Sisma, “E’ l’anno della nostra Resistenza”
Il testimone dell’eccidio di Chigiano:
“Abbiamo visto sparare, un macello”
25 APRILE - In centinaia alla "Marcia sui sentieri della memoria". Primo Aronne, 85 anni, ha ricordato il 24 marzo del 1944 quando furono trucidati il capitano Salvatore Valerio ed i suoi uomini del battaglione Mario. I sindaci di Matelica e Gagliole hanno ricordato l'importanza dei valori rappresentati dalla Liberazione nei territori impegnati nella ricostruzione dopo il terremoto

Al centro il sindaco di Matelica, Alessandro Delpriori, a destra il primo cittadino di Gagliole, Mauro Riccioni

di Monia Orazi
“I partigiani venivano da tutte le parti, da Montefano e dall’estero, tutti i contadini della zona li aiutavano, arrivavano e volevano mangiare. I tedeschi facevano i rastrellamenti, prendevano i giovani e se li portavano via in Germania. Quel giorno, quando hanno ammazzato il capitano (Salvatore Valerio, ndr), ero a casa a Corsciano, ce l’ho di fronte alla strada. Con babbo abbiamo visto questi tedeschi che camminavano, sono andati su dal ponte. Gli altri i partigiani venivano da Matelica, se li sono trovati dietro. Ad un certo punto ho visto uno che cadeva nel campo, babbo ha detto: l’hanno ammazzato. Dopo, quando i tedeschi sono andati via, siamo andati a vedere ed era un partigiano, un russo, ho visto una raffica di mitra dalla testa alla pancia. Dopo siamo andati al ponte di Chigiano, un macello“. Sono le parole di Primo Aronne, oggi 85enne che il giorno in cui furono trucidati il capitano Salvatore Valerio ed i suoi uomini del battaglione Mario, il 24 marzo del 1944 tra il ponte di Chigiano e Valdiola, aveva soltanto dodici anni, ma ricorda quella terribile raffica di mitra che tolse la vita ad un giovane russo e l’eccidio di tanti partigiani, i cui nomi sono ricordati da diverse lapidi poste nella zona.
Insieme alla figlia Alessandra, ex consigliere comunale, anche lui è intervenuto a San Severino, alla “Marcia sui sentieri della memoria”, che ogni anno porta al monumento dedicato al capitano. Presenti le sezioni Anpi della zona, rappresentanti delle amministrazioni comunali di Gagliole, Matelica e San Severino, cittadini che ricordano i fatti tragici della Resistenza. Oggi pomeriggio, complice una giornata con il sole splendente si sono ritrovate almeno trecento persone, con partenze distinte dai Prati di Gagliole, da Valdiola di San Severino e da Braccano a Matelica. Un’oretta di cammino per approdare sui Prati di Gagliole, davanti al cippo che ricorda il sacrificio del capitano Valerio, a soli 37 anni, per salvare alcuni suoi uomini dalle truppe tedesche, di fronte ad una massiccia azione di rastrellamento sul San Vicino, messa in atto dalle truppe tedesche. Per questo fu insignito della medaglia d’oro al Valor militare. Bandiere dell’Anpi, quella del battaglione Mario, i vessilli delle tre amministrazioni comunali, la cerimonia commemorativa si è aperta con le parole del sindaco di Matelica. Alessandro Delpriori, nell’anno del sisma ha ricordato l’importanza della Resistenza: “Mai come quest’anno resistere vuol dire essere marchigiani, come loro si sono sacrificati per noi, ricostruendo tutto dopo la guerra, anche noi dobbiamo ricostruire, in queste valli dove loro hanno posto le basi per il nostro futuro”. Delpriori ha annunciato che saranno intitolati al presidente “partigiano” per eccellenza, Sandro Pertini, i giardini pubblici di Matelica, sinora senza un nome. Ha anche annunciato l’avvio di un progetto di valorizzazione tra il Parco della Resistenza di Braccano, con un percorso che giunge sino al monumento al capitano Valerio, per coinvolgere anche le scuole.
“Domani riapriamo la zona rossa di Gagliole, è un segno di ripartenza, mai come quest’anno la Resistenza ha un valore simbolico, in queste zone gravemente devastate dal terremoto – ha detto Mauro Riccioni, sindaco di Gagliole –. Il fascismo riemerge nell’ignoranza e nei populismi, da cui dobbiamo stare alla larga. La Resistenza ci insegna a recuperare quel sano comunitarismo che ci permette di essere uniti”. Sandro Granata presidente del consiglio comunale di San Severino ha ricordato il nuovo inizio portato dal 25 aprile: “Questa data ha segnato l’inizio di una nuova era per l’Italia e gli italiani, l’inizio di una vita che a noi sembra scontata, piena di libertà e possibilità, ma che invece a loro era stata negata. Ricordiamo il sacrificio dei padri fondatori della nostra Italia, che non hanno avuto paura di sacrificare quello che di più prezioso avevano, la loro vita”. Sono seguite poi le intense parole dei rappresentanti dell’Anpi, Alessandra Aronne, Manuela Fiorentino, Francesco Rocchetti e Roberto Cola, con il ricordo dell’ultimo partigiano del battaglione Mario, Bruno Taborro morto appena tre anni fa, e gli altri che insieme a lui negli anni hanno mantenuto viva la memoria di quelle gesta eroiche. Ha preso la parola anche la signora Stefania Salmato giunta per caso ai Prati, sulle tracce di un padre partigiano morto quando lei aveva soltanto tre anni nel 1958 e che pur essendo veneto, non esitò un solo istante a venire sulle montagne gagliolesi, a combattere per la libertà. Il padre era un ufficiale di artiglieria di Verona, che dopo l’8 settembre 1943 scelse di combattere contro i tedeschi e giunse nelle Marche. La sua partecipazione alla battaglia di Roti (Matelica) è stata ricostruita grazie alle ricerche del matelicese Danilo Baldini. Al termine della celebrazione è stata deposta una corona d’alloro, poi il pomeriggio è proseguito tra canti ed una merenda, presso il rifugio dei Prati di Gagliole. Presenti tra il pubblico anche altri amministratori locali, diverse associazioni di volontariato e militari, l’ex sindaco di San Severino Cesare Martini.
















la resistenza con le armi e col sangue ha dato, in quel periodo terribile, i suoi frutti. Quale tipo di resistenza dovremo attuare contro chi oggi si arricchisce alle tue spalle, rende illusorio un contratto di lavoro e fa del tutto perchè i ricchi siano sempre di meno ma piu ricchi e chi ha meno non abbia nemmeno diritto di vivere?