Sanità, un protocollo d’intesa
per la gestione della donna migrante
MACERATA - Ogni anno nel reparto di Ostetricia dell'ospedale nascono 500 figli di famiglie straniere. Le proposte da introdurre nel documento sono state oggetto di un dibattito ieri all'ostello Ricci

L’intervento di Irene Manzi durante il convegno
Un terzo dei 1.500 nati ogni anno nel reparto di Ostetricia dell’ospedale di Macerata, hanno origine da famiglie migranti, sia da uno solo, che da entrambi i genitori, per questo è nata l’esigenza di dare vita ad un protocollo d’intesa per la gestione sanitaria della donna migrante. “L’obiettivo è quello di implementare un protocollo di gestione uniforme per le donne che giungono nel nostro territorio – spiega il dottor Mauro Pelagalli, direttore dell’unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia del nosocomio maceratese – per tutte le strutture sanitarie marchigiane, per condividere ed uniformare secondo le norme vigenti e le linee guida internazionali, le modalità operative e comportamentali degli operatori sanitari, quando vengono attivati per l’assistenza di questo tipo di utenti. Non dobbiamo pensare a chi abbiamo di fronte, ma a cosa fare per dare risposta alle sue problematiche”.
Le proposte operative da incorporare nel documento, sono state discusse ieri pomeriggio nel corso di un convegno tenutosi all’ostello Ricci a Macerata. Nel corso del dibattito, moderato da Ninfa Contigiani del consiglio delle donne, è stato posto l’accento sulla condizione contemporanea della donna migrante, sulle difficoltà di accedere, principalmente per differenza di sensibilità ed accesso alle opportunità, alle condizioni di cura e tutela che invece sono a disposizione delle altre donne. Dal dibattito è emerso come la struttura maceratese non abbia problemi dal punto di vista della risposta alle differenti patologie o alle necessità di cura, ma come in realtà i problemi possano essere più facilmente superabili, con idonei supporti di mediazione culturale.
Dopo i saluti dell’assessore regionale Angelo Sciapichetti, della dottoressa Nadia Storti direttore sanitario Asur, di Alessandro Maccioni direttore generale Area Vasta 3, del sindaco di Macerata Romano Carancini, si è entrati nel merito della cosiddetta medicina delle migrazioni. Di possibilità concrete di cura nell’ambito delle strutture sanitarie italiane hanno parlato Gemma Cartechini ed Evelyn Puerini, consulenti cliniche del Gus. Ninfa Contigiani ha approfondito il delicato tema delle mutilazioni genitali femminili. Su aspetti relativi alla gestione delle differenti patologie ed alla predisposizione di idonee prassi sanitarie, hanno relazionato riguardo ai settori di competenza, la ginecologa Giovanna Piermartiri riguardo alla gravidanza, i dottori Paolo Perri direttore del dipartimento materno infantile di Macerata ed il pediatra Enrico Gasparrini per il neonato, il dermatologo Marco Simonacci ed il dottor Mauro Pelagalli. Tra i punti del protocollo: l’inserimento di un sistema di sorveglianza per dare vita ad un sistema di rilevazione statistica dell’incidenza delle differenti patologie, l’implementazione di un sistema integrato di prevenzione attraverso l’educazione ed il counseling personale e di coppia, attraverso le strutture sanitarie territoriali (distretto, consultorio, medici di famiglia). Per quanto riguarda le persone a rischio e quelle asintomatiche, sono state indicate come linee guida strategie di trattamento, vaccinazione pre-esposizione, formazione di coppia. A tratte le conclusioni è stata la deputata Irene Manzi: “La mediazione culturale è fondamentale per dare idonee garanzie sia per un percorso di qualità nel pre parto che per livelli essenziali di assistenza negli altri casi. Dobbiamo considerare le condizioni di precarietà della donna migrante, sia linguistiche che dello status giuridico, dei rapporti di lavoro, che ha riflessi sul livello economico e sociale. Pensiamo al pregiudizio di cui viene spesso investita, alla problematica dei minori non accompagnati. Vanno coinvolti gli enti locali, in un protocollo di sussidiarietà, perché sono i più vicini alla comunità concreta. Occasioni come questa sono preziose per accrescere le proprie competenze ed orientare le scelte del legislatore”.