Errani fuori dal Pd? I sindaci del cratere:
“Ci vuole una svolta
nella gestione del sisma”
LE REAZIONI - Dalla cautela del primo cittadino di Macerata Romano Carancini: "Spero che il commissario non esca dal partito. Persona capace". Alla praticità di Roberto Paoloni (Belforte) e Paolo Teodori (Ripe San Ginesio): "Ora è preferibile qualcuno che conosca i territori. Meglio Spuri o Ceriscioli"
di Claudio Ricci
Errani vicino all’uscita dal Pd: in che modo la scelta politica del commissario inciderà sulla ricostruzione? E soprattutto quali sono le reazioni dei sindaci del cratere iscritti al Partito che viaggia sulla rotta della scissione? Le posizioni sono contrastanti. Dalla prudenza di Romano Carancini che auspica in una ricomposizione della frattura e in un ripensamento da parte del commissario, al pragmatismo di Paolo Teodori e Roberto Paoloni, rispettivamente primi cittadini di Ripe San Ginesio e Belforte che pensano più ad una svolta nel modello di gestione nella seconda fase, quella appunto della ricostruzione. Una ricostruzione che per ammissione dello stesso Errani stenta a ripartire (di oggi gli ultimi estratti audio del commissario che ammette le difficoltà della macchina dell’emergenza) e che secondo i sindaci dei borghi dell’entroterra dovrebbe essere gestita ora da amministratori più vicini al territori. Si fa il nome di Cesare Spuri e Luca Ceriscioli.
“C’è un clima di grande confusione – commenta Paolo Teodori, sindaco di Ripe San Ginesio – Il problema è che le Marche e la provincia di Macerata hanno il territorio più esteso colpito dal terremoto. In questi giorni si sentiva l’esigenza che Regione e Provincia avessero più potere decisionale. Il commissariamento poteva essere giusto in una prima fase. Ora aldilà della figura di Errani, il sentore comune è che sarà una questione politica decidere se sarà lui a continuare a fare il commissario o meno. Ma la ricostruzione dovrà essere determinata dagli amministratori locali che conoscono bene i territori e necessita di una maggiore rappresentanza dei territori nella costruzione dei decreti. Anche l’uscita di alcuni deputati (circa 30) e di alcuni senatori (12-13) in questa fase dovrebbe servire a ridare un po’ più di peso decisionale a Regione e provincia. Anche perché la Regione aveva gestito molto bene l’emergenza del ’97 e ci sono delle figure importanti. Spuri ad esempio potrebbe essere ben speso”.
In scia l’intervento di Roberto Paoloni sindaco Belforte: “Nel rispetto delle scelte di tutti, il ruolo che aveva Errani era sia tecnico che politico. Il fatto che lui lasci il Pd mi dispiace ma ce ne faremo una ragione, spero che questo non porti a delle lungaggini che i cittadini non meritano. A noi interessa che non vengano lasciate indietro le questioni legate al terremoto. Possiamo anche cambiare la persona io avrei preferito un commissario per regione (nel caso Luca Ceriscioli) come nel ’97. Anche perché il modello del commissario unico poteva andare bene nella primissima fase poteva (quella dopo il 24 agosto). Ma ora la situazione è difficile da gestire per una persona che non è il territorio. Se commissario deve essere che sia il presidente della Regione. Il ruolo dei sindaci dovrebbe essere molto più importante in questa fase. Tutto quello che il modello verticistico e centrale su Rieti si vede che non funziona. Alla Regione riconosco funzionari onesti e seri che anche dopo il ’97 non hanno dato adito a scandali”.
Più cauto il sindaco di Macerata Romano Carancini: “Resto stupito del fatto che si possa dare valenza all’uscita dal Pd di Errani. Aldilà della notizia in sé che un esponente così importante possa uscire dal partito qui si tratta di una scelta del tutto personale, politica e umana che va rispettata ma che spero con tutto me stesso che non avvenga. Il rischio è che si enfatizzi l’uscita rispetto al ruolo che ha. Il commissario non sta lì perché è parte del partito ma in quanto ex presidente di una regione che ha vissuto una vicenda dalla gravità assimilabile. Noi amministratori dobbiamo essere capaci di valutare e confrontarci con il suo ruolo amministrativo e di capacità di ascolto dei territori. Immaginare di scaricare sul commissario Errani le inefficienze, che pure ci sono state, è un modo strumentale di interpretare quel ruolo e utilizzarlo a fini politici. Errani ha operato con capacità rispetto ad una macchina molto complessa e difficile e ad un evento dalla gravità che non si ripete dal 1700. La fase di emergenza e di ricostruzione ha ancora bisogno di una figura assimilabile a lui”.
“Un fulmine a ciel sereno – secondo Claudio Castelletti – non avrei pensato che anche Errani avesse seguito quest’onda di scissionismo. Non condivido la linea che hanno preso Bersani e i suoi fedeli. Speriamo che continui a ricoprire il suo ruolo. Ricominciare tutto da capo con un altro commissario sarebbe grave. Ha seguito la sua corrente non ci vedo altri sotterfugi».





Sono 6 (sei) mesi che sono entrati in una rotatoria… e… non riescono ad uscirne…!!! Loro non ci rimettono mai… ma i terremotati “SI”… purtroppo…!!!
È un incapace messo in quel posto solo perche è del PD se servono 3000 casette di legno xche ma ha ordinate solo 1000 e consegnate 18
bravo se esci
Meglio L’ing.Cesare Spuri
Meglio L’ing.Cesare Spuri.