanze. Ama anche i vincisgrassi, che voleva fossero bollenti. Se sbagliavo mi criticava immediatamente, non faceva buon viso a cattivo gioco. E’ una buona forchetta e ha sempre mangiato di tutto ma con moderazione». A parte poche regole alimentari e molte passeggiate per tenersi in forma, sembra che il segreto di tanta longevità sia stato il non essersi mai unita in matrimonio. «Mio padre la chiamava Zi Marì e mi raccontava che aveva un ammiratore ai tempi del ginnasio – dice Giuliana Sinigallia, figlia di un compagno di classe – ma lo rifiutò. A 90 anni, dopo la morte di sua sorella, disse che doveva iniziare a fare la donna di casa. Questo perché lei aveva sempre lavorato come infermiera, era l’uomo di casa perché portava lo stipendio sostenendo le sorelle. Addirittura già in tarda età prese con sè un’altra sorella che viveva a Roma ma che non era più autosufficiente. E’ sempre stata autonoma e autoritaria, una donna nubile e moderna che non ha mai avuto problemi a far valere i propri diritti».

 

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Una foto del 1941 mentre la donna prestava servizio a Senigallia con la Croce Rossa

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