Cristicchi strappa applausi
con “Mio nonno è morto in guerra”

POLLENZA - L'artista ieri sera al Verdi con memorie e canzoni della Seconda guerra mondiale

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Simone Cristicchi

(Foto di  Franco Tomassini)

Il teatro “Giuseppe Verdi” di Pollenza saluta con calore Simone Cristicchi, ieri sera sul palco cittadino con l’opera “Mio nonno è morto in guerra”. Memorie e canzoni della Seconda guerra mondiale che il cantautore romano ha raccolto per l’Italia andando a far visita a quelli che la guerra l’hanno vissuta e fatta. Testimonianze forti, racconti di patimenti, dolore e morte al fronte, ma anche di attesa e di miseria estrema per chi restava a casa. Un’opera scritta a diretta da Cristicchi, dedicata al nonno Rinaldo Cristicchi, che c’era. Sul palco l’artista si è misurato con un’ora e mezza di monologo serrato accompagnato da un sé stesso mutante ogni volta che il racconto richiamava la voce di un testimone reale. Il ritmo dello spettacolo, dettato dalle musiche di Riccardo Ciaramellari e di Gabriele Ortenzi, ha scandito perfettamente i toni di quegli anni, mischiando dramma ed esaltazione, fisarmonica e pianoforte.
E poi si arriva Alle conseguenze della guerra, la perdita di pezzi d’Italia per pagare pegno, i territori dell’Istria che se ne vanno per sempre e di conseguenza un esodo che ferisce ancora tanti italiani; il dramma nel dramma. Per arrivare a dire che in verità “oggi, dopo settant’anni, la guerra non è ancora finita” come sostiene uno dei protagonisti dei filmati che Cristicchi fa alternare alla sua recitazione. Le bombe ancora affiorano dalla nostra terra, e per la maggior parte funzionano benissimo e colpiscono. Come nel caso dei giovanissimi ragazzi piemontesi che si divertivano a piantar patate prima di essere menomati agli arti da un curioso lumino arancione che vedevano affiorare a malapena tra le zolle. Per questo non è finita, perché ancora accadono orrori legati a quella guerra e il male che ha prodotto dispiega tutt’oggi i suoi effetti. A tratti si ride anche e in quei passaggi si riconosce il Cristicchi dei primi anni, più scanzonato e lieve nei temi, un natura prepotente che preme sotto il cappotto grigio e il passo malandato da vecchio combattente.
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