Congresso Pd, Morgoni:
“Non basta Renzi,
serve progetto e presenza sui territori”
PARTITO DEMOCRATICO - Alessia Morani chiede il congresso regionale, il senatore vede l'ipotesi non percorribile mentre si discute a livello nazionale: "Puntiamo sul Mattarellum, i politici si presentano con le loro facce e non nascosti dietro ad un simbolo"
di Gabriele Censi
E’ partita la macchina del congresso Pd e anche nelle Marche iniziano i posizionamenti con riflessi anche locali. La deputata marchigiana Alessia Morani chiede alla segreteria nazionale che il congresso regionale si tenga contestualmente con l’elezione del segretario e dell’assemblea nazionale. “L’esigenza di portare nuova linfa – commenta il senatore Mario Morgoni – ai territori dove ci sono gruppi dirigenti estenuati, e non parlo solo delle Marche, è condivisibile. Ma non vedo la percorribilità di congressi locali in tempi molto stretti”.
La volontà dell’apertura di una fase congressuale anche nelle Marche è stata votata ieri dall’assemblea provinciale del Pd di Ancona a cui si è associata la vice capogruppo Dem alla Camera. “Si è formalmente avviato il congresso nazionale del Pd – scrive Morani su Facebook- Credo sia arrivato il momento di rinnovare anche la segreteria e l’assemblea regionale delle Marche. Dopo il sisma sono profondamente mutate le condizioni socioeconomiche della nostra regione ed è perciò necessario avviare una discussione politica sul nostro futuro per supportare a pieno l’azione della giunta Ceriscioli. Questa discussione potrà essere svolta proficuamente solo in un congresso in cui elaborare le nostre strategie per lo sviluppo del territorio regionale”.
Morgoni rinvia dunque le diatribe più marchigiane (il partito è rimasto al momento unito di fronte allo strappo dell’ala bersaniana), e punta ad affrontare il dibattito per l’Italia: “A metà marzo verosimilmente avremo il congresso nazionale che deve chiudersi per statuto entro metà maggio. Due mesi in cui spero potremo dare un contenuto programmatico alle mozioni dei candidati in campo. Il solo leader forte non basta e lo abbiamo verificato, – dice il senatore renziano – serve una piattaforma di progetto e una presenza territoriale che ci renda riconoscibili”. Sulla scadenza elettorale il punto fermo sono le amministrative a giugno mentre per le elezioni politiche sembra ormai improbabile la scadenza più prossima e se non si andrà a scadenza naturale l’unica finestra percorribile è quella di fine settembre: “Per avere un Governo in carica che possa fare la finanziaria”. Un arma in più per i grillini secondo il senatore Pd: “Cavalcano la questione dei vitalizi che maturano in quel periodo ma ormai siamo passati al contributivo, i privilegi sono rimasti solo quelli del passato ma anche quelli vanno tolti. Io sono favorevole ad intervenire su tutte le posizioni che danno energia all’antipolitica”
Ma il tema da mettere al centro per Morgoni è la legge elettorale: “E’ fondamentale tornare al Mattarellum con i collegi uninominali che legano gli eletti ai loro territori. Il collegio piccolo è un’assunzione di responabilità della politica con le facce che presenta. Bisogna presentarsi con la propria faccia. Non so se sia un obiettivo facilmente raggiungibile perchè tanti politici preferiscono ripararsi dietro il simbolo, in ogni caso un intervento per rendere omogenee le due camere è obbligatorio. Serve stabilità dopo il voto.”


Ma se Renzi da solo non basta perché non porta anche il suo papà?
Morgoni, non ti preoccupare che a te, Comi, Giannini e via a dir, vi riconosceranno tutti. Piuttosto, non facete li sverdi. Quando passete a Civitanova a cargà Corvatta non fate finta de sbaglia pedale e lo corghete sotto. Lo so che per le elezioni locali, il Pd si toglierebbe uno scoglio da niè, ma por’omo se vi manca il coraggio de mannallo a casa, in che modo dovete pure fa. Per chi non lo conosce, va vè, ma per chi lo conosce lo sa che la prevenzione non basta. E’ che non lo so nemmeno io che bisognerebbe fa! Oppure lo so ma non ve lo dico. Ma so dispettosetto, prorio come ad Esso.