Rendiconto del museo non protocollato,
indagato il sindaco Delpriori
“Sono tranquillo, tutto regolare”
MATELICA - Il primo cittadino deve rispondere di falso ideologico. "La vicenda riguarda una mostra di Luca Di Paolo. E' la quinta o sesta denuncia che presenta l'opposizione, tutte sono state archiviate. La prefettura ha già risposto che è tutto a norma"
Un rendiconto del museo che non era stato protocollato in comune: indagato per falso ideologico il sindaco di Matelica, Alessandro Delpriori. Il primo cittadino: «Nasce tutto da una denuncia dell’opposizione, ma io sono tranquillo, non era necessario che quell’atto venisse protocollato. Vogliono dimostrare che io rubi i soldi del museo diocesano».
Il rendiconto di una mostra di Luca Di Paolo al museo Piersanti di Matelica, che non era stato protocollato. Da qui nasce la denuncia che ha portato ad una indagine, per falso ideologico, che si è chiusa nei giorni scorsi, nei confronti del sindaco Alessandro Delpriori. Il rendiconto era stato inviato al sindaco dal museo Piersanti. «Ne avevo parlato in consiglio. Non si trattava del rendiconto sui 20mila euro che il Comune versa al museo ogni anno secondo la convenzione che esiste dal 1985. Era un documento che mi era stato inviato per conoscenza e con cui mi veniva fatto il quadro di come era andata la mostra. Ne avevo parlato anche in Consiglio di quel rendiconto. Ho pure detto che chi voleva lo avrebbe potuto vedere, era sulla mia scrivania» spiega Delpriori. Che però per quel rendiconto è stata fatta segnalazione alla prefettura e alla procura. «Comunque non era necessario che il rendiconto fosse protocollato» dice Delpriori, che è assistito dall’avvocato Enrico Carmenati. Poi aggiunge che «la prefettura ha visto gli atti e ci ha già risposto che era tutto in regola, ora attendo con tranquillità le indagini della procura. So di non aver fatto nulla di male. E’ la quinta o sesta denuncia che mi fa l’opposizione, le altre sono state tutte archiviate. In tutto questo c’è il terremoto. Già la situazione non è facile, questa è una cosa fatta per colpire me».
(Gian. Gin.)
