Beha racconta il Bartali eroe,
con la bicicletta salvò 800 ebrei:
“Le sue azioni esempio per ripartire”

CORRIDONIA - Il giornalista ospite all'ex mercato coperto per presentare il libro "Un cuore in fuga" in cui racconta episodi poco conosciuti della vita del campione: "E' un grande del '900, ha fatto tutto per fede e coraggio, un'ispirazione per l'Italia in declino". Presente in sala anche la nipote del campione
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L’incontro con Oliviero Beha per la presentazione del volume “Un cuore in fuga”

 

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Oliviero Beha

 

 

di Marco Ribechi

Gino Bartali l’eroe, una figura da cui prendere esempio. Così il giornalista Oliviero Beha ritrae l’indimenticato ciclista, vincitore di due tour de France e tre Giri d’Italia, ma anche coraggioso antifascista che nel 1943 mise in salvo oltre 800 ebrei grazie alla sua azione silenziosa. La sua attività partigiana, poco conosciuta, è stata raccontata da Beha nel libro “Un cuore in fuga”, presentato all’ex mercato coperto di Corridonia in previsione della prossima giornata della memoria, un incontro voluto dall’Anpi, dal Comune e dalla A.s.d. Club Corridonia. In sala anche Gioia Bartali, nipote del ciclista. «La storia del grande Bartali merita di essere conosciuta – spiega Beha – L’Italia in questa fase storica è un paese senza identità, non conosce il suo passato e per questo il futuro è offuscato. Abbiamo la responsabilità di guardare il paese senza cataratte negli occhi, e quello che si vede è uno Stato in declino. Bartali, con la sua semplice intelligenza, è un uomo a cui ispirarsi. Lui viveva durante una guerra civile, nel periodo fascista, noi oggi viviamo l’imbarbarimento della società».

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L’intervento di Mario Cartechini

Nell’inverno del 1943 Bartali infatti non correva per vincere una coppa ma per salvare vite umane lungo la via d’Assisi. Già campione acclamato, spinto da coraggio e fede, lavora al servizio della rete clandestina Delasem, consapevole di poter essere fucilato in ogni momento. Migliaia di chilometri percorsi per consegnare nuove identità e documenti alle famiglie ricercate dai nazisti. Ma la storia di Bartali, il suo esempio, è estremamente attuale: «E’ uno dei grandi del ‘900 – prosegue Beha – Al giorno d’oggi si tende ad alleggerire il tono dimenticando l’azione dei veri uomini. Ma bisogna guardare all’azione, non alle chiacchiere. Paragono Bartali a Matteo Renzi. Vi chiederete che cosa hanno in comune. Beh uno non fa niente e dice di fare tutto mentre l’altro ha fatto tutto senza dire niente». Inevitabile il paragone con l’altro pezzo di storia del ciclismo, Fausto Coppi. «Entrambi dicevano dell’altro che quando era in forma aveva la motocicletta nelle gambe – spiega Beha – Ma quando non erano in forma Bartali faceva il mazzo a Coppi, secondo me Bartali era superiore». Tra le testimonianze in sala quella di Mario Cartechini, presidente dell’associazione ciclistica locale, che ha vissuto due mesi al fianco di Gino Bartali: «Una persona incredibile – testimonia l’uomo – E pensate che io veneravo Coppi. Ma con Gino il rapporto era alla pari, sempre molto umile, mi obbligò a dargli del tu. Tutte le sere chiamava sua moglie Adriana, un grande amore. Spesso mi parlava anche del padre».

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Gioia Bartali mostra il certificato di “Giusto tra le nazioni”

Lo spirito di Bartali può essere da ispirazione anche per i sindaci dei paesi colpiti dal sisma: «Lui visse in un momento fatto di macerie, durante la Seconda Guerra Mondiale – dice Nelia Calvigioni, sindaco di Corridonia – Noi oggi viviamo delle macerie simili, quelle del terremoto. Ma ci sono anche le macerie dell’anima, quelle dell’isolamento, della desolazione. Dobbiamo far vivere lo stesso spirito del grande ciclista e operare una ricostruzione anche morale della nostra società». Ospite speciale, la nipote dell’atleta, Gioia Bartali mostra il certificato di “Giusto tra le nazioni”, consegnato postumo dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’olocausto. «Mio nonno era spinto da una grande fede – spiega la nipote – un valore che ha sempre tenuto alto. Era umile e coraggioso, aveva già un figlio di tre anni, mio padre, ma ugualmente ha continuato a rischiare la vita per salvare persone che neanche conosceva. Morì lontano dalla gloria del successo, vivendo con una pensione sociale». Il campione, nella su semplicità diceva: “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”. La storia dei suoi atti eroici è rimasta sconosciuta fino al 2005 quando Carlo Azeglio Ciampi gli attribuì la medaglia d’oro al valore civile. Oggi Beha l’ha riportata alla luce in un libro che prima che il ciclista vuole celebrare i valori che fanno di un’atleta un campione e quindi un esempio di vita.

 

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L’intervento del sindaco di Corridonia Nelia Calvigioni

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Il compositore, autore e attore teatrale Giuseppe Riccardo Festa ha letto e interpretato alcuni brani del libro

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Da destra: Gioia Bartali, il giornalista Andrea Braconi moderatore dell’incontro e Oliviero Beha

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Il libro “Un cuore in fuga”

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Oliviero Beha con il presidente regionale dell’Anpi Lorenzo Marconi

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Oliviero Beha con “l’artista del fuoco” Nazareno Rocchetti

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Eva Cesoni dell’Anpi Corridonia, Oliviero Beha e Andrea Braconi

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