Sisma, Conti scrive a Nencini:
“Caro Riccardo, siamo esasperati”
L'ex sindaco di Camerino in una lunga missiva al viceministro dei Trasporti elenca i mali della ricostruzione e il disagio oramai intollerabile per le comunità abbandonate alla dimenticanza: "Forse dovremmo essere noi ad occupare Montecitorio e far sentire altissimo il grido di dolore?
“Caro Riccardo, ti scrivo questa lettera aperta quale segretario del mio partito e come vice ministro del governo Gentiloni. Governo che mi sembra molto statico ed in grave ritardo sulle problematiche del terremoto che ha colpito l’Italia centrale”. Inizia così la lettera scritta dall’ex sindaco di Camerino Dario Conti al viceministro ai trasporti e alle Infrastrutture Riccardo Nencini. Una lunga missiva in cui il presidente della federazione del Psi elenca la serie di ormai tristemente celebri ritardi e disfunzioni della macchina della ricostruzione. Il responsabile fino a prova contraria è secondo Conti il commissario straordinario Vasco Errani: “Un commissario alla ricostruzione non idoneo. Basta guardare i decreti e le ordinanze di difficile lettura, che rimandano sempre ad altri decreti e norme, invece di predisporre un unico testo coordinato. Il nostro territorio è geomorfologicamente diverso da quello dell’Emilia. Quel modello non può essere il nostro. Caro Riccardo cosa dobbiamo fare noi cittadini terremotati? Qui non si vede l’inizio di nulla. Tutto è fermo, promesse non mantenute, solo un chiacchiericcio e nulla di più.
“Come si fa a riportare i cittadini, molti dei quali sfollati lungo la costa, nei loro territori? chiede l’ex primi cittadino della città tra le più colpite dal sisma – Intanto gli sfollati, ospiti nelle strutture ricettive della costa, devono fare le valige per far posto ai turisti. E’ una vera e propria transumanza che un tempo si faceva con il bestiame. Se non si troverà una soluzione per l’inverno, siamo proprio fregati”. Lunga è la lista di Conti: ricostruzione ferma e scuole in picchiata di iscrizioni, comuni a rischio default, soldi per la delocalizzazione delle attività non erogati, pagamenti per autonoma sistemazione in ritardo: “Non si sa che fine abbiano fatto i soldi della solidarietà, che molti italiani hanno fatto per noi – la perplessità dell’ex primo cittadino anche lui sfollato – La zona franca e la zona economica speciale non è stata ancora approvata. Quella prevista nel decreto è acqua fresca. La nostra proposta di legge è ferma. Si dice pure che tale iniziativa potrebbe prefigurare, da parte dell’Unione europea, un aiuto di stato. Ma allora chi dovrebbe aiutarci?”
“Caro Riccardo – conclude Conti – mi rivolgo a te, quale segretario del mio partito, perché ti conosco bene. Ci siamo più volte confrontati sulla nostra triste situazione, hai compreso bene, unitamente agli altri nostri parlamentari, lo stato che viviamo, per chiederti di predisporre, come Partito socialista, un’iniziativa forte, clamorosa, eclatante che si senta nei palazzi che contano ed in Europa. Forse dovremmo essere noi ad occupare Montecitorio e far sentire altissimo il grido di dolore? La sfiducia e l’esasperazione ci porterebbero a questo. Noi vorremmo rientrare nelle nostre case, nei nostri negozi, entro cinque anni e riprendere così la nostra vita. Si potrebbe, se si eliminassero tanti passaggi burocratici, con leggi speciali e avere più coraggio. Ci mancherebbero pure le elezioni anticipate, così la dimenticanza sarà completa”.
